Pittura

PITTURA ROMANA – INTRODUZIONE

Gran parte delle testimonianza pittoriche risalenti all’età romana provengono da Pompei, dove l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. cristallizzò una città intera preservandone anche le opere d’arte. Esiste una divisione in quattro stili delle opere pittoriche ritrovate a Pompei, essa fu realizzata dallo storico dell’arte Mau, ma si riferisce a dipinti non oltre il 79 d.C. Per quanto riguarda la pittura pompeiana sembrerebbe trattarsi di pittura tempere su muro piuttosto che affreschi, in quanto non sono riconoscibili le caratteristiche giunture delle giornate di lavoro appartenenti agli affreschi. Molti cicli pittorici, tra i quali quelli della villa dei misteri, probabilmente sono stati copiati da opere ellenistiche.

– STILI POMPEIANI

PRIMO STILE (200 a.C.-80 a.C.) Il primo stile si riconosce facilmente per la semplicità del dipinto, in cui non compaiono figure umane o animali ma solo figure e forme geometriche. Spesso viene utilizzato lo stucco per far emergere dal supporto le forme, poi dipinte, in modo da ricordare l’opus quadratum. Tre zone dipinte: una più alta con cornici in stucco, una centrale (divisa anch’essa in tre parti) con colori come giallo, rosso, verde, nero e uno zoccolo finale.

1- Fascia superiore decorata con cornici in stucco aggettante.

2- Fascia mediana dipinta con i colori predominanti rosso e nero, ma anche viola, giallo-verdi, imitanti il marmo, il granito o l’alabastro

3- Plinto o zoccolo, di solito di colore giallo

Le pitture di questo stile contengono anche piccoli elementi architettonici, come ad esempio pilastri per la divisione verticale delle superfici. Nella Casa del Fauno.

SECONDO STILE (80 a.C. – fine I sec. a.C.) Si distingue per l’inclusione di elementi paesaggistici e umani, scompare l’uso dello stucco, si differenziano le rese di luci e ombre per rendere la tridimensionalità (pittura è bidimensionale), comuni anche le nature morte. Si inizia anche a delinearsi la tecnica dello scorcio, contribuisce a dare senso di profondità deformando un corpo e dipingendolo in modo che si “sovrapponga” a una parte del corpo.

TERZO STILE (15 a.C – 40 d.C. (a Roma) – 15 a.C. – 63 d.C. (a Pompei)) Il terzo stile non mantiene l’idea di prospettiva del secondo, infatti le figure sono piatte e con scarsa idea di volume. Prevalgono figure sottili e esili come candelabri (detti candelabra), tralci vegetali e altri elementi verticali. Presentano anche figure umane, come gli amorini, con tratti essenziali e veloci, come in stile impressionistico (si parla di pittura compendiarla, riduce lo stile ai tratti più essenziali)

QUARTO STILE (35 d.C. – fine I sec d.C.) Il quarto stile (Casa dei Vettii a Pompei e Domus Aurea a Roma). fonde elementi del terzo e secondo stile sviluppandoli con più plasticità; prevalgono imponenti architetture cariche di plasticità, con disegni complessi, intricati e articolati. Molte imitazioni dei rivestimenti marmorei, finte architetture e i caratteri del secondo stile ma anche le ornamentazioni con candelabri, figure alate, tralci vegetali, caratteristici del terzo stile. Il quarto stile può considerarsi un riassunto dei precedenti tre stili.

IN GENERALE LA PITTURA POMPEIANA SI DIVIDE IN DUE FILONI PRINCIPALI:

1. PITTURA DI OGGETTI ESILI SU SFONDO NEUTRO

2. PITTURA PLASTICA, ARCHITETTONICA, COMPENDIARIA

– INFLUENZE

L’arte romana, e in questo caso la pittura, fu fortemente influenzata dall’arte greca quindi si può avere un’idea di come fosse lo stile degli affreschi greci confrontandoli con quelli romani (non ci sono dipinti greci conservati). Lo stile greco influenzò Roma fino al III sec. d.C., quando, grazie alle conquiste, si mescolarono anche le influenze barbariche-orientali.

– LINEE FORZA

Le linee forza sono linee che seguono i vari soggetti e a seconda della loro forma suggeriscono diverse posture e sensazioni: linee diagonali – dinamismo instabile (se le diagonali si incrociano formando un triangolo si equilibrano fra loro); linee curve – dinamismo morbido e dinamico (se ci sono molte linee curve il movimento è contenuto, perché suggeriscono idea di pacatezza e naturalezza); linee verticali,orizzontali – senso di staticità ( soprattutto se si intersecano).

– MOSAICO

Il mosaico romano presenta coordinate di lettura simili a quelle della pittura ma a differenza di questa non presenta un valore iconologico intrinseco ma rappresenta solamente la ricchezza di chi lo ha commissionato (per questo i soggetti non hanno molto carattere). Il colore è costituito da tante tessere colorate attaccate nell’intonaco spesso sono di marmo (se così i colori sono poco brillanti) o in altre pietre; usati per decorare pavimenti, fontane, terme, esedre, pareti. I primi mosaici forse in Mesopotamia. I bizantini usarono tessere piccolissime per rendere il colore più lucido e omogeneo.

-Battaglia di Isso: Mosaico in stile pittorico, tinte tenui perché usato per pavimento, copia di affresco greco del IV secolo a.C. Esposto in luogo pubblico ad Atene. Alessandro carica Dario III, le lance oblique danno idea del movimento e dell’attacco, la falange, l’albero fermo alle spalle di Alessandro indica che l’attacco persiano si infrange sui di lui resistente e ponderato come un albero. Zigomi e lumeggiature rese con cura, Ogni particolare è ben rifinito a partire dai muscoli dei cavalli, agli scudi, alle lance, agli zigomi dei protagonisti con lumeggiature rifinite. Ritrovato a Pompei, è conservato a Napoli. Influenza ellenistica.

-Vendemmia di S. Costanza: Interessanti perché esempio di adattamento di temi pagani alla tradizione cristiana, proprio per ciò il mausoleo è stato a lungo identificato con il tempio di Bacco. Due medaglioni inseriti al centro delle scene di vendemmia rappresentano Costanza e suo marito Annibaliano. La grande quantità di uva rappresenta l’abbondanza e la vita: la vendemmia era una tradizione pagana, adattata in questo caso al nuovo culto cristiano.

-Piccola caccia con cinghiale: Affresco appartenente al complesso di Piazza Armerina, rappresenta una scena di caccia. E’ rappresentata una battuta di caccia, disposta su cinque registri. A destra, un cinghiale ferito sta per avventarsi su un giovane a terra, il quale viene soccorso dai propri compagni. Al centro di tutta la scena i velites, sotto una tenda rossa legata tra due alberi, consumano un pasto di selvaggina.

– PIAZZA ARMERINA – STORIA

Durante la fase critica dell’impero romano le residenze di molti imperatori furono spostate dalle capitali a zone più tranquille dove si temeva meno l’attacco dei barbari o congiure. Una di queste, in Sicilia, è la villa del casale, trovata fortuitamente nel ‘900, con pavimenti interamente mosaicati, visibili sopra una passerella che compie un giro attorno la villa. Si alternavano peristili, terme, grandi stanze, appartamenti privati, poche case dove alloggiavano le guardie (pretoriani, poi dopo la loro dissoluzione scholae palatinae a cavallo, quindi varie stalle). Tutto attorniato da campi.

– LE OMBRE


L’ombra propria è l’ombra che un corpo riceve. L’ombra portata è un ombra che un corpo riflette per esempio su di un pavimento. Se c’è ombra propria e portata allora la luce è resa in maniera reale. Se ne manca anche solo una delle due la luce è irreale. Se le ombre mancano del tutto la pittura o il mosaico sono considerati simbolici. Dipinti anche oggetti che suggerivano idea di profondità, così come colori complementari.

– VILLA DEI MISTERI

All’interno della villa di misteri sono presenti vari affreschi di influenza ellenistica che risalgono al secondo stile e dove domina il colore rosso. Le pareti sono occupate da un tema religioso: i soggetti riguardano il culto di Dioniso. Lo sfondo è rosso pompeiano (molto diffuso dal secondo stile in avanti), piatto e contrasta con i vestiti di vario colore ma prevalentemente richiamanti il verde di un prato. Infatti non solo il verde degli indumenti richiama un ambiente all’aperto, ma anche l’ambientazione delle scene in una struttura che dovrebbe rappresentare un portico.

Quindi la pittura in questo periodo è diventata simbolica. I corpi hanno ombre ma i pavimenti no: si parla quindi di luce irreale. Sullo sfondo dominano le linee rette mentre le linee forza dei personaggi sono perlopiù curve. Disegno del portico per l’idea del peristilio.

Scorcio + ombre = prospettiva = volume spazio luce.

I Greci nel V sec. realizzano la spazialità e la perfezione migliore.

– CASA DEI VETII

Amorini III stile

Scena rappresentante degli amorini. Ai lati e al centro oggetti inanimati (i tipici candelabri del terzo stile). Affresco in cui predomina un colore unico (rosso) due livelli di pittura senza spazialità fondo + figurette bianche sovrapposte come in cammeo. Il colore neutro dello sfondo non suggerisce spazio e volume.

Affresco del IV stile: architettura gialla fantastica.

– DOMUS AUREA

La Domus Aurea è una reggia che l’imperatore Nerone fece costruire per sé. All’interno della stessa furono ritrovati vari dipinti appartenenti prevalentemente al IV stile.

Riproduzione di Francisco Hollanda della pittura a grottesche

Pittura parietale originale rovinata

– EL FAYYUM’

La zona del El Fayyum’ è famosa per la produzione di ritratti. Essi venivano realizzati principalmente con tempera su legno o ad encausto. Sono un prodotto caratteristico dell’Egitto in quanto erano destinati ad essere applicati al volto del defunto o sul sarcofago. La qualità è generalmente bassa, condizionata dalla quasi sempre assente ombreggiatura. Se essa è presente, è quasi sempre errata. I volti sono molto simili fra loro e i gesti sono rigidi. Alcuni moduli come gli occhi e le sopracciglia si ripetono in tutti in ritratti come se fossero convenzioni. Influenza barbarica orientale.

Ritratto di Donna

Sarcofago: l’intero sarcofago appare decorato con colori a tempera. In presenza del volto della mummia vi è il suo ritratto.

– ENCAUSTO

L’encausto è un’antica tecnica pittorica applicata su muro, marmo, legno, terracotta, avorio. I pigmenti vengono mescolati a cera, stesi sul supporto a pennello o spatola e poi fissati a caldo con arnesi di metallo chiamati cauteri. Se i pigmenti non sono mescolati al meglio tra loro si formano delle venature sfumate ad effetto marmo.

– GLITTICA – CAMMEI

La parola “glittica” deriva dal greco glifo che indica l’azione dell’incidere su pietre dure. Questa tecnica ha origini molto remote, tanto che si pensa che le prime pietre incise e decorate furono realizzate dalla prime civiltà mesopotamiche.

Lo stesso procedimento di incisione delle pietre dure, ma con esiti tecnicamente più delicati, caratterizza anche la produzione di cammei. Il cammeo consiste nell’incisione prevalentemente di conchiglie preziose per realizzare sia rilievi che opere a tutto tondo. Per le opere a tutto tondo si utilizza l’ametista, per le opere incise l’onice. Il risultato è molto gradevole da un punto di vista cromatico, in quanto le conchiglie e le pietre dure in generale hanno sfumature che possono raggiungere anche i nove livelli. Rientrano in questo ambito anche i pezzi incisi su vetro: si parlerà quindi di vetro cammeo. A seconda della profondità dell’incisione l’opera assume colori diversi.

Il cammeo sembra essersi diffuso a partire dall’Ellenismo, quando spiccavano realizzati con questa tecnica i ritratti.

– GEMMA AUGUSTEA

I cammei furono molto apprezzati dal mondo romano, in particolare hanno un grande valore artistico quelli risalenti al periodo augusteo. Tra questi il più importante è sicuramente la gemma augustea: è realizzata su onice ed è attribuita a Dioscuride, del 12. Essa presenta una complessa scena realizzata su due registri. Nel piano superiore compare Augusto seduto, con accanto Roma, la Terra, l’Oceano e l’Oikoumene. L’Oikuomene sta incoronando Augusto, simbolo di riconoscenza di tutto il mondo abitato per il princeps. Egli assiste all’esibizione di un carro trionfale da parte del figlio Tiberio, trionfante sui Germani. Un’aquila ai piedi di Augusto richiama un collegamento forse con Zeus, segno che ha l’approvazione degli dei ai suoi piedi.Nel registro inferiore compaiono immagini di barbari vinti e soldati. Tutti i personaggi in generale danno un’idea di movimento, grazie alla predominanza di linee curve. Lo scopo è celebrativo. La policromia è vivace e ben resa grazie ai due strati dell’onice: il bianco è utilizzato per le figure in rilievo, mentre il nero costituisce lo sfondo. Glorificazione di Augusto che, seduto a fianco di Roma e incoronato da Oikoumene (potere universale), assiste ad un trionfo, probabilmente quello di Tiberio.

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