Bisanzio

Cosa sarebbe successo se l’Impero Bizantino non fosse crollato?

Nel 1071 l’imperatore bizantino Romano IV veniva sconfitto a Manzikert, in Anatolia, dai turchi selgiucidi guidati da Alp Arslan: iniziava la lunga e lenta decadenza dell’Impero romano d’Oriente che sarebbe culminata con la caduta di Costantinopoli del 1453.

Se oggi a cavallo tra i Balcani e l’Asia Minore ci fosse uno stato cristiano, invece dell’attuale Turchia, questo stato parlerebbe greco, si chiamerebbe Bisanzio e l’Europa e il mondo sarebbero altri.

L’Europa sarebbe così radicalmente diversa che per quanti sforzi faccia la fantasia è possibile immaginare solo un’infima parte di tutte le possibili conseguenze.

Bisanzio è scomparsa. Quello che di lei rimane sono i riflessi grandiosi di un’Atlantide sommersa, segni indelebili di una grandezza che non sappiamo interpretare e capire.

L’aquila bifronte che guarda sia ad Occidente e sia ad Oriente non sarebbe stata usurpata come simbolo di altri imperi, ma sarebbe rimasta esclusiva della peculiarità bizantina.

Due secoli e mezzo cruciali per la storia d’Europa non sarebbero stati travagliati da feroci guerre per la sopravvivenza dell’Occidente, ma nella peggiore delle ipotesi da mere tensioni di confine.

Bisanzio, infatti, aveva una concezione strategica “conservativa” e non espansiva: le nuove conquiste erano costose in termini umani e finanziari e complicavano inutilmente la già laboriosa struttura amministrativa imperiale.

Più probabilmente, dunque, quella metà di Europa che gravita sul Mediterraneo orientale sarebbe stata per secoli un’area di prosperità e di pace.

Ci sarebbero oggi cento di milioni di cristiani ortodossi in più e altrettanti musulmani in meno e uno stato potente, prospero e ricco di cultura a cavallo di due continenti: un caso unico di ponte culturale, prima della Russia degli zar e con un’impostazione ben altrimenti universalista.

Uno stato erede diretto dell’Impero romano, il cuore profondo dell’occidente, capace su queste carismatiche radici di esercitare un’influenza profondissima sulla storia d’Europa e dell’Asia.

Avremmo avuto un Medioevo e un Rinascimento diversi, un’Europa centrale che sviluppa la propria identità culturale senza le guerre contro i turchi e persino una diversa esplorazione delle “indie occidentali”.

Nel 1071 a Manzikert Bisanzio perse il fior fiore delle proprie truppe e il controllo dell’Anatolia, regione dalla quale venivano in gran parte reclutate: l’efficienza dello strumento militare di Costantinopoli perse da un giorno con l’altro la sapienza accumulata nei secoli, iniziando un degrado inarrestabile.

In quello stesso anno sempre i turchi selgiucidi conquistavano Gerusalemme strappandola al tollerante califfo fatimida: cominciava quella persecuzione dei pellegrini cristiani che avrebbe portato alle Crociate.

Con l’impero bizantino ancora all’apice della sua forza, la storia delle Crociate avrebbe avuto una diversa fortuna: i turchi non avrebbero potuto esercitare grandi pressioni da nord sui regni crociati e probabilmente gli stessi “franchi” non sarebbero passati dal territorio bizantino nel loro lungo viaggio verso Gerusalemme, con più di una conseguenza.

Chi non voleva arricchire Venezia e Genova avrebbe percorso altre strade, sulle orme, magari, della Crociata di re Sigurd I di Norvegia: primo sovrano europeo a mettere piede in Terra Santa dopo aver attraversato la Manica e circumnavigato la penisola iberica.

Con un maggiore sostegno dall’Europa e con i turchi affaccendati altrove, Baldovino re di Gerusalemme sarebbe riuscito a conquistare l’Egitto, cambiando probabilmente anche la storia dell’Africa.

Credo che avremmo avuto un Rinascimento profondamente diverso: alle guerre italiane avrebbe partecipato anche l’Impero bizantino, che avrebbe detto la sua anche nelle guerre di religione.

Tutta l’Europa dall’Adriatico al Mar Caspio ha conosciuto secoli di attriti contro i turchi, generando in questo processo tensioni violentissime: il diciannovenne indipendentista serbo Gavrilo Princip (chissà perché in Italia è chiamato anche Princic…) avrebbe sparato ad un erede di Bisanzio e non ad un Arciduca d’Austria e forse la Prima guerra mondiale sarebbe scoppiata per un altro motivo o con altre modalità: l’Austria-Ungheria avrebbe avuto anche Bisanzio oltre la Russia ai confini orientali e molte meno speranze di vincere.

Forse la Prima guerra mondiale non ci sarebbe nemmeno stata.

Certo la Jugoslavia e l’Albania avrebbero avuto un’ omogeneità etnico-religiosa maggiore e quindi non avremmo conosciuto né le guerre balcaniche, né guerre jugoslave né la guerra del Kossovo.

Lo stesso impero Ottomano sarebbe risultato più omogeneo al suo interno, più compatto e controllabile: forse, quindi, niente “grande malato d’Oriente”, nessuna dissoluzione e spartizione dopo la Prima Guerra Mondiale (alla quale comunque non avrebbe partecipato), nessuna questione irachena.

La scoperta dell’America avrebbe subito un rinvio di qualche decennio, perchÈ questa fu accelerata e sostenuta proprio dai profughi della caduta di Costantinopoli, che vennero impiegati dai re cattolici come matematici e cartografi, utilizzando le finissime abilit‡ logico-analitiche che avevano sviluppato in secoli di dispute teologiche.

Insomma avremmo conosciuto una colonizzazione delle Americhe diversa, perché con le vie dell’Oriente chiuse da Bisanzio e senza un turco da tenere a bada nel Mediterraneo, Venezia e Genova avrebbero trovato conveniente incamminarsi oltre le Colonne d’Ercole: e in Brasile oggi si parlerebbe l’italiano.

Ho fatto correre un po’ la fantasia e lascio a voi proseguire con le congetture.

Invece a Manzikert i bizantini furono sconfitti dai turchi: non perché fossero più deboli o meno abili militarmente, ma perché noi occidentali esercitammo una delle attività che ci riescono meglio: il tradimento.

Perché il tradimento è la facoltà del libero arbitrio portata alle estreme conseguenze: è Lucifero che si ribella, Adamo ed Eva che condividono il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, Prometeo che ruba il fuoco, Bruto e Cassio che pugnalano Cesare, Giuda che vende Cristo.

Il tradimento è più prosaicamente la capacità di formarsi un’opinione indipendente, di indagare liberamente sui propri interessi individuali anche quando sono in contrasto con quanto c’è di più sacro e intoccabile. La facoltà di scegliersi autonomamente amici e nemici, fedi, convinzioni, passioni.

Bisanzio, travagliata da continue guerre civili, da lotte intestine e fratricide era la patria del “libero arbitrio” e nel contempo la sua prima vittima.

Così l’Occidente già nell’800 si era diviso su una questione fondamentale come l’unicità dell’Impero con l’incoronazione ad imperatore di Carlo Magno, che indebolì sia l’Impero bizantino che la posizione interna al cristianesimo del patriarca di Costantinopoli a vantaggio di quella del papa di Roma.

Un Occidente che all’epoca aveva da poco segnato i limiti di culmine dell’attacco concentrico dei Califfi arabi: nel 717-718 Costantinopoli aveva resistito all’assedio mussulmano e Carlo Martello, 14 anni dopo a Poitiers, aveva messo il secondo paletto (a mio giudizio meno importante del primo).

Nel 1041 i normanni espulsero bizantini dall’Italia e nel 1056 il grande scisma sancì la definitiva rottura tra la chiesa cattollica romana e la chiesa ortodossa.

Nel 1071 Romano fu vittima di una congiura alla quale partecipavano il suo luogotenente Andronico Ducas, che comandava le truppe della seconda linea a Manzikert, un altro comandante che agiva in copertura da minacce su un fianco e persino sua moglie.

Quando ancora il destino dell’esercito bizantino era in bilico, sul piatto della bilancia si pose decisivo il tradimento di Andronico che invece di sostenere il suo imperatore lo abbandonò alla sconfitta ritirandosi dal campo di battaglia.

Nel secolo seguente, ad impedire che Bisanzio si riprendesse e a dare una mano al successo finale dei turchi furono tra gli altri i veneziani.

Durante la Quarta Crociata, nel 1204, nonostante una scomunica papale, questi ultimi assieme agli Hoenstaufen conquistarono Costantinopoli, che venne assediata, presa e saccheggiata due secoli e mezzo prima che lo facessero i Turchi.

Solo nel 1261 i bizantini riuscirono a reimpadronirsi di Costantinopoli, ma il tempo perduto (57 anni) non fu mai più recuperato.

Da quel momento in poi, Bisanzio non sarebbe più stata in grado di contenere l’espansionismo turco.

Ed è veramente significativo che sia riuscita a resistere quasi altri due secoli prima di cedere definitivamente: la capacità di sopravvivenza imparata in molti secoli compì già un miracolo.

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