ASTORI-MET. SCIENT.

-Conferenza in Passerini Landi

-Metodo Scientifico

PROF. ASTORI – 3/10/2007 – BIBLIOTECA

PASSERINI LANDI

Esistono lingue che non hanno scrittura.

Con la separazione della ex-Iugoslavia, tutti i dizionari di serbo-croato sono stati eliminati per porre ogni singola lingua in un proprio dizionario e creare un dizionario di serbo, uno di croato e così via.

La Turchia è l’unico Paese arabo a pregare nella propria lingua, ovvero in turco.

La scrittura nasce per tramandare le informazioni religiose; tuttavia ci sono ancora popolazioni che non ne conoscono l’uso.

La scrittura come ogni cosa ha dei costi: nel mondo antico si scriveva meno di oggi perché il materiale scrittorio aveva un costo molto alto.

La lingua è un particolare tipo di linguaggio.

Pittogramma = da disegno a stilizzazione.

I geroglifici egiziani costituiscono una scrittura mista.

Per incidere la pietra si era costretti a semplificare molto i segni grafici in modo da eliminare il più possibile gli elementi non rettilinei.

In una scrittura a ideogrammi è difficile rappresentare elementi astratti come la pace o l’eternità…

PITTO-dipingere-GRAMMA-lettera

Nel mondo semitico il cerchio significa “sole”.

La lingua cinese è una delle più complesse dal punto di vista dell’apprendimento in quanto contiene un gran numero di ideogrammi e in più essi sono abbastanza complicati da realizzare.

Alcuni degli ideogrammi cinesi sono accompagnati da determinativi o accenti tonici: questo significa che per ogni segno bisogna memorizzarne un aspetto grafico, un aspetto grammaticale e uno fonico.

Nelle scritture ideografiche è difficile rappresentare i nomi propri perché rientrano in un vasto gruppo di elementi astratti.

Nel passaggio da scrittura ideografica a scrittura alfabetica talvolta si è operato in questo modo: se # = bue allora # = b

La lingua giapponese ha unito un sistema sillabico agli ideogrammi cinesi.

In alcune lingue, apportata una modifica nella direzione di scrittura, i segni sono stati ruotati di 90°-180° per agevolarne la rappresentazione.

Il cinese per rendere con un ideogramma il concetto di tranquillità utilizza un ideogramma che rappresenta il tetto di una casa che ospita una madre con il proprio figlio.

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IL METODO SCIENTIFICO

Il metodo scientifico è lo studio sistematico, controllato, empirico e critico di ipotesi formulate sulle relazioni supposte tra vari fenomeni. E’ usato in particolare dalla scienza (nelle sue varie discipline) della cui moderna definizione esso è alla base.

IL METODO SCIENTIFICO PER GLI EGIZI

Negli antichi papiri egizi, si riconoscono le forme di un primitivo “metodo scientifico”. In particolare, nelle descrizioni di interventi di chirurgia, che indicano anamnesi, diagnosi, terapia e chirurgica dedicata, dalla preparazione del paziente, alla strumentazione, alla tecnica operatoria, fino alla prognosi e al decorso post-operatorio. Inoltre, già in tempi antichissimi, gli Egizi conducevano sofisticate previsioni sui raccolti di grano, in relazione al livello di piena delle acque del Nilo. Nell’antica civiltà egiziana, però, l’approccio scientifico non era universalmente applicato. La medicina generale, ad esempio, era intesa in modo diverso: i papiri di terapia medica illustrano pratiche legate a superstizioni e credenze religiose, piuttosto che al collegamento diretto fra causa delle malattie e effetto delle cure. Perciò, benché gli antichi Egizi applicassero criteri scientifici nell’ambito di alcune discipline, si può escludere che ne avessero codificato il metodo.

IL METODO SCIENTIFICO PER I GRECI

I primi pensatori greci uscivano da una cultura improntata al mito e cercavano un sapere che fosse innegabile: un sapere immutabile nel tempo, assoluto, definitivo, incontrovertibile, necessario e indubitabile. Esso fu definito “sapere” (σοφία), “ragione” (λόγος), “verità” (αλέθεια) e “scienza” (ε̉πιστέμη). Talete di Mileto fu il primo che nacque animista e morì scienziato. Negli scritti pervenutici si legge che Talete, osservando la natura, previde con molto anticipo un grande raccolto di olive e monopolizzò a proprio vantaggio i frantoi, diventando ricco. Malgrado la sua capacità di fare previsioni, morì d’insolazione, per essere stato obbligato a rimanere senza cappello sotto il sole, durante i Giochi Olimpici. Aristotele apportò un enorme contributo, sistematizzando la scienza fino ad allora conosciuta e identificando nel sillogismo il principio per determinare la verità. Il sillogismo è una costruzione logica formata da una o più proposizioni precedenti dalle quale nasce una proposizione conseguente. Oggi il sillogismo è l’impostazione base dei programmi di intelligenza artificiale. Malgrado i pensatori della filosofia greca classica abbiano fondato le basi del pensiero scientifico moderno, non si può dire che fossero coscienti di che cosa sia il metodo scientifico. Indubbio anticipatore del moderno metodo scientifico è Archimede (287-212 a.C.). Egli infatti precorrendo il metodo Galileiano, sostenne l’importanza della dimostrazione scientifica e matematica degli eventi. Applicando questo metodo soprattutto nella geometria, Archimede dimostrò la validità delle sue intuizioni prima dell’oscurantismo medioevale. Nel trattato Il metodo egli ha esposto il suo concetto di “metodo scientifico”.

BACON E LEONARDO

Nel 1250 Roger Bacon e nel 1480 Leonardo, applicarono nei loro studi il pensiero ipotetico-deduttivo della filosofia aristotelica, contribuendo anch’essi a porre le basi del metodo scientifico come verrà sistematizzato da Galileo Galilei. Per parte sua Leonardo, applicò il metodo scientifico, così come venne più tardi concepito da Galileo Galilei nel 1600: a titolo di esempio ci sono i suoi progetti ingegneristici, le macchine di Leonardo, i suoi disegni del corpo umano, i suoi studi sulla prospettiva.

GALILEO E LA SPERIMENTAZIONE

Con Galileo, il primo a introdurre formalmente il metodo scientifico, si ha una serie di criteri ancora oggi validi: secondo lo scienziato pisano il libro della natura è scritto secondo leggi matematiche e per poterle capire è necessario eseguire esperimenti con gli oggetti che essa ci mette a disposizione. Come già in Galilei, anche la scienza moderna fa distinzione tra l’aspetto sperimentale e quello teorico: né uno né l’altro sono preponderanti, poiché fa parte del metodo scientifico che un modello teorico spieghi un’osservazione sperimentale ed anticipi future osservazioni. Uno dei punti basilari è la riproducibilità degli esperimenti, ovvero la possibilità che un dato fenomeno possa essere riproposto e studiato in tutti i laboratori del mondo. Non è sempre possibile riprodurre sperimentalmente delle osservazioni naturali, ad esempio, in alcune scienze come l’astronomia o la meteorologia, non è possibile riprodurre molti dei fenomeni osservati e allora si ricorre ad osservazioni e simulazioni digitali. Un altro esempio è l’evoluzionismo di Charles Darwin, che per essere verificato direttamente richiederebbe tempi d’osservazione talmente lunghi, milioni d’anni, da non essere riproducibili in laboratorio; in questi caso le verifiche sperimentali si basano sull’analisi genetica e dei fossili. Nel 1866, con la pubblicazione dell’”Introduction à l’étude de la médecine expérimentale”, Claude Bernard tenta di adottare questo metodo, detto sperimentale, nel settore della medicina. L’emergere delle scienze umane e sociali a partire dalla fine del secolo 1800 fino al secolo 1900 ha rimesso in discussione questo modello unico del metodo scientifico. Nel tentativo di definire un metodo scientifico valido anche nel campo delle scienze umane, i filosofi hanno cercato nuovi ragionamenti ed un importante contributo è venuto da Karl Popper e nella sua pubblicazione “Logica della scoperta scientifica”.

REGOLE PER APPLICARE IL METODO SCIENTIFICO

La preoccupazione metodologica scientifica è quella di rispettare una serie di regole imposte dal pensiero logico al fine di salvaguardare la realtà e l’obiettività dei fenomeni studiati. Le scienze naturali dette anche scienze empiriche per il loro carattere sperimentale, sono una forma di conoscenza basata su due elementi fondamentali, l’oggetto di studio ed il metodo impiegato. Questa conoscenza è un sapere empirico, cioè fondato sull’esperienza, descrittivo ed esplicativo, di osservazioni singole e limitate che possono essere sia ripetute che generalizzate. L’oggetto di studio della scienza è la realtà sensibile, vale a dire il mondo che ci circonda nei suoi diversi aspetti e ciò che rende ammissibile l’introduzione di un ente nel discorso scientifico, è la sua osservabilità di principio, cioè di registrare mediante strumenti di varia natura l’esistenza di un dato oggetto o di un fenomeno e di descriverli. Il metodo sperimentale, detto anche galileiano o ipotetico-deduttivo, originatosi dall’empirismo, è una procedura conoscitiva articolata in diverse proposizioni, chiamate ragionamento sperimentale. Per eseguire osservazioni scientifiche che abbiano carattere di verità universale, è necessario applicare le seguenti regole: osservare e descrivere un dato fenomeno; formulare un’ipotesi che lo possa spiegare; prevedere una o più conseguenze dipendenti da quest’ipotesi; verificare in modo sperimentale le conseguenze; concludere, confermare o confutare l’ipotesi iniziale. Quando le conseguenze confermano le ipotesi, si parla di oggettività delle osservazioni e si costruisce una legge; da un insieme di leggi, si costruisce una teoria. Dunque le basi della scienza sono quelle osservazioni di fenomeni naturali che chiunque può ripetere, da qui la preoccupazione di una descrizione dei fenomeni e delle conclusioni in termini selezionati, rigorosi e univoci, in modo che ognuno possa esattamente comunicare ciò che pensa. Esempi di metodologia scientifica sono: le sperimentazioni fatte dai fisici in varie epoche, per dimostrare la natura elettromagnetica e corpuscolare della luce; le procedure di Pasteur per dimostrare la teoria dei germi nell’eziologia di alcune malattie infettive

L’ASTRONOMIA

Un altro esempio è la verifica sperimentale della teoria della relatività. Questa teoria fu introdotta da Einstein e successivamente sostenuta da applicazioni matematiche che introducevano molte implicazioni nel campo della fisica ma soprattutto in quello dell’astronomia. Essendo la teoria del tutto rivoluzionaria essa è stata per più di un secolo sottoposta a numerosi esperimenti e verifiche seguendo i più rigorosi metodi scientifici. Lo stesso criterio è stato più volte adottato nella scoperta di particelle previste teoricamente e successivamente confermate dagli esperimenti scientifici

EVOLUZIONE DEL METODO SCIENTIFICO

Col procedere della scienza moderna nella ricerca fisica della struttura della materia, le basi metodologiche del procedere scientifico sono state modificate da parte dei fisici stessi, giungendo ad un approccio che si avvicina ancor più al comportamento reale degli eventi. Si prenda ad esempio il caso dello studio delle particelle che manifestano la dualità onda-corpuscolo: non è possibile misurarne in modo preciso contemporaneamente la posizione e la velocità per il Principio di indeterminazione di Heisenberg. Ad un elettrone, viene così associata una funzione d’onda che definisce le proprietà in termini probabilistici. In biologia e medicina la massima parte delle leggi è di tipo probabilistico e non può essere espressa con una formula matematica. Quindi, per riconoscere la scientificità di un discorso medico, si ricorre ad un controllo empirico basato sulla ripetibilità, statisticamente significativa, delle osservazioni da parte di altri ricercatori. Quando poi l’ente oggetto di ricerca è il pensiero stesso, le ipotesi metodologiche sono definite dalla psicologia, cercando di rispettare i canoni accettati dalla scienza moderna per farla rientrare nel campo di studio delle scienze naturali. Bisogna notare qui, oltre allo sforzo di un rigore scientifico, la ricerca di una metodologia di studio che rispetti sia il metodo sperimentale che l’oggettività delle osservazioni e delle asserzioni teoriche, che il rigore semantico e la ripetibilità statisticamente significativa delle osservazioni.

LA CONSUETUDINE SCIENTIFICA

Il metodo scientifico attuale nei confronti dei diversi campi della scienza prevede diverse fasi di approccio all’applicazione di una teoria scientifica. Gli scienziati utilizzano il “modello” per fare delle previsioni verificabili mediante esperimenti ed osservazioni o un'”ipotesi” quando non vi è ancora un supporto sostenuto da regole ed esperimenti. Si passa poi alla “teorie” quando si possiedono solide prove e verifiche sperimentali. Così nella teoria dell’evoluzione, elettromagnetismo e relatività, l’intero impianto scientifico è supportato da valide prove sostenibili. Avviene tuttavia che in circostanze particolari la presenza di piccole contraddizioni osservative, possa determinare future correzioni o persino “rivoluzioni” scientifiche, all’interno di una teoria. L’esempio è quello della velocità della luce, per la teoria della relatività essa è definita un limite invalicabile, eppure esistono circostanze particolari che consentono il suo superamento. Tale circostanza determina contraddizioni ed implicazioni scientifiche importanti, come lo sviluppo di nuove teorie che cercano di spiegare le evidenze osservative. Un esempio è quello della teoria delle stringhe, il quale sembra essere un modello promettente, ma che ancora non è sostenuto da evidenze empiriche che possano dargli una precedenza su analoghi modelli in competizione. Sicché pur nell’imperfezione dei modelli precedenti, viene mantenuto l’intero impianto scientifico sino a quando una nuova teoria non possa del tutto spiegare le anomalie di quella precedente. Nel recente passato si ha un esempio con l’Elettrodinamica quantistica, la quale ha soppiantato completamente il precedente modello interpretativo tramite la fisica Newtoniana.

INDUZIONE E DEDUZIONE

In logica si distingue fra induzione e deduzione, ossia fra un, procedimento e razionale che dall’esame di casi particolari giunge a una conclusione generale e un ragionamento in cui si tare una specifica conclusione a partire da una o più premesse.

INDUZIONE

Il concetto di induzione (in greco επαγωγή) significa letteralmente “portar dentro”, ma anche “chiamare a sé”, “trarre a sé”. Forse uno dei primi filosofi ad essere ricorso a questo concetto è Aristotele, il quale, attribuendo a Socrate il merito di aver scoperto i ragionamenti induttivi, sosteneva che l’induzione fosse, appunto, “il procedimento che dai particolari porta all’universale. Fondamento dell’induzione è il presupposto che, se qualche cosa è vera in una quantità di casi osservati, essa è vera anche in casi simili non ancora vagliati. In questo senso l’induzione consente di affermare, nella conclusione, qualcosa di più e di nuovo di quanto è contenuto nei casi particolari che fanno da premesse. Il suo limite sta nel non poter pervenire a conclusioni assolutamente certe, bensì a conclusioni dotate di un solo grado più o meno elevato di probabilità. Il filosofo David Hume, nel secolo XVII affermò che tutti i nostri ragionamenti induttivi, relativi cioè a esperienze ripetute di eventi osservabili presuppongono la credenza nell’uniformità della natura, cioè che il futuro assomiglierà al passato; ma a sua volta la credenza nell’uniformità della natura non può essere fondata induttivamente.

DEDUZIONE

Con deduzione si intende in filosofia un procedimento che lega una certa conclusione alle sue premesse. La forma classica di ragionamento deduttivo , studiata già da Aristotele, è il sillogismo, nel quale la deduzione si configura come ragionamento che discende da premesse universali a conclusioni particolari. Aristotele distingue peraltro la deduzione in generale dalla dimostrazione (o deduzione perfetta), la quale consiste in un sillogismo le cui premesse cono vere, e pertanto vera sarà anche la conclusione. Ma una deduzione rimane valida anche nel caso si tratti di un sillogismo le cui premesse non sono vere, ma solamente probabili: è proprio infatti della deduzione il carattere di rigorosa necessità per cui si passa da una premessa a una conclusione Nella logica, successivamente ad Aristotele, si sono prese peraltro in esame altre e numerose forme di procedimento deduttivo differenti dal sillogismo, studiando il problema della deduzione nelle sue strutture formali, prescindendo cioè dai contenuti delle proposizioni che compongono i ragionamenti deduttivi. Nella storia della filosofia la deduzione ha avuto un rilievo centrale soprattutto nella tradizione del razionalismo moderno, nella quale è stata interpretata sul modello della matematica, piuttosto che su quello della sillogistica aristotelica.

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