Scultura-Architettura

TIPOLOGIA CITTA’ MEDIEVALE

La città medievale non è precisa e non ha un progetto reimpostato ma è un raggruppamento spontaneo di edifici. Manca la razionalità di costruzione che ha guidato i romani e prima ancora i greci, infatti si ha una adattamento al suolo, e nessuna spianatura, non si livella il terreno. Si ritorna a una situazione pre-ippodamea senza uno stile preponderante. Sono legate intorno a un centro di interesse che può essere una strada (o una vecchia stazione di sosta romana), un castello (come roccaforte militare che garantisce aiuto e protezione) o monasteri (fungono da ospedali). Così le case iniziano ad accostarsi senza uno schema fisso e quando la popolazione raggiunge un numero consistente, vengono aggiunte parti basilari per vivere, come il pozzo, oppure chiese e palazzi. Le piazze sorgono attorno alle chiese e di conseguenza qui si stabilisce il  mercato, oppure davanti ai palazzi amministrativi (le piazze inizialmente sono un’accozzaglia di case, poi quando nascono i palazzi murati dei proprietari terrieri o di cavalieri – che spesso erano mercenari o capitani ai quali in cambio del servizio militare si davano terreni – iniziano ad avere una funzione e un ordine più marcato). Con la continua espansione vengono aggiunte strade articolate, strette e tortuose per collegare più zone e poi le cinte murarie (le strade sono strette per consentire un maggiore raccoglimento dell’abitato e quindi meno superficie di mura da cintare.). Nel 1000 si parla di nuovo urbanesimo perché i centri si amplificano ulteriormente.  Nascono nuovi borghi vicino alle porte della città con piccoli mercati annessi per i pellegrini che seguivano le vie attorno le mura. Le vie nuove dopo il mille tendono a essere più larghe. Nel rinascimento i borghi circostanti sono inglobati da nuove cinte murarie. L’espansione che ha caratterizzato quindi le città medievali presenta una forma a raggiera. (alcune città che sorgevano nei pressi di un fiume lo hanno inglobato, altre no perché le conformazioni del terreno non erano utili all’edificazione).

ROMANICO

CARATTERISTICHE CHIESE ROMANICHE

Innanzitutto si ha una sostituzione delle colone con i pilastri, che assumono la forma della croce per garantire un richiamo più esplicito. Le semicolonne che sporgono quindi dal pilastro cruciforme salgono per incontrare gli archi della campata. Questo utilizzo di pilastri rende un senso di compattezza e di pesantezza,  tutto per creare delle ombre che servono a rendere effetti di chiaro-scuro con significati precisi. In facciata compaiono tre portali, due laterali più piccoli e uno più grande al centro, chiamato protiro. Il nartece paleocristiano viene eliminato e sostituito da una zona aperta che diventerà la piazza (dunque battistero e confessionale spostati dall’esterno all’interno). Il protiro serve per riparare la porta anche per necessità di avere un balcone da dove si possa parlare alla folla riunita. Romanico più plastico ma pesante, Gotico più leggero e slanciato. I portali vengono decorati maggiormente con sculture e bassorilievi.

S. AMBROGIO A MILANO

E’ una delle poche chiese che mantiene il quadriportico cristiano e prende un sapore un po’ più civile e laico per i vescovi conti, vi si teneva e si tiene tuttora un mercato. La fondazione è di epoca carolingia, presenta una pianta basilicale con tre navate e tre absidi. C’è il tiburio nella zona dell’altare e ha una facciata a capanna con una loggia (due livelli di nartece archivoltati). Differenze con il paleocristiano: uso del pilastro al posto delle colonne e delle campate ( volta a crociera  -che viene proposta seppure fosse già esistente ad esempio nelle cappelle palatine – con demarcazione dei costoloni; prima infatti era utilizzato il soffitto a cassettoni o a capriate). La campata è costituita da una volta a crociera e da quattro pilastri, questi ultimi con forma di croce (unione di quattro pilastri uno dentro l’altro). La chiesa romanica è di solito composta di quattro campate nella navata centrale e da otto nelle navate laterali (l’esatto ¼ della navata centrale. Nell’architettura c’è una maestosità diversa, infatti erano loro che appesantivano i monumenti. La suddivisione in campate permette la divisione in moduli fissi riproponibile e questo dimostra il tentativo di darsi una regola come nei tempi greci. La chiesa di S. Ambrogio non è altissima presenta archi a tutto sesto (archi passanti o archi trasversali sono quelli che chiudono le campate, passando da una parte all’altra. Tra un pilastro principale ci sono dei pilastri più piccoli che sostengono il matroneo). Il percorso verso l’altare è scandito dagli archi passanti e dai pilastri grossi e piccoli. Prima c’era il soffitto senza interruzioni. Anche la luce cambia: c’è un maggiore chiaro scuro. Non c’è più quel messaggio assoluto del potere  ma il percorso più travagliato suggerisce il senso della colpa: prima tutto si risolveva fuori (battesimo e confessione venivano fatti fuori in apposite zone nel cortile antistante  quindi dentro erano tutti uguali) adesso il battesimo si sposta all’interno  e viene creato apposta un battistero e similmente le confessioni avvengono  all’interno. Le arcate indicavano le sette porte dell’espiazione, livelli da superare per arrivare al perdono.

SAN MARCO (VENEZIA)

La loggia di san marco è stata realizzata, per quanto riguarda l’architettura,  in periodo romanico ma le sue decorazioni appartengono al gotico internazionale (1400, come le decorazione dei pinnacoli e degli archi inflessi).  A Venezia è difficile che il gusto gotico sia soppiantato da quello rinascimentale perché l’influenza orientale è sempre molto forte (bizantino fra tutti dati gli intensi rapporti con questi ma anche arabo, infatti gli archi a ogiva suggeriscono ciò). Il nartece presenta ancora pilastri a fascio complessi, e nascono delle strombature delle porte che danno alla struttura un senso di pesantezza tipica del romanico. La loggia invece è più leggera per la presenza di archi inflessi e pinnacoli di gusto arabeggiante. La pianta è a croce greca. Quattro pilastri angolari massicci a sostenere la cupola centrale con quattro cupole in presenza dei quattro bracci della croce della pianta. All’interno tutto è rivestito da mosaici con grande gusto bizantino, dato dal grande uso dell’oro. Questi mosaici anche se sono legati a Ravenna e Bisanzio presentano un maggiore chiaro scuro e realismo. (Il mosaico richiama il mondo bizantino e nella pittura il riferimento allo stile bizantino durerà fino al trecento fino a quando giunge Giotto). Ci sono finestre alla base della cupola che è tangente all’arcata di sostegno, tuttavia i pilastri si impongono con la loro pesantezza senza essere alleggeriti. C’è l’endonartece (un nartece interno a uno dei lati) attaccato alla croce greca, dove ci sono i quattro tetrarchi. In sintesi presenta uno stile gotico internazionale su impianto romanico con influenza araba

DUOMO DI MONREALE (SICILIA)

Influenza normanna nel doppio campanile in facciata che schiaccia la facciata a capanna. Le torri campanarie sono a base quadrata come a Cefalù, Bari e Palermo. Deriva dal normanno e si trova anche in Normandia a Renne. La pianta della chiesa è longitudinale a tre navate con tre absidi, ha unaa cripta e un nartece rinascimentale. Le absidi sono lombarde nella struttura tuttavia la decorazione che vi sta sopra è araba: archi inflessi che s’incontrano. All’interno dell’intreccio degli archi inflessi ci sono dei tondi in maiolica. Ci sono archi intrecciati arabi nella decorazione, ma non nella struttura . La porta della fontana del chiostro interno è fontana araba che  serviva alla purificazione nelle moschee, ripresa da normanni come fonte battesimale negli antichi narteci e qui a Monreale manteneva lo stesso significato; lì i frati si lavavano le mani. Archi intrecciati e colonne decorate con incrostazione a mosaico.

GENERALE TOSCANA

In toscana non persiste uno stile omogeneo e comune, infatti nell’entroterra persiste la tradizione classica con pochi influssi bizantini, nelle zone costiere, quindi di importanza commerciale, sussistono vari stili come quello arabo dato dai continui commerci con questi ultimi da parte di Pisa, Siena rimarrà influenzata invece dal gotico. Firenze: rimane più secondaria, il gotico e il romanico si bilanciano fra loro, i marmi erano o bianchi (Carrara) o verdi (Prato) e venivano usati largamente grazie alle idee bizantine(es. S. Miniato  romanico, lineare, no sporgenze, tutto liscio, marmi policromi in tarsia creano disegni senza volume). Pisa: molto romanica, in quel tempo aveva un porto vicino alla costa perché il livello del mare era diverso allora. Sconfigge gli arabi in Spagna e conquistano basi nell’entroterra di Ostia da dove portano colonne romane per decorare il duomo.

DUOMO DI PISA, PIAZZA DEI MIRACOLI E BATTISTERO

L’impianto basilicale è  senza volte, con soffitto a cassettoni. Le colonne del duomo vengono da Ostia, sono un bottino di guerra. L’interno ha varie influenze: colonne romane recuperate come bottino di guerra da Ostia, colonne bianche e nere decorano con grandi effetti (influenza dalla moschea di Cordoba), è presente un matroneo, archi inflessi come archi passanti con chiara derivazione araba. Presente una cupola ogivale, con pianta ellittica. E’ presente un abside gigante nella navata centrale. Cinque navate con impianto a croce latina. Sullo sfondo del catino absidale c’è un cristo pantocratore in mosaico a sfondo oro e un pulpito di Giovanni Pisanu, scultore pisano. Tutto questo complesso è terminato nel trecento.  Anche Cimabue ha realizzato mosaici absidali. Pisanu realizzò le porte nel 1250. Sul perimetro esterno arcate continue percorribili o arcate cieche, in facciata logge continue su più livelli che coprono come un pizzo l’intera facciata: caratteristica nuova emiliana che si ripete nel campanile con funzione di alleggerimento. Sotto le arcate tamponate laterali ci sono rombi con scodelle che presentano i motivi dei tappeti orientali arabi che commerciavano i pisani. La Piazza dei Miracoli sorgeva vicino al porto e un tempo vi erano qui molti monumenti, battistero esterno alla chiesa. Questo ha una simbologia: Battistero – nascita fisica e religiosa; Cattedrale – vita; Campanile – scandiva le ore di lavoro quindi il travaglio della vita; Camposanto- morte del corpo; Cupola e torre – morte e ascesa dell’anima.

SCULTURA ROMANICA

Dove si colloca:

Facciata – porte bronzee, protiro, stipite, architrave, portale, lunette, capitelli, lastre.

Interno – pulpito, altare, vasca battesimale, pontile, lastre dei capitelli

Iconografie/Temi:

Tratti da:

Tradizione paleocristiana-bizantina (brani di antico e nuovo testamento, simbologie cristiane)

Tradizione barbarica-popolare-pagana (bestiari, zodiaco, lavori stagionali, miti)

Tradizione islamica (grafie, arabeschi, motivi astratti)

Tecniche(/Materiali

Rilievo (pietra, granito, legno, bronzo)

Tuttotondo, (raro) (pietra, granito, legno)

Tarsie/Trafori (marmo, pietra)

Caratteristiche stilistiche

Simbiosi architettonica

Recupero della plasticità (massa corporea e il volume vengono recuperati, prima i bizantini riducono il volume, si passa quindi da traforo a rilievo)

Recupero del senso narrativo

Stilizzazione (per via di secoli di stilizzazione bizantina e barbara, e anche perché la caratteristica dei romani era raccontare-rilievo storico, arrivando a simboli)

Deformazione espressiva

“Segni degli strumenti” (graffi lasciati volontariamente da uno strumento per far vedere il lavoro che c’era dietro)

SCULTORI ROMANICI

WILIGELMO 1100-1120

Attivo a: Modena, Nonantola, Piacenza

Opera chiave: lastre della genesi

Caratteristiche Stilistiche: recupero della narrazione, senso plastico, stilizzazione, sproporzione espressiva, staticità.

MAESTRO NICCOLO’ 1120-1150

Attivo a : Cremona, Verona, Ferrara, Piacenza

Opere Chiave: Architettura portale della Chiesa di S. Zeno, profeti del duomo di Cremona

Caratteristiche Stilistiche : Influenza di Wiligelmo e provenzale, calligrafismo, maggior dinamismo e naturalezza.

SCUOLA DI PIACENZA 1150-1180

(Individuata per la prima volta da studiosa tedesca – 1928 – Krautheimer Hess)

Attiva a : Piacenza,Cadeo, Castell’Arquato, Vigoleno

Opere Chiave: Formelle nel duomo di Piacenza, lunetta chiesa di Cadeo, di CAstell’Arquato

Caratteristiche Stilistiche: derivazione da Wiligelmo e Niccolo, senso popolaresco, espressività accentuata dai gesti, segni più rozzi.

BENEDETTO ANTELAMI 1170-INIZI 1200

Attivo a: Parma, Fidenza, Ferrara

Opera chiave: deposizione nel Duomo di Parma

Caratteristiche Stilistiche: derivazione padane e provenzali, armonia ed equilibrio classico, calligrafismo, naturalezza, meno sproporzione espressiva, tendenza a tuttotondo.

WILIGELMO NEL DUOMO DI MODENA

Wiligelmo fu attivo soprattutto a Modena e a Piacenza e nelle zone padane. Lavora a Modena nelle quattro lastre in facciata della storia della genesi. Queste sono in marmo e in maniera cronologica da sinistra a destra narrano la genesi (questa è una tradizione cristiana con funzione narrativa). Lega i fatti che si succedono con archetti pensili e isola con pause, che tuttavia sono irregolari, ogni episodio attraverso due colonne. Le immagini sono massicce e plastiche ma stilizzate (vedi piedi, mani e testa sproporzionate rispetto al corpo e capigliature sempre uguali) le sproporzioni pare siano volute  per accentuare l’espressività della figura. C’è molta plasticità e le figure escono dal fondo.  Dio è assesuato e ha una veste a campana, il corpo di Adamo è  rigido. Il capitello pur essendo decorato in maniera fantasiosa (bestiario) dipende dalla simbiosi con l’architettura, mantiene infatti  la forma di piramide tronca. Wiligelmo ha fatto il pontile del duomo che però è stato distrutto e le quattro lastre che adesso sono in facciata erano un tempo sul pontile.

NICCOLO A SAN ZENO (VERONA)

Questa chiesa è importante per le opere di Nicolò. L’edificio è romanico il rosone ed il campanile è gotico. La facciate è saliente, con campanile e protiro, il portale raffigura la genesi scritta e scolpita, dettagli più realistici,  sculture più raffinate nel viso e nel corpo con drappeggio naturale che segue la gamba infatti il mantello non è a campana. La formella analizzata raffigura la fuga in Egitto di Gesù, Giuseppe e Maria. Facciata a salienti e campanile gotico successivo.

DUOMO DICREMONA (NICCOLO)

Misto di elemento gotici (pinnacoli), rinascimentali (volute) e romanici di fondazione. Le volute sono rinascimentali, molte nicchie con statue, a destra c’è il battistero; Nicolò lavora sulla scultura frontale, soprattutto da notare gli stipiti nelle porte a forma di profeti. Le statue sono colone che si adattano alle strutture architettoniche.

SCUOLA PIACENTINA

Due statue a colonna che vengono dal duomo, non sono di Nicolò e di Wiligelmo a causa della qualità inferiore ma della scuola piacentina. Nel 1920 una studiosa tedesca pensa che si sia sviluppata una scuola locale a Piacenza. Autori meno bravi in taglio sgretolato, i piedi sono irrigiditi e i panneggi schematizzati. Dopo la morte dei capi mastri continua la tradizione per esempio con Benedetto Antelami. Usano pietre meno pregiate. La scuola è una commistione tra il plasticismo di Wiligelmo e il decorativismo di Nicolò. 1150 1180 sono le date di attività.

ANTELAMI NEL DUOMO DÌ PARMA

Benedetto Anelami da Parma arriva a Piacenza. Lastra murata nel transetto destro che si trovava nell’antico pontile ed era un pezzo della balaustra del duomo di Parma, marmo bianco rosato. Motivi a niello ossia scavo dell’oro con pasta nera all’interno per far risaltare i contorni, ricordano l’ara pacis i girali di foglie d’acanto.  Ogni personaggio ha riportato a fianco a sé il proprio nome. Per ciò si riconosce in Benedetto Antelami un forte grafismo che ricorda Niccolò, che scriveva in rosso. Nella deposizione di Cristo le linee oblique formano movimento, l’intreccio di base è ortogonale: le linee orizzontali sono formate dalla cornice dal braccio della croce e  dai clipei più le linee verticali della croce. Le linee curve invece sono formate dal corpo di Cristo, dall’uomo sulla scala che raccoglie Cristo, che determina un movimento e il centro focale. Il braccio verticale della croce forma un asse di simmetria. A destra quattro soldati giocano a dadi la veste di Cristo e sono sistemati in maniera obliqua in modo da rendere in maniera intuitiva la spazialità, lo spessore infatti è determinato dallo spessore reale dei corpi. Lo sfondo a niello serve per creare una mezza tinta per mettere in rilievo i personaggi. Lettura iconografica: scena  della passione di Cristo, si trovano le tre Marie, S. Giovanni, la Madonna, una bambina che rappresenta la nascita della chiesa cristiana e il superamento della chiesa ebraica, Nicodemo, Giuseppe d’Arimatea, , soldati. Ci sono  due clipei che rappresentano  il sole e la luna cioè la nascita e la morte, la fine e l’inizio. Anche alcuni angeli. Antelami sintetizza le esperienze precedenti che sono la plasticità e la stilizzazione nelle mani e nei volti di Wiligelmo, le figure allungate e il grafismo di Niccolò, vi sono anche sguardi al mondo classico che sono le girali di foglie d’acanto e i clipei e le cornici, bizantini sono invece l’isometria, la ripetizione seriale e la stilizzazione. Di Antelami sono una grande simmetria e il simbolismo sintetizzato in una proposta nuova equilibrata e razionale.

GOTICO

Si sviluppa in Francia a partire dal 1150 e in Italia a partire dal 1200 e in entrambi i casi dura fino alla peste del 1348: gotico storico. (vari gotici: gotico internazionale dopo la peste; nel 1800 neogotico)

DUOMO DI COLONIA

Doppio campanile in facciata che deriva dal mondo normanno in un’epoca che non è ancora gotica 1000-1050. Il termine romanico è dato nel 1800, quello gotico nel 1400: entrambe però hanno le proprie radici nella cultura medievale. Il termine gotico significava per il rinascimento  arte barbara del nord. Il doppio campanile schiaccia la facciata, la rende esile, si alza sempre più (raddoppia la misura della base). Il gotico è caratterizzato da una grande sproporzione, non ci sono più nè proporzione né armonia. C’è una tensione verso il cielo, verso l’alto, Dio e il paradiso. La propensione verso l’alto è il simbolo dell’elevazione verso il cielo, quindi verso il paradiso. Interno: l’altezza aumenta. Le nervature derivanti dai quattro costoloni delle campate si moltiplicano e sono simili a rami che s’intersecano. Il muro si smaterializza (dalle vetrate entra una grande luce soffusa) ciò deve far pensare a un luogo aperto, una foresta piena di rami. L’ambiente naturale simboleggia la vita: è un ambiente buio dove si può intravedere la luce di Dio che equivale alla speranza per superare la dispersione nella foresta. La cattedrale non è più chiusa come quella romanica ma aperta e naturalistica. La realtà italiana non assorbe completamente lo stile gotico perché la proporzione e la massa sono intrinseche nella cultura mediterranea, ad esempio S. Francesco. Inoltre in Italia si manterranno i muri al posto delle vetrate perché persiste lo stile della compattezza.

In sintesi il gotico si caratterizza per:

– doppio campanile in facciata  (derivata dal mondo normanno)

– facciata più compressa (per presenza doppio campanile, raddoppia la base per aumentare altezza, è significato simbolico di voler arrivare più in alto possibile verso Dio)

– campate si tendono di conseguenza, diventano più fitte lòe nervature diventano come dei rami di albero

– muri più alleggeriti e sostituiti da vetrate per far entrare più luce (luogo aperto); questo perché in Nord Europa c’era paura delle foreste e la luce che filtrava dava speranza agli uomini.

– vetrate rappresentano vari disegni incasellati, varie parti nere per dare contorni figure. Si inserivano le piccole parti create con tecniche precise fatte di vetri e altri materiali come oro e metalli, il piombo serviva per delimitare le figure nei contorni. Hanno struttura portante in ferro. Anche i disegni erano intelaiati in ferro. La trama più sottile è in piombo fatta sul momento. I ritocchi invece sono realizzati con smalto su vetro.

DUOMO DI CHARTRES

Il portale è strombato, statue a colonna con quattro personaggi al posto del portale a protiro. All’interno abbiamo pilastri a fascio cruciformi con numerose semicolonne che sono simili a colonne papiriforme dei templi degli egizi. In Francia le vetrate sostituiscono quelli che in Italia sono gli affreschi e i mosaici. Questo differenzia il mondo gotico francese dagli affreschi gotici italiani. Esse fanno entrare la luce e alleggeriscono la struttura.

NOTRE DAME

Galleria con loggette. Statue-colonna in facciata e  doppio campanile. Notevoli sono le strombature negli stipiti e nelle ghiere d’arco acute con decorazione scultoree. La facciata è abbastanza solida e razionale. Gargoyle negli angoli. In pianta ortogonale grazie alle fasce marcapiano. I campanili non hanno le guglie, l’interno pone l’accento sulla verticalità: rimane però la colonna circolare con capitelli pseudo-corinzi. La zona absidale con archi rampanti esagerati, sottilissimi che hanno una larghezza di base. Questi archi mettono in risalto la leggerezza e il tecnicismo del gotico vale a dire mettere in evidenza il miracolo tecnico e costruttivo. Il discorso della foresta è più evidente in Germania e Inghilterra.

L’ITALIA GOTICA

In Italia si presentano due tendenze. C’è una sorta di diffidenza perché tutto ciò che viene dal gotico va contro alle attitudini e alle tradizioni mediterranee, infatti il gotico prevede una sproporzione, una mancanza di massa contrarie all’aderenza al terreno e alla linearità mediterranea. Arriva tardivamente come moda, non come stile. Infatti vengono dotati di elementi gotici gli antichi monumenti romanici come ad esempio i rosoni e le vetrate. Con il passare del tempo il gotico riesce a imporsi, infatti soddisfa le esigenze delle signorie, delle monarchie nazionali, e il nuovo senso di ricchezza. È considerato più moderno: solo in quel momento compaiono i pinnacoli, gli archi a sesto acuto, i campanili. Nell’edilizia di gusto gotico vi sono due prodotti principali: il gotico cittadino (cattedrali) e il gotico francescano che si sviluppa in seguito alla diffusione dell’ordine monastico. Il gotico cittadino mantiene gli aspetti più vistosi del gotico francese mentre il gotico francescano è povero, semplice, senza sculture esterne, mattoni a vista. Per il gotico francescano dopo la fine del 1100 iniziano le prime costruzioni.

BASILICA DI S. FRANCESCO D’ASSISI

Nel punto dove scende la collina c’è la chiesa e vicino il monastero, poi la basilica nel cuore della montagna e infine la basilica inferiore dedicata alle celebrazioni, quest’ultima ha archi a tutto sesto, poi viene la cripta dove riposano le spoglie del santo. Costruita su un dislivello, a fianco poi fu aggiunto il monastero. L’ordine francescano nasce in sordina ma poi cresce in popolarità fino a diventare ricchissimo. La basilica nasce su tre livelli: la parte alta destinata alla predicazione, quella inferiore alla celebrazione, la cripta dove erano custodite le spoglie del santo. Si riempie di affreschi: Giotto, Simone Martini, Lorenzetti, Cimabue, questi affreschi coprono tutta la superficie muraria sia della superiore sia dell’inferiore (alcuni durante le due pesti verranno coperti di calce perché materiale disinfettante); questa è infatti la differenza del gotico italiano-francescano: nel nord non ci sono i muri ma le vetrate, in Italia ci sono i muri che suppliscono alla decorazione delle vetrate con quella degli affreschi. All’esterno c’è una semplicità vistosa ma volutamente voluta. Di gotico c’è il timpano, il rosone, il portale strombato, tutto il resto è romanico. All’interno c’è una certa elevazione con archi a tutto sesto. Gotico: timpano, vetrate, rosone; romanico: campanile (di origine lombarda), contrafforti.  Il romanico si sposa con la semplicità. Basilica superiore: è più gotica, con  archi a sesto acuto e  affreschi. Chiesa ad aula sola, no divisione delle navate, infatti era chiesa per predicazione non avendo le interruzioni visive in modo da diffondere meglio la voce e non limitare la vista. Nascono per la predicazione e per gli ordini religiosi. Giotto ha probabilmente affrescato la vita di S. Francesco.  Basilica inferiore: l’interno si presenta interamente affrescato e con arcate a sesto acuto molto basse.

S. FRANCESCO A BOLOGNA

Il modello di Assisi non era spendibile in tutta Italia per la sua disposizione sulla montagna, perciò venne presa questa come modello per il gotico francescano per poi diffondersi; facciata a capanna con mattoni a vista. La facciata è solida, sobria, massiccia con finestre a vento. Ha tre navate, abside con cappelle radiali con pilastri non a fascio. Costoloni in cotto. Semplicità pulizia delle parti, meno grafismo ma più solidità. Il discorso dell’aula non rimane a Bologna, rimarrà però l’affrescatura delle pareti che poi verranno coperte da calce per la peste.

DUOMO DI FIRENZE

Presenta un abside aperto, estensione in altezza, nessun richiamo gotico forte. La cupola venne iniziata nel periodo gotico, finita poi nel 1800 in neogotico, quindi presenta un’unione di più stili differenti. Vi sono affreschi di Masaccio (trinità) e  un crocifisso di Donatello. Rimangono pareti tamponate, slancio in alto, vari archi acuti, la facciata è del 1400.

S. ANTONIO A PADOVA

Basilica dedicata al santo diventa meta di pellegrinaggio, cupole a vista, cinque cupole in corrispondenza delle parte della pianta a croce come in S. Marco, la facciata è più bassa, varie guglie, pinnacoli di chiara derivazione gotica ma con andamento più bizantino, che rimane ad influenzare ancora alcune parti. Presente un altare di Donatello.

DUOMO DI SIENA

Giovanni Pisano ha curato i lavori e le statue (un tempo poste nelle molte nicchie), influenza più gotica ma più potenza muraria. Righe bianche e nere ricordano i motivi arabi. Pianta presenta anomalie, l’attuale cattedrale è il transetto di una chiesa di cui furono gettate le fondamenta e lo scheletro ma che non fu realizzata, oggi quella parte è stata adibita a museo (contiguo al duomo). Sinossi possibile con Orvieto, infatti sono simili ma quello di Orvieto ha spazi diversamente disposti, la facciata è infatti più piatta, meno statue e più mosaici, e anche affreschi di Signorelli.

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