L’inizio della Storia Romana

BREVE SUNTO  DI DUE CAPITOLI DI STORIA ROMANA

1. Romani e non romani

1.1 La storia della prima Italia

Nell’antichità l’Italia era abitata da numerose popolazioni; la loro civiltà e il livello di cultura erano testimoniati unicamente da fonti romane che le presentavano inferiori rispetto alla  potenza di Roma; tali fonti erano le uniche testimonianze riguardo i popoli preromani e non davano un’esaustiva e fedele descrizione di queste civiltà, descritte come un mero ostacolo per Roma ma alcune scoperte archeologiche recenti hanno contribuito ad avere un quadro della situazione più conforme alla realtà dell’epoca, rivelandole come civiltà con un livello sociale  e culturale molto più elevato rispetto a quanto le fonti romane dicono. L’Italia era stata dunque popolata da numerose popolazioni differenti, con lingue e culture diverse; queste coesistettero fino a quando i romani non le inglobarono nel loro impero. Quando ciò avvenne tali popoli  persero le loro tradizioni, unendosi definitivamente a Roma.

2. Lo stanziamento di diverse civiltà

2.1 La penisola nell’età della pietra

I primi abitatori dell’Italia furono uomini che nel corso del millennio VIII a.C. si stanziarono nelle Puglie provenendo da zone quali la Siria e il Libano. Nel millennio VI a.C. iniziò a diffondersi sempre di più l’agricoltura che diede un notevole contributo all’aumento demografico. Sul finire dell’età della pietra si scoprì l’uso dei metalli, grazie ai contatti con i popoli delle coste asiatiche: inizia così un aumento di scambi commerciali.

2.2 Le civiltà palafitticola, terramaricola e appenninica nell’età del bronzo

Nel millennio II a.C. si erano stabiliti in Italia diversi popoli, alcuni dei quali di stirpe non indoeuropea. I liguri si stanziarono nei territori dell’odierna Liguria fino nelle parti dell’attuale Piemonte e della Lombardia. I sardi si stabilirono in Sardegna mentre gli elimi nella Sicilia  occidentale. A questi si aggiunsero in seguito i falisci-latini (zone del Tevere) e gli itali-enotri (nella Calabria) dai quali i greci trassero il nome con il quale chiamavano inizialmente la Calabria e poi tutta la penisola. L’organizzazione di tali popoli era piuttosto rudimentale, vivevano infatti in insediamenti detti palafitte: costruzioni situate al di sopra del livello delle acque. Nel 1600 a.C. circa, tuttavia, a causa dello straripamento dei fiumi, le palafitte vennero sostituite con abitazioni sulla terraferma, circondate da  argini e fossati; nacque così la civiltà terramaricola la quale basava la propria economia sulla caccia, l’allevamento e l’agricoltura. Lungo l’Appennino si sviluppò inoltre la civiltà appenninica, basata prevalentemente sulla pastorizia.

2.3 La civiltà villanoviana, i veneti, gli japigi, la colonizzazione greca e i celti

Verso il 1000 a.C. giunsero in Italia gli umbri che abitarono le terre vicine al Po. Qui si sviluppò la civiltà villanoviana (da Villanova, uno dei loro insediamenti). Si sa, grazie a reperti archeologici, che praticavano l’incinerazione dei defunti al posto dell’inumazione; per questo fatto alcuni pensano che venerassero divinità che risiedessero in cielo, verso il quale il defunto, dopo l’incinerazione, andava. Inoltre erano a conoscenza del modo di lavorazione del ferro. Arrivarono, sempre in questo periodo, anche i veneti, stanziatisi nelle parte nord-orientale dell’Italia e gli japigi, che si stabilirono nelle Puglie; tali popoli erano illirici (provenienti dall’odierna Dalmazia). Nel secolo VIII a.C. i greci colonizzarono le zone dell’Italia meridionale mentre nei secoli VI e V i celti entrarono in Italia, arrivando fino alla Pianura Padana.

3. La civiltà indipendente della Sardegna: il popolo dei nuraghi

In Sardegna si sviluppò una civiltà indipendente dalle altre: la civiltà nuragica. Essa creò notevoli costruzioni tra i secoli XI e VII a.C. fra le quali spiccano le imponenti costruzioni chiamate nuraghi, situate attorno ai villaggi a scopo difensivo. Le teorie avanzate riguardo le origini di tale popolo furono molte e incerte. Verso l’ 800 circa si scoprirono, in seguito a studi che consideravano i vari reperti in bronzo, in ferro ed i menhir (gigantesche pietre conficcate nel terreno), tratti e caratteri diversi da quelli precedentemente ipotizzati. Questa civiltà grazie alle risorse dell’isola, crebbe notevolmente, ed era inoltre divisa in due classi:quella dei contadini e pastori e quella dei guerrieri. I pastori e gli agricoltori dovevano provvedere a mantenere la popolazione coltivando i lotti di terra loro assegnati mentre i guerrieri difendevano il villaggio da incursioni nemiche. La civiltà sarda raggiunse il massimo splendore attorno al 1200 a.C., decadendo progressivamente fino ad essere assimilata a Cartagine nel secolo VI a.C.

4. Gli etruschi

4.1 Un popolo dalle origini incerte

Nel millennio II a.C. si stanziò nell’Italia centro-settentrionale un popolo dalle origini misteriose:gli etruschi. Molti storici greci e romani dibattevano sulla loro origine, sostenendo teorie diverse. Gli etruschi costituirono una fiorente civiltà, costruendo città quali Veio, Tarquinia, Vetulonia, Fiesole e Arezzo. La loro organizzazione era simile a quella delle πόλεις greche, governate nel periodo arcaico da una figura chiamata lucumone, un re eletto e assistito da un consiglio di persone anziane; tali città erano autonome le une dalle altre. Verso il secolo VI a.C. la figura regale venne sostituita da magistrati e dal Senato. Il mondo etrusco, da agricolo, passò ben presto grazie al commercio e alla metallurgia a un mondo altamente civilizzato e sviluppato economicamente.

4.2 L’espansione degli etruschi e la loro fine

Gli etruschi tentarono di unificare l’Italia, espandendosi a nord fino all’Appennino Tosco-emiliano e oltre, verso sud del Tevere e in direzione della Campania, dove si scontrarono con i greci. Grazie alla loro flotta gli etruschi si assicurarono il dominio sul Mar Tirreno e sconfissero i greci conquistando la Corsica. Tuttavia la potenza etrusca iniziò a calare, perdendo i possedimenti in Campania, nonostante l’alleanza con cartagine contro i greci; inoltre la flotta perse il prestigio che aveva avuto. I Celti distrussero le città nella pianura padana, mentre i romani, sempre più potenti, minacciavano da Sud. Il popolo etrusco venne sottomesso infine nel secolo III a.C. a Roma.

4.3 La cultura etrusca

Gli etruschi praticavano la divinazione attraverso il volo degli uccelli e l’analisi del fegato di animali sacrificali, al fine di presagire eventi futuri; l’atto di tali osservazioni era dettato dal fatto di voler intravedere una natura divina in eventi particolari ed inspiegabili. Avevano anche un pantheon di divinità antropomorfe (molte delle quali con tratti simili a quelle latine). Particolare importanza aveva il mondo dell’oltretomba; costruivano tombe a forma di capanna che riproducevano lo stile delle abitazioni dei viventi, con letti dove venivano posti i defunti e vari suppellettili e addirittura mobili; sovente le pareti delle tombe di famiglie ricca erano decorate da affreschi con scene di vita quotidiana, oltre a basso rilievi con animali mitologici e demoni dell’aldilà. La condizione femminile era migliore rispetto a quella greca e romana; le donne etrusche infatti godevano di una certa libertà, tanto che il nome delle madri compariva accanto a quello dei padri, come “accompagnamento” del nome del figlio. Da ciò circolarono diverse leggende dei romani a riguardo, paragonando le donne etrusche a quelle spartane. Gran parte delle usanze degli etruschi influenzarono quelle romane quali l’architettura (archi, fognature, …), le credenze magico-religiose e gli spettacoli con combattimenti fra guerrieri (similmente ai gladiatori romani).

5. I greci in Italia

5.1 La precolonizzazione micenea

Nel millennio II a.C. il mediterraneo era attraversato da una fitta rete commerciale che permetteva l’incontro di diverse culture. I micenei, a partire dal secolo XVI a.C., raggiunsero le zone dell’Italia Meridionale e dalla Sardegna, lasciandovi diversi insediamenti e forti (presso Tarante, Siracusa, Cagliari, …). I micenei volevano infatti commerciare i metalli e le pelli, abbondanti in queste regioni, e si pensa addirittura schiavi; inoltre cercavano di accaparrarsi l’ossidiana, un materiale di origine vulcanica resistente e tagliente, per forgiare strumenti pregiati.

5.2 La colonizzazione greca

I greci, attorno ai secoli VIII e VII a.C., si interessarono alla colonizzazione dell’ Italia. Le prime terre ad essere adibite come colonie greche furono quelle attorno la Puglia (la prima regione che si incontrava venendo da oriente). In seguito procedettero per la costa ionica fino in Sicilia. Ischia (quanto testimoniano alcune fonti) fu il più antico insediamento greco in Italia. Giunsero anche i Fenici, stabilendosi a Palermo, nell’isola di Mozia e a Solunto, oltre che in Sardegna e in Lazio, dove vennero rinvenute tavoli bilingui in etrusco e punico. Tali reperti rivelano quindi non soltanto una colonizzazione dell’Italia esclusivamente greca, ma anche fenicia, mettendo in risalto anche i rapporti fra Cartagine e Roma, due città che alla fine si sconteranno per il dominio totale sull’Italia e sul Mediterraneo.

1.L’origine di Roma secondo le leggende.

I romani avanzarono diverse leggende riguardo l’origine della loro città; secondo la prima leggenda Enea, scappato dalla distruzione di Troia giunse nel Lazio; dopo aver sottomesso alcuni popoli sposò una fanciulla di nome Lavinia e fondò Lavinio, la più antica capitale del Lazio; la seconda leggenda narra che Iulio, figlio di Enea, si stabilì nei monti Albani fondando Alba Longa.

La terza vuole che Marte sedusse Rea Silvia, figlia del re di Alba Longa; quando partorì due gemelli, Romolo e Remo, venne uccisa dal principe Amulio che abbandonò i gemelli sul Tevere; qui vennero allattati da una lupa e dopo salvati da un pastore; una volta adulti uccisero Amulio e fondarono una nuova città. Per stabilire chi la dovesse governare decisero di appostarsi e nascondersi  per vedere il maggior numero di uccelli: chi avesse visto più volatili sarebbe stato il vincitore; vinse Romolo e, proclamatosi re, delimitò con un solco i confini della città. Remo, invidioso, scavalcò il fosso e venne ucciso dal fratello (la leggenda vuole l’uccisione come un sacrificio votivo). Nacque così Roma e vennero chiamati ad abilitarla uomini provenienti da tutta la regione, indifferentemente il loro rango sociale ai quali Romolo prometteva asilo. Per avere discendenti vennero rapite le donne dei Sabini dopo essere state invitate ad un banchetto. Da ciò si scatenò una guerra fra romani e sabini.  Dopo varie battaglie le due fazioni stipularono un trattato di pace e la guerra cessò. Romolo scomparve dopo una tempesta, asceso in cielo; secondo un’altra versione venne ucciso dai senatori. Egli venne sempre ricordato e venerato come un Dio col nome di Romolo Quirino.

2. Le origini storiche e lo sviluppo economico

Molte ricerche hanno rinvenuto insediamenti antichi (secoli X e IX a.C.) su Colle Palatino e nelle pianure alle sue pendici. Roma sarebbe sorta proprio in queste zone, vicino al Tevere i quali consentiva scambi commerciali unendo varie zone lungo il suo corso. Il terreno, per la sua composizione era poco fertile, ma la vicinanza con il mare favoriva commercio di sale, indispensabile per conservare i cibi. Con il passare degli anni i villaggi di pastori e agricoltori del Colle Palatino si unirono con quelli del Colle Esquilino e con quelli degli altri monti limitrofi. Vennero edificati mura per difendere il nuovo nucleo comune e venne fondata una lega chiamata settimanzio. Roma, quindi, nacque da una unione di più villaggi ai quali confluirono anche i Sabini. Verso la metà del secolo VIII a.C. i villaggi si diedero un capo chiamato rex; da questo punto si inizia a parlare di Roma come città vera e propria. In questo periodo l’economia si basava principalmente sull’agricoltura (cereali, orzo e farro) e allevamento, tutto a scopo di sussistenza. La mancanza di un surplus alimentare influiva negativamente sul commercio basato solamente su quello del sale. Venne introdotta nella metà del secolo IV a.C. la moneta.

3. L’organizzazione politica.

3.1 Il potere del rex

Roma, nei primi secoli , fu una città-stato monarchica, governata da un re con ampi poteri. Non si sa con esattezza quanti furono i re nel periodo monarchico (durato due secoli e mezzo circa) ma la tradizione ne ricorda sette: Romolo, Numa Pompilio, Tullio Ostilio, Anco Marzio (questi re erano di origine latina-sabina) e Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo (di stirpe etrusca).

Vennero ricordati per i fatti da loro compiuti nella vita: Romolo fondò istituzioni militari, politiche e giuridiche e privatizzò le terre, punendo l’adulterio; Numa Pompilio si concentrò sulle istituzioni religiose e introdusse il culto di Giano oltre ad un nuovo calendario; Tullio Ostilio conquistò Alba Longa; Anco Marzio promosse opere pubbliche come il primo ponte sul Tevere le prime mura, fondò inoltre la colonia di Ostia; Tarquinio Prisco edificò il Tempio di Giove Capitolino, il Circo Massimo e la Cloaca Massima, aumentando nel contempo il numero dei senatori da cento a duecento; Servio Tullio costruì nuove mura (Mura Serviane) ed aumentò a trecento i senatori; Tarquinio il Superbo fu un despota crudele che inventò nuove torture da infliggere ai rivoltosi.

I re avevano il potere di guidare l’esercito, rappresentare la città davanti agli dei, risolvere le questioni private amministrando il patrimonio della comunità e inoltre disponevano del diritto di vita e morte dei cittadini. I romani avevano anche istituito due assemblee: il Senato e i Comizi Curiati

3.2 Il senato

Al senato partecipavano gruppi ristretti dei capi dei gruppi familiari: le gentes (persone libere che discendevano da un antenato comune) e le familiae (gruppi minori accomunati dalla sottomissione al paterfamilias).Prima dell’istituzione del senato le gentes e le familiae erano organizzazioni politiche che garantivano l’ordine a Roma e provvedevano alla sua difesa. Il senato era consultato dal re per questioni politiche, esprimeva pareri sulle leggi, e alla morte del re deteneva il potere della città fino alla rielezione di un nuovo rex.

3.3 I comizi curiati

La prima divisione della popolazione fu attuata da Romolo che la divise in tre tribù: Tities, Ramnes e Luceres. Al loro interno erano divise in gentes. La più antica assemblea opolare riuniva la popolazioni divisa per curiae (letteralmente “unioni di uomini”) di cui facevano parte solo i membri della gentes. Le curiae che componevano i comizi erano trenta, divise a loro volta in dieci gruppi gentilizi. I comizi curiati riunivano dunque i membri della gentes. La plebe era esclusa dal governo. La funzione delle curiae era quella di formare l’esercito, fornendo dieci cavalieri e cento fanti (centuria) per un totale di trecento cavalieri e tremila fanti. Doveva inoltre eleggere i senatori in numero di dieci per arrivare a trecento senatori. Avevano anche il compito di dichiarare guerra e riconoscere il potere del sovrano una volta eletto.

4. Le classi sociali

Esistevano tre diverse classi sociali: i patrizi, i plebei, e i clienti. I patrizi erano membri della gentes e avevano molti privilegi; si tramandavo una cultura magico-religiosa, tecniche di guerra, potevano diventare magistrati o senatori. I plebei non avevano il diritto di prendere parte al governo e non potevano sposare patrizi. Si pensa fossero indigeni sottomessi ma l’ipotesi più creditata afferma che i gruppi più potenti di Roma si appropriarono delle terre lasciando i plebei senza niente per aumentare la propria posizione. Sovente, a causa delle loro condizioni, si ribellarono allo stato, a volte armati e alla fine tutte queste rivolte portarono nel corso degli anni alla nascita di uno stato patrizio-plebeo.

5. La Famiglia

I clienti nobili erano governati da un sistema patriarcale detenuto dal membro più anziano, il paterfamilias che esercitava un’autorità assoluta (potestas). I figli dovevano sottostare al padre ed era forte il culto degli antenati, tanto che erano conservate statue e busti raffiguranti i loro padri. All’interno e all’esterno di Roma vi furono varie tensioni, una di queste era la necessità di aumentare la popolazione; a ciò pensò Romolo invitando gli stranieri espulsi dalle loro patrie a vivere a Roma. Inoltre, in previsione di guerre, i romani potenziarono l’esercito. Non di rado avvenivano ribellioni di plebei, schiavi o addirittura figli riluttanti ad obbedire al padre; tali colpe erano punite severamente  come monito per chiunque volesse seguirle.

6. Istituzioni private

La donna nel mondo romano non godeva di privilegi: da giovane era costretta a sottostare all’autorità del padre mentre da adulta era obbligata ad obbedire al marito. Non potevano prendere parte alla vita politica e addirittura possedevano solo due nomi (a differenza dei tre che detenevano gli uomini). Anche durante il matrimonio (che era monogamico per imposizione di Romolo) emergeva il modo in cui veniva considerata: una sorta di “oggetto comprato”. Le cerimonie delle nozze era due: il confarreatio (gli sposi mangiavano assieme un focaccia fatta di farro simboleggiante la vita in comune che stavano per intraprendere) e la coemptio (nella quale la donna veniva comprata dal marito come una merce in presenza di una persona con una bilancia).Similmente l’usus (secondo una legge delle XII tavole) stabiliva che l’uso di un bene per un anno legittimava il suo possesso quindi un uomo che conviveva con una donna per questo arco di tempo ne acquisiva completamente i diritti.

Il divorzio poteva essere chiesto solo dal marito, in seguito ad uno di questi comportamenti da parte delle moglie: adulterio, aborto senza consenso del marito o la sottrazione delle chiavi della cantina (poiché alle donne era proibito bere il vino ivi contenuto); in assenza di queste colpe se il marito voleva separarsi doveva cedere metà del patrimonio alla moglie.

7. Istituzioni religiose

Per quanto riguarda la religione i romani venerano svariati dei e non possedevano una mitologia propria. A differenza degli dei greci essi non litigano, non provano sentimenti e non agiscono come uomini. I romani si interessavano al rapporto fra l’uomo e il divino. Non vi sono miti che sostengono la religione ma culti e pratiche quotidiane. I vari dei erano visti come una famiglia governata da Giove e da sua moglie Giunone. Con loro agivano altre divinità:Minerva, Diana, Marte. I romani ammettevano inoltre l’adorazione di culti stranieri come il culto dei Lari (divinità protettrici del focolare), dei Penati (protettori della famiglia) e di Giano (custode delle porte).

La religione era un dovere politico al quale bisognava partecipare, indipendentemente dal rango. Anticamente il re assolveva anche il compito di sacerdote e sempre in questo periodo si praticavano sacrifici umani come pena contro i criminali.

I sacerdoti si occupavano di celebrare le cerimonie; erano divisi in pontefici, guidati dal pontefice massimo, che custodiva le regole su come tenere le celebrazioni agli dei ; i salii celebravano danze di guerra, gli àuguri interpretava presagi divini; gli aruspici esaminavano le viscere animali (alla stregua degli etruschi); i feziali dichiarano guerra e trattati pace; le vestali era fanciulle che custodivano i fuochi che bruciavano perennemente nel tempio di Vesta. Particolare importanza avevano i Libri Sibillini che si credeva contenessero gli oracoli presagiti dalla sacerdotessa di Cuma Sibilla.

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