IL SIGNORE DEL GIOIA

Il mondo in cui viviamo non è che uno dei tanti mondi che formano l’universo; quest’universo fa parte a sua volta di un insieme di più universi con vari mondi e varie civiltà, creati per un disegno imperscrutabile. Ed è di uno di questi mondi di cui vi vogliamo narrare la storia.

LIBRO I – L’ORIGINE

Tutto ebbe inizio con la venuta dei Valar, esseri divini che plasmarono la Terra a loro piacimento. Con loro portarono alcuni servitori, fra essi il più potente e abile era Sauron. Il suo nome era troppo potente per essere pronunciato da semplici labbra umane, perciò si fece chiamare Federico. I Valar crearono Piacenza e le varie scuole, ma uno di essi, Morgoth, conosciuto anche come Rispolius, decise di ribellarsi e di prendere il potere da solo. Con la sua magia creò tantissimi demoni, fra i quali è doveroso ricordare asdrubalis, samanthas, vergingetoribus, cosettas dei miserabilis, australis kathy, Henry, Midge, John e molti altri. Dossenas, uno dei Valar più potenti, duellò con Rispolius . La battaglia finale si svolse sopra un ponte e qui Dossenas pronunciò una frase che rimase impressa ancora oggi: “Tu non puoi passare!”. Distrusse il ponte e fece cadere nel buio Rispolius ma immolò contemporaneamente sé stesso. Alla fine fu sconfitto definitivamente per mano del Valar più potente, Depolius, aiutato da Barbieris e Schiavis, Valar abili nel manipolare la magia, e fu mandato in esilio; pare che adesso insegni inglese ma non può assumere una forma corporea, sebbene il suo spirito abbia conservato la sua crudeltà verso gli studenti; tuttavia una parte del suo animo buono cerca di riprendere il controllo facendo battute spiritose (con spiriti aspri e acuti e a volte accenti circonflessi). Gli anni divennero secoli ma tutto procedeva in pace e i Valar decisero di mandare Federico a Sarmato, una terra desolata e squallida, perfino l’aria che si respira era un’ esalazione velenosa; qui attese per 13 anni ma al 14° anno i Valar decisero di mandarlo al Gioia per forgiare gli anelli del potere da consegnare ai popoli per restare uniti.

LIBRO II – GLI ANELLI DEL POTERE E L’ALBA DEL GIOIA

gesuiti.jpg Tre vennero dati ai re del Gesuiti, esseri saggi e leali;

romagnosi.jpg sette ai sovrani del Romagnosi, grandi costruttori e detentori di ricchezze;

gioia.jpg e nove, nove anelli furono dati ai principi del Gioia, che più di ogni cosa desiderano il potere.

Perché in questi anelli era rinchiuso il potere di governare uniti e sereni tutto il mondo. Ma tutti loro, compresi i Valar, furono ingannati perché venne creato un altro anello…Nella terra del Gioia Federico creò in segreto un anello sovrano e in questi vi riversò la sua malvagità, la sua crudeltà e la sua volontà di dominare ogni forma di vita, … un anello per domarli tutti. Tradì i suoi maestri Valar e assunse il nome di Oscuro Signore; in seguito corruppe i principi del Gioia e li rese immortali per aiutarlo nella sua causa; essi divennero i nazgul, gli spettri al servizio dell’Oscuro Signore; fra questi il più leale nella causa di Federico era il principe Conni che divenne console dell’Oscuro Sire e Signore dell’Esselunga.

LIBRO III – IL SACRO IMPERO DEL GIOIA

In seguito l’Oscuro Signore radunò un esercito da due miliardi di uomini e sferrò un attacco contro tutti. Una a una le scuole libere di Piacenza caddero sotto gli eserciti inarrestabili dell’Oscuro Sire, che promise loro aiuti e sostenti. Coloro che si ribellarono furono massacrati. La prima guerra si scatenò contro le orde Daciche, il popolo del Mazzini. Nessuno sopravvisse e le ricche regioni furono annesse al Gioia. Questa fu la prima provincia sottomessa al Gioia. Due guerre si scatenarono poi contro i Galli, barbari che dimoravano lontano da Piacenza, nelle terre fra Rottofreno e San Nicolò. Sconfitti facilmente questi ultimi Federico volse lo sguardo a Sud, posando il suo sguardo su Sarmato. Si narra nelle leggende che egli avesse dimorato in questi luoghi all’arrivo dei Valar, ma fu felice di conquistarlo; si dice ancora che qui, prima di recarsi a Piacenza, egli avesse fondato un regno ma gli venne tolto dai valar e affidato al popolo dei sarmati; in seguito Federico avrebbe cercato di portare la civilizzazione a questo popolo ma venne scacciato. Per anni Federico vagò nei boschi lì vicino, lungo il corso del fiume Po, fino a che non venne richiamato dai Valar. Fortificò questi luoghi e li difese col passare degli anni dai popoli invasori

LIBRO IV – LE BATTAGLIE

La battaglia del Bar Milano

Questa battaglia si svolse nei pressi di un avamposto del Gioia che serviva come locanda di ritrovo per i viaggiatori. Alcuni barbari ribelli volevano impossessarsi di tale fortezza e lo avrebbero fatto se le truppe inviate dal Gioia non li avessero intercettati al momento giusto.

La battaglia delle foreste di Teutoburgo (o Piazza Baciocchi)

Un numero sempre crescente di barbari si era accampato nelle vaste foreste di Piazza Baciocchi, conosciuta anche come Teutoburgo. l’Oscuro Sire inviò solamente un piccolo contingente di esploratori per visionare gli invasori, tuttavia i barbari tesero un imboscata alle truppe. Nessuno del Gioia ritornò ma tutti i barbari furono uccisi e dispersi, mandando in rotta i pochi superstiti.

L’assedio del Mazzini

Al culmine del potere del Mazzini i loro eserciti seminavano il terrore nelle terre limitrofe. Bisognava bandire tale città dal mondo. Allestito un potente esercito e costruite torri d’assedio e trabocchi l’Oscuro Sire mandò il suo esercito per distuggere il Mazzini. l’assedio durò per dieci giorni ma alla fine una breccia aperte nelle mura favorì la vittoria del Gioia. I sopravvissuti del mazzini furono imprigionati nelle prigioni di Palazzo Farnese.

La battaglia del fiume Trebbia

Alcuni eserciti invasori, provenienti da terre lontane, stavano per entrare a Piacenza. Dal Gioia intervenne l’Oscuro Signore in persona alla testa di un esercito di falangiti e di elefanti per scacciare gli invasori. Dopo ore di battaglia la vittoria andò al Gioia.

La battaglia del fiume Po

Questa fu una delle più cruente battaglie di Piacenza. Alla testa di un orda sconfinata di barbari che parlavano in inglese e pronunciavano i tormentoni di Rispolius, Asdrubale attaccava battaglia su un avamposto chiamato Auchan. L’intera fortezza venne distrutta da Asdrubale che avanzò dando fuoco a tutto. Un piccolo gruppo di pompieri, tentando di spegnere le fiamme, diresse il getto dell’acqua contro Asdrubale in avvicinamento, facendolo cadere dal ponte. Con la morte del loro generale i nemici si ritirarono. Ancora oggi, a memoria di questo fatto vi è una statua alla memoria di questi pompieri (vi è il Po personificato, i nemici che scappano mentre trainano le loro barche, vari soldati del Gioia e la dea prottetrice dei contadini e artisti.

La battaglia di Ariminum

L’Oscuro Sire decise che Ariminum, sordido covo di feccia criminale, doveva essere distrutto. Inviò il suo console alla testa di un imponente esercito con l’intenzione di distruggerlo.Rase al suolo molte costruzioni e prosciugati i laghi contaminati il Console Conni tentò una sortita per erompere nelle mura di Ariminum. Dopo violenti scontri il panico prese il sopravvento e gli abitanti di Ariminum vennero massacrati mentre fuggivano.

Il passo del Rubiconis

Una guerra civile infuriava al Gioia: i ribelli erano scappati nelle pianure del Daturi, terra di sofisti illuminati, ma dalla luce solare; l’Oscuro Sire in persona attraversò un rigagnolo di acqua chiamato Rubiconis pronunciando “Il dado è tratto”; poco dopo, avendo visionato l’accaduto attaccò e vinse con rapidità. Pronunciò un’altra frase che passò alla storia: “veni, vidi, vici”.

La Prima Battaglia dell’unificazione

E venne il tempo in cui i continui disordini nei confini più lontani nell’impero dell’Oscuro Signore si fecero più pericolosi. In un’era dove l’uomo si fece bestia e la bestia divenne uomo enormi eserciti di rinnegati e ribelli si stavano organizzando nei vari paesi più remoti. Qui saccheggiarono e razziarono le piantagioni, rapirono gli abitanti e distrussero le abitazioni; era il momento di agire… Nel mese di maggio dell’anno 2007 dopo la venuta dei Valar l’Oscuro Sire, a capo del suo esercito al gran completo, si diresse in queste zone, deciso a liberarle. Qui trovò l’anarchia personificata: campi distrutti, case ridotte a macerie e altre cose innominabili; si spinse più avanti fino ad incontrare i nemici. Le battaglie furono crude (ma anche cotte e granbiscotte) e durarono per diverso tempo ma alla fine il Gioia trionfò.

La Seconda Battaglia dell’unificazione

La seconda crociata durò poco, ma fu terribile. Barbari infiniti si erano accampati nel Daturi, decisi ad assediare il Gioia. L’Oscuro Sire, di ritorno dalla prima crociata, era molto lontano e gli abitanti del Gioia dovettero vedersela da soli. I barbari volevano liberare i propri compagni rinchiusi nelle prigioni di palazzo farnese e decisero di assediarlo. Gli abitanti del Gioia resistettero per due giorni ma alla fine dovettero arrendersi. Mentre stavano per liberare i prigionieri dei corni risuonarono in lontananza è un’immensa schiera, un oceano di guerrieri che si estendeva da un orizzone verso l’altro comparve; una figura alta e pesantemente corazzata si sollevò dall’esercito, cirocndato da nove cavalieri neri: era l’Oscuro Signore ritornato dalla prima crociata. Alla vista del caos accaduto in sua assenza attaccò senza pensarci e dopo alcuni minuti i ranghi compatti della falange del Gioia ebbero la meglio e costrinsero alla fuga gli invasori.

LIBRO V – IL GIOIA

“Non si entra con facilità nel Gioia; i suoi cancelli sono sorvegliati da più che meri uomini. Lì c’è il male che non riposa mai, e il grande occhio è sempre attento. Il suo sguardo trapassa cenere, vento, vesti, carne e pensieri. E il male incarnato, l’Oscuro Signore, è sempre ansioso di fare prigionieri. Nemmeno con 10000 uomini sarebbe possibile entrare”

Parole di Slivolitz, un barbaro della scuola Dante, prima che un orda di 15000 barbari tentasse di penetrare nel Gioia. Furono trucidati tutti dall’Oscuro Sire.

Il Gioia, da millenni il principale baluardo di Federico, giace a est di Piacenza e confina con il Romagnosi, il Mazzini e il Gesuiti. Il Gioia è ora il regno più vasto e temuto dell’intera Piacenza. E’ divisa in due da una lunga strada, chiamata Viale Risorgimento, percorsa ogni giorno da mercanti in cerca di commercio e dagli eserciti dell’Oscuro Signore in ritorno da spedizioni punitive contro i ribelli. In una parte si estendono le vaste pianure chiamate Daturi o Morranon; sono presenti in queste zone accampamenti di tribù nomadi che servono l’Oscuro Signore ed è chiuso da un cancello enorme, il Cancello Nero. Esso sbarra la via agli eserciti nemici e funge da torre-vedetta. Le pianure sono anche dimore di molti animali. L’intero territorio del Gioia è circondato da imponenti catene montuose che formano una barriera naturale (immaginatevi l’estensione del Gioia come ad un cerchio circondato da monti alti 3000 metri); nessuno può penetrare nel Gioia senza essere visto. Innumerevoli sentinelle sono pronte a suonare l’allarme qualora degli intrusi volessero entrare o attaccare la sacra terra. Al centro di queste pianure si trova il Monte Fato, un vulcano di 7000 metri ancora attivo; fu qui che Federico forgiò l’Unico Anello. Vi si trova anche un’imponente costruzione, chiamata Palazzo Farnese, dove vengono rinchiusi nei sotteranei servi traditori e riluttanti nonchè gli innumerevoli schiavi che lavorano incessantemente per sostentare la popolazione egli eserciti del Gioia. La seconda parte del Gioia ospita la capitale, una enorme città interamente scavata sul fianco delle montagne, chiamata Minas Mordor, la città nera. Qui, nella torre più alta di tutte, è fissato un grande occhio, avvolto nelle fiamme, senza palpebre; il suo sguardo trapassa cenere, vesti, carne e pensieri; è una manifestazione dell’immenso potere dell’Oscuro Signore che Federico controlla come se fosse un’estensione del proprio corpo. All’interno di tale torre, risiede l’Oscuro Sire, assiso nel suo trono circondato dai suoi servi e dalle sue guardie del corpo, sempre intento a cogitare e a pensare sul futuro. Altre volte si affaccia alla finestra per contemplare i suoi domini. La popolazione del Gioia vive di sotto, intenta a tradurre senza mai riposarsi testi antichi in greco e a studiare incessantemente, oppure si dedica all’arte della guerra. Sopra il Gioia aleggia una cappa inscindibile di oscurità, tale che nemmeno i raggi del sole possono oltrepassarla. E’ opera dell’Oscuro Sire, infatti in questo modo le coltivazioni non vengono bruciate dal caldo che si abbatte terribilmente in queste regioni. Le riserve idriche vengono da un grande fiume, chiamato Po, che si estende fuori il Gioia. Le piantagioni sono perlopiù barbabietole, grano, frumento, orzo, limoni e arachidi; inoltre sono presenti strani alberi, denominati alberi-macchinette che come frutti danno sacchetti di patatine, bounty e caffè in bicchierini di plastica con l’opzione extra zucchero. Oltre a ciò ci sono gli immancabili intrighi di rovi, alberi contorti e spenti che emettono aghi venefici ed esalazioni tossiche. L’aria stessa che si respira vicino a queste piante è un’ esalazione velenosa.

LIBRO VI – L’ESERCITO DELL’OSCURO SIRE

“Ed essi erano lì, impassibili e inamovibili; i nostri caricarono ma si infransero su un muro di scudi e picche, infilzati da frecce, scaraventati in aria da massi volanti e ridotti in cenere dalla magia dell’Oscuro Signore. Fu un massacro”

Da “Il nostro regno”, annotazioni di uno scriba del Mazzini mentre osservava la battaglia fra gli eserciti del Mazzini e la falange del Gioia.

Per analizzare le tattiche di Federico bisogna osservare il suo esercito diviso in tre parti. La prima linea si presenta così:

PRIMA COORTE

La prima coorte presenta in prima linea la falange; la falange è composta nel primo rango da guerrieri addestrati all’uso del pavese; il pavese è uno scudo imponente di forma rettangolare leggermente in rilievo; esso viene posizionato a terra e il guerriero che lo porta viene completamente coperto dalla sua ampiezza; così facendo ogni soldato unisce il proprio pavese con quello del commilitone di fianco fino a formare una sorta di muro che i nemici nono possono in alcun modo superare; inoltre dispongono di balestre (vedi a destra la fotografia di un soldato della falange), che sono enormi archi che scagliano frecce in grado di oltrepassare un nemico, e mentre questi arrivano a contatto con i pavesi, i guerrieri dell’Oscuro Sire si nascondono sotto l’imponente scudo, semplicemente accucciandosi; tentando di distruggere i pavesi i nemici, senza riuscirci (hanno un rivestimento in metallo) i soldati del Gioia nei ranghi posteriori attaccano i nemici facendo passare sopra il pavese picche lunghe 2 metri e mezzo, senza doversi esporre (sotto si possono vedere alcuni guerrieri durante un allenamento nel Gioia); fino a quattro ranghi possono inoltre attaccare dalle retrovie mentre i compagni che reggono il pavese stanno accucciati sotto di esso. Inoltre fornisce protezione al tiro nemico innalzandolo in un arco di 45°, facendo in modo di non subire perdite da tiro. I frombolieri proteggono i fianchi della falange e mentre il nemico si avvicina lanciano lunghe catene che terminano con piccole palle chiodate che possono provocare gravi ferite o immobilizzare un soldato; un fromboliere esperto è in grado di colpire un nemico a 200 metri o di farlo cadere a terra lanciando l’arma all’altezza delle gambe: queste verranno “legate” e causeranno la sua caduta. Infine l’ultima linea della prima coorte sono due legioni di guerrieri con spada, pronti a subire l’urto qualora il nemico riuscisse a sconfiggere i frombolieri o ad oltrepassare la falange (cosa del tutto impossibile dato che nessuna truppa, nemmeno la cavalleria pesante, vi è riuscita).

Numero di uomini della prima coorte: 6000 uomini – Prima unità di frombolieri: 700 uomini – Seconda unità di frombolieri: 800 uomini -Falange: 1500 uomini – Prima e Seconda unità di guerrieri: 1000 uomini ciascuna

SECONDA COORTE

La seconda coorte è formata da guerrieri del Gioia che proteggono i fianchi dello schieramento, mentre al centro si trovano gli arcieri che tempestano il nemico di frecce quando inizia ad avvicinarsi mentre le catapulte scagliano enormi massi, sovente incendiati, nei ranghi avversari, liberando un’onda d’urto enorme. Nel cuore della seconda coorte si trova l’elite dei guerrieri, i possenti Guardiani del Gioia (in alto), fanti addestrati all’uso delle alabarde, lunghe lance che terminano con un’estremità pesante e affilata, in grado di tagliare in due un uomo e rivestiti di armature pesanti finemente lavorate. La seconda coorte è veramente il cuore dell’esercito ed è protetta nei fianchi dai guerrieri del Gioia armati di spada e scudo mentre davanti a sé si trova la prima coorte che con la falange costituisce un muro impenetrabile; mentre il nemico cerca invano di oltrepassare la falange gli arcieri tirano sui loro ranghi ammassati, dove anche un colpo sbagliato può aver colpito qualcuno.

Numero di uomini della seconda coorte: 5960 uomini -Unità di arcieri: 200 uomini ciascuna – Catapulte: 8 in totale più 10 serventi ciascuna. -Guardiani del Gioia: 2000 uomini – Prima e Seconda unità di guerrieri: 1000 uomini ciascuna.

TERZA COORTE

La terza coorte rappresenta le retrovie dell’esercito dell’Oscuro Signore, ed è composta da 12 unità di guerrieri del Gioia armati di spada e scudo di 1000 uomini ciascuna, per un totale di 12000 uomini. Proteggono il centro da eventuali attacchi alle spalle da parte di esploratori nemici o dalla cavalleria e avanzano per rinvigorire il fronte dalle perdite.

ALLEATI

Un regno così vasto come quello di Federico porta varietà nelle truppe che può schierare; lo schieramento sopra elencato rimane uguale in ogni battaglia ma l’Oscuro Signore può ricorrere ad ogni sorta di bizzarre unità; enormi mostri muscolosi, conosciuti come Troll, incedono al passo degli eserciti dell’Oscuro Sire, proteggendo il fronte dal tiro nemico (essendo difficili da ferire e insensibili al dolore); inoltre i nazgul, gli spettri di Federico, portano continui attacchi alle zone vulnerabili dei nemici, come le macchine da guerra o attaccano i generali; sono comandati da Conni, il Re degli Stregoni, il servo più leale di Federico, e cavalcano enormi rettili alati. Ovviamente ciò che rende il vasto esercito di Federico unito è l’Oscuro Signore stesso; egli comanda i nazgul in arcione alla sua bestia alata, un rettile di colore scuro e con una malvagità al pari di quella di Federico. L’Oscuro Signore fiacca la risolutezza del nemico, lanciando magie per mezzo dell’Anello del Potere o schiantandosi sulle formazione, facendo roteare la sua mazza.

LIBRO VII –STORIA VERA (ANNOTAZIONI DELLO SCRIBA DEL GIOIA LUCIANO)

“Al mio Signore, Federico il Grande, il Signore degli Anelli, Sire Incontrastato, il Latinista, io dedico questo libro, sui suoi possedimenti e sui popoli assoggettati. Possa la felicità arridere sempre ad Egli, il mio unico e giusto Signore.”

DE GIOIAE IMPERIIS AB URBE CONDITA

CAP. I – L’ORIGINE

Sull’origine di Federico si sà gia molto; egli era un servo dei Valar, gli dei che crearono il Gioia e Piacenza, ma Federico, approfittando dei disordini fra i suoi padroni si ribellò e usò il suo potere di sobillare il popolo con la sua voce per radunare un vasto esercito e ritirarsi a Sarmato. Qui egli divenne ciò che è adesso: una persona saggia, ma completamente pazza (autocritica di Federico). Radunato un vasto esercito per tredici anni al quattordicesimo Federico marciò sul Gioia e lo conquistò mettendo in fuga i Valar, il resto è storia… Qui egli venne a conoscenza per la prima volta del Latino e ne fu completamente assoggettato, tanto che impose che venisse parlato come lingua internazionale, ut omnia pararet. Is, cum grano salis, urbes et hostes vastavit, nihil apud Placentiam eum necare potebat. Federico è anche soprannominato Latinista forzato (da egli stesso), scrive sempre frasi in Latino preso dallo Pathos greco, ed è un grafomane ( in efffeti, osservando il numero di parole vergate senza immagini lo denota, è lui che guida la mia mano nello scrivere!!) quindi se siete arrivati fin qui vi stimo molto come persone pazienti ma il bello deve ancora arrivare….

DE IMPERIIS FRIDERICI

CAP. II – F.P.Q.G

F.P.Q.G. è un acronimo della frase in Latino (rigorosamente in Latino) Fridericus Populusque Gioiae-Federico e il Popolo del Gioia voluto da egli stesso (ipse- autos) dopo aver espanso il suo regno oltre ai limiti conosciuti, conquistati la Numidia Proconsularis, Alesia, Patavium, Ariminum, Octodurum, Lugdunum, Segestica, Syracusae, Cartago e Nicomedia. Il suo regno è il più vasto conosciuto e comprende svariati popoli, che non sono stati massacrati perchè il Gioia assimila le culture dei popoli sottomessi come i Romani e Marta Sordi insegnano.

DE GIOIAE POPULIS ET AMOENITATIBUS EXOTICIS

CAP. III – I POPOLI

Svariati popoli sono sottomessi al Gioia; uno di essi è il popolo degli ippogipi, strani esseri a forma di drago che cavalcano avvoltoi oppure vi sono uomini dalla testa a candela; la loro condanna è lo spegnimento. Non so molto sugli altri popoli, vi sono comunque popolazioni arretrate che vivono di guerra; i loro guerrieri costituiscono le truppe ausiliarie degli eserciti del Gioia.

DE GIOIAE RELIGIONE

CAP.IV – LA RELIGIONE

La religione professata al Gioia vede la creazione del mondo da parte di entità divine note come i Valar; essi furono sconfitti da Federico quando salì al potere tuttavia egli non volle che il loro ricordo fosse offuscato quindi ordinò che venissero onorati come dei. Vi sono vari santuari e statue nelle zone vicine al Gioia, a testimonianza del forte credo.

DE MAGNIFICENTIA ELOQUENTIAQUE GIOIAE

CAP. V – IL SENATO E I GENERALI

Il Gioia è presente un’assemlea che giudica le leggi promosse da Federico, valutandole e approvandole. Così al Gioia rimane un ordine pubblico tranquillo, al fine di eliminare i vari demagoghi e sobillatori. I senatori sono molti e costituiscono un’assemblea chiamata V ginnasio A della quale fa parte Federico stesso; la massima carica alla quale un senatore può aspirare è quella di console (petere consulatum, per usare un’espressione a me amica), che ha il compito di reggere in battaglia lo stendardo personale di Federico: un occhio rosso enorme, senza palpebre, stagliato su uno sfondo nero che incute terrore ai nemici rinfrancando il morale dei guerrieri e opliti del Gioia; esso indica che Federico vede i suoi guerrieri e si aspetta perciò che combattano e nel contempo osserva la disfatta dei nemici. Il comando dell’esercito (per maggiori dettagli rimando alla descrizione fatta dal mio Signore riguardo le sue legioni) è retto da generali e sotto ufficiali, presi dalla sacra assemblea chiamata V ginnasio A, ma Federico ha la priorità sul comando, dato che è sempre presente in ogni battaglia, mentre i vari generali danno vari consigli tattici.

DE STUPIDITATE DEL FORNI

CAP. VI – UNA GRANDE MISSIONE

Al console Conni e all’Oscuro Sire il volere divino impose una missione mai tentata prima, che avrebbe cambiato le sorti del pianeta. Del Fornus, un senatore da sempre astioso all’Oscuro Sire avvelenò alcuni pozzi, tenendosi l’antidoto nelle sue bottiglie d’acqua (pare che Del Fornus beva solo acqua). Dovevano separare Del Fornus dalla sua fida bottiglietta di acqua san benedetts la quale lo accompagnava in ogni parte dell’ecumene. Ebbene alla spedizione partecipò anche Dossenas che con i suoi denti tentò di separare la bottiglia dalle mani dell’essere umano, riuscendo mentre faceva finta di interrogarlo in greco.

Il prossimo passo narrerà il periodo in cui l’impero di Federico stava per crollare e della sua momentanea divisione. Vi prego di leggerlo poichè in questi testi ho cercato di dare il meglio di me stesso. LeggeteLi dunque con attenzione (avrei usato in Latino un nesso relativo, …)

DE CONIURATIONE SENATORUM

CAP. VII – LA VENDETTA DI PIACENZA

Giunse il momento in cui alcuni senatori vollero prendere il potere… Alle Idi di Marzo dell’anno 2007 dopo la venuta dei Valar Federico venne attratto dai senatori nella camera militantis, situata al primo piano del palazzo del Gioia, e uno sgherro, chiamato Casca, si avventò con un coltello sull’ Oscuro Sire. Egli, vedendo il traditore, disse:”Maledetto Casca, che fai?” e subito sguainò la sua spada mettendo in fuga l’assassino ma in quel momento gli furono addosso venti persone; fra di essi vi era anche il senatore Del Fornus che riuscì a ferirlo. Federico disse, vedendolo, : “Tu quoque, Del Forni, amice mi!” Tuttavia, quando la fine sembrava certa Federico riuscì a riprendersi la spada sottrattagli prima e mise in fuga i suoi carnefici che vennero subito catturati dai fedeli Immortali, i guardiani del Gioia, e vennero imprigionati nelle segrete di Palazzo Farnese. La mente dietro il progetto era quella di Catilina-Fernandeuorums, che venne mandato in esilio Calaris, per non essere più rivisto. Ma per il Gioia i guai erano appena iniziati….

DE BELLO SERVILI

CAP. VIII – LA RIVOLTA DEGLI SCHIAVI

Giunta la notizia della ribellione, Parmenione, uno schiavo da sempre riottoso, si ribellò e nascose in una noce zolfo e polvere piritica e si presentò davanti al popolo dichiarando di essere posseduto dai Valar che lo esortavano a riunire gli schiavi e prendere il potere spodestando l’Oscuro Sire. Il popolo reagì intimandogli di andarsene ma proprio in questo punto accese un fiammifero e appiccò il fuoco dalla noce imbottita di zolfo prvocando una fiamma che erompeva dalle sue mani. Vedendo questo il popolo imbracciò le armi e si diresse al Gioia. Federico fu costretto ad inviare l’esercito che, disciplinato e addestrato, mandò in rotta i contadini, nonostante la perdita degli accampamenti dei pretori. Parmenione venne esiliato in seguito.

DE GIOIAE RIPRESA ET BELLO GALLICO

CAP. IX – LA CONQUISTA DI NUOVE TERRE E LE CROCIATE

Per disperdere la popolazione troppo ammassata al Gioia, Federico decise di conquistare nuove terre. Allestito un potente esercito vennero dchiarate nuove guerre e crociate. Moltissime terre furono conquistate e la popolazione andò ad abitarle.

DE ULTIMO ACTO: GIOIAE OBSIDIONE

CAP. X – L’ASSEDIO DEL GIOIA, LA FINE DEI TEMPI E DI TUTTE LE COSE

Ed infine si giunse alla Fine dei Tempi. La precedente ribellione e congiura erano state sventate ma un ultimo atto doveva accadere. Con questa azione si sarebbe deciso il futuro di Piacenza, se governato dal male incarnato, Federico l’Oscuro Sire e il Console Conni, oppure se Piacenza ritornasse buona. I Valar, da allora rimasti in disparte, per 2000 anni nascosti vicino al Po, radunarono un esercito che superava addirittura in numero le legioni del Gioia: 2 miliardi di uomini contro i due milioni di soldati del Gioia. Nel mese di Agosto del 2007 i Valar si preparavano a lanciare l’ultimo assalto, la battaglia finale. Essi erano De polius, il valar più potente, Barbieris, Schiavis e addirittura Rispolius, ritornato in luce dopo aver tradito i suoi fratelli valar; diedero il comando dell’esercito ad alcuni senatori ribelli della V ginnasio A: Bisis, Mezzadris, Beatrix, Asterix, Del Fornus (ancora smanioso di uccidere l’Oscuro Sire) e il ritorno di Maximus, ossia il generale Edoardus Malerbas che era stato mandato in esilio dopo che Federico e Conni avevano capito le sue vere intenzioni. Contro così tanti nemici il fato del Signore Oscuro era segnato, ma arrivò una delegazione straniera: erano dei barbari che erano stati cacciati dai Valar durante la loro marcia sul Gioia e volevano vendetta; si unirono così ai falangiti e ai legionari del Gioia, aumentando il numero dell’esercito al quattro milioni, costituendo truppe ausiliarie di supporto di tiro. In risposta però i Valar riuscirono ad nire fra loro le varie poleis-scuole di Piacenza:Mazzini,Romagnosi, Gesuiti, Respighi e ogni scuola libera di Piacenza. La Storia divenne leggenda, la leggenda mito. Le forze dei popoli liberi, 4 miliardi di persone, giunsero al Gioia e l’assedio ebbe inizio.

Tutto ciò sfociò nella più grande battaglia mai conosciuta.

LIBRO VIII – LA FINE DEI TEMPI

attak.jpg” Tutto deve passare, perfino la malvagità. Niente può fermare il potere della vita, neppure la morte. Oggi noi riscattiamo il mondo dal misticismo e dalla tirannia e lo avviamo verso un futuro più radioso di quanto si possa immaginare. Dite grazie, soldati, a tutti i Valar! Per la libertà, caricaaa!”
Discorso del Generale Maximus Edoardus (qui in alto) prima di lanciarsi contro la falange del Gioia nella battaglia finale.
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“Nell’Oscurità e nell’orrore di un mondo che si sta frantumando, voi che siete l’esercito del vero creatore e io che ero antico già all’alba dei tempi, marceremo ancora una volta ed elimineremo tutto ciò che è caos e disordine, poichè nostro è il vero cammino e nessuno ci disubbidirà! Per tutto ciò che ritenete più caro al Gioia, io vi invito a resistere, fedeli dell’Oscuro Sire!! Vieni avanti Malerbas se ne hai il coraggio! Conni suona la carica, avantiii!”
Parole di Federico, l’Oscuro Signore, rivolto al suo esercito e al Console Conni che rimase al suo fianco fino all’ultimo, prima di controcaricare l’esercito dei Valar nella battaglia finale. Qui egli incita il generale Maximus a caricare la falange del Gioia schierata in tutta la linea frontale del Daturi. Decise poi di controcaricare l’esercito dei Valar per incitare le sue truppe.

LA BATTAGLIA DELLE TERMOPILIS

Alla fine l’esercito dei popoli liberi giunse alle porte del Daturi. L’oscuro Sire lasciò un drappello di uomini che difendessero il passo delle Termpolis, un angusto corridoio dove i numeri non contavano, lasciandovi trecento falangiti. Essi resistettero per tre giorni al comando del luogotente Leonidas ma alla fine un traditore condusse i Valar alle spalle dei falangiti che morirono eroicamente fino all’ultimo uomo. Leonidas, scagliando la sua lancia prima di essere trafitto da frecce, riuscì a ferire Rispolius, impresa che mai nessun mortale aveva mai fatto. Ma egli, essendo uno degli dei immortali, nati prima della creazione del mondo e destinati a perdurare alla sua distruzione, non ne rimase ucciso.

LA BATTAGLIA DI CINOCEFALE, DI CANNE E DEL FIUME PO

A cinocefale, così chiamata per i colli che assomigliavano alla testa del cinocino, si svolse una battaglia decisiva per i Valar: i falangiti e i legionari del Gioia vennero intrappolati nei boschi e massacrati. A Canne, dove l’esercito del”Oscuro Sire era più numeroso, si gettò subito in combattimento ma dei cavalieri dei valar riuscirono a caricarli alle spalle e a sconfiggerli tutti. Sul fiume PO ancora i Valar vinsero ma, in un unico eroico atto, il generale Bencisenseus ordino di far collassare il ponte sul PO per fermare i rinforzi in arrivo. Tutti i guerrieri di quel manipolo di triari del Gioia perirono ma impedirono nel contempo l’arrivo di rinforzi.

LA BATTAGLIA FINALE

la-vendetta-di-maximus.jpg L’arrivo dei Valar (alla testa vi è il generale ribelle Maximus)
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La carica dei Valar contro la falange del Gioia, dietro si vede l’avamposto del Daturi.

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La falange del Gioia cerca di resistere.

A questo punto, nelle pianure del daturi si combattè la battaglia finale. I 4 milioni di uomini del Gioia si chiusero a riccio, nel tipico schieramento adottato da Federico, con la falange in testa, i legionari ai lati e dietro gli arcieri, i frombolieri e i peltasti. I guardiani del Gioia con Federico stavano al centro mentre Conni guidava gli equiti di rinforzo; gli ausiliari proteggevano i fianchi e il retro dello schieramento. La cavalleria dei Valar inizialmente si infranse sul muro di picche ma il numero ebbe la meglio. Ripiegarono con ordine, lasciando campo libero alla seconda coorte del Gioia, la più potente, dove vi erano 90000 Immortali, i guardiani del Gioia e l’Oscuro Signore Federico in persona. A questo punto entrambi gli eserciti erano gravemente menomati, le perdite erano maggiori tuttavia nell’esercito dei Valar, poichè i loro guerrieri avevano armature leggere e perivano facilmente sotto i colpi di armi da tiro.

L’esercito dei Valar è infinito, i guerrieri del Gioia combattono strenuamente ma il mero numero avvantaggia i Valar, minacciando di sopraffare i pochi legionari del Gioia. All’improvviso gli equiti di rinforzo dei Valar, dopo aver compiuto un aggiramento alle spalle della falange del Gioia, caricano in un rombo assordante, spezzando la formazione e circondando i guerrieri dell’Oscuro Sire. I Guardiani del Gioia riescono a ribaltare la situazione menando fendenti con le possenti alabarde ai cavalieri privi di corazza ma i Valar mandano alla carica i catafratti, cavalieri in armatura pesante e i guerrieri ispanici, folli barbari mercenari assetati di sangue, e i galati, belve umane con pitture di guerra interamente bianche, e le sorti si capovolgono. Non c’è via di fuga per il Gioia, l’ultimo atto, dove sarebbero morti tutti, circondati da ogni lato, nessun spiraglio. Tutto è perduto ma in quel momento, sotto lo sguardo del mondo intero, quando anche Conni stava per arrendersi, Federico tenta un ultimo gesto e si lancia nel mezzo della lotta, incurante del pericolo; viene ferito al petto e cade in ginocchio, stillante sangue dalla ferita. In quel momento il tempo si fermò: l’Oscuro Signore si guardò intorno, vide i suoi uomini perdere la vita solo per un suo semplice gesto, tutto attorno gemiti agonizzanti e il simbolo del suo potere, e forse della sua malvagità, distrutto. La fine dei tempi è giunta, pensò, tutto deve aver fine, tutto ritorna al punto di partenza. Si rialzò in piedi mentre ogni esercito era fermo ad osservare; la sua morte avrebbe deciso tutto. Si tolse l’imponente elmo e rivelò per la prima volta la sua faccia, sempre celata dall’elmo, a tutti; era un volto umano, non terribile come tutti pensavano e negli occhi brillava una luce pallida, come il sole ormai tramontato. Rivolse un ultimo sguardo alle sue terre, al suo Console, Conni, ai suoi uomini e si gettò, un’ultima volta, contro il nemico, nonostante le molte ferite subite.

Di fronte a un tale atto di coraggio i Valar tentennarono ma combatterono cercando di sconfiggerlo ma il coraggio folle di un uomo può rinfrancare il morale di tutti. L’esercito in rotta del Gioia si chiamò a raccolta sotto i corni e i tamburidi guerra e caricò; se fossero morti tutti, sarebbero morti con il loro Signore. Conni stesso, caricando a piedi, uccise molti nemici. Quando tutto sembrò perduto i senatori traditori azzardano, e tutti, Bisis, Mezzadris, Asterix, si gettano sull’Oscuro Sire. Federico riuscì ad uccidere Asterix e a far fuggire Mezzadris e Bisis ma nel contempo si para davanti un’altra figura: Edoardus Malerbas. E si combattè l’ultimo duello, nonostante sbilanciato per l’Oscuro Sire, gravemente ferito. Un colpo dopo l’altro si creò una gabbia di scintille intorno ai due combattenti e nessuno dei due ebbe la meglio. Alla fine Federico, gravato per le ferite precedenti, abbassa la guardia e si ritrova la spada conficcata nel petto, poi una lancia brandita da Bisis gli sfonda lo stomaco e le spade di altri senatori traditori si conficcano nel corpo. Federico raccolse tutte le forze rimastegli e si rialzò alla vista di altri senatori da sempre ritenuti amici suoi; solleva la spada e uccide Obelix alla sua destra e Panoramix alla sua sinistra; spinge via Edoardus e spezza la lancia di Bisis, facendola crollare a terra, mentre Federico incita con un ultimo grido i suoi guerrieri che combattono ancora più strenuamente. Ripresosi dalle ferite grazie anche all’armatura spessa che ne ha affievolito la gravità l’Oscuro Sire guarda il senatore Del Fornus, spalleggiato da Baiardeus e Ghisonisis avvicinarsi a lui e li carica, ferendo le due senatrici e facendoli scappare tutti. Tutto attorno infuria il caos, mentre i soldati del Gioia, sempre meno numerosi, cadono uno a uno. In quel mentre ritorna Malerbas che viene però ferito da Federico e questa volta fugge. Alla vista del loro generale in fuga l’esercito dei Valar tentenna ma è spronato di nuovo dai Valar, De Polius e Rispolius, immortali. L’ultimo atto avviene: tutti i senatori, abili guerrieri, si sono uniti e si richiama a raccolta Edoardus. I senatori ribelli sono Malerbas, Del Fornus Biancas, Baiardis, Beatrix, Bisis, Mezzadris, Ghisonisis, Molinarensis, Casateus, Bennisens, Chuck Norris e Merengheciospas-pasa-pan. Tutti si gettano su Federico, Conni è lontano, nessuno può aiutarlo. Ferite gli vengono assestate, l’ultima vicono al cuore. Avendo subito ferite che avrebbero ucciso un uomo comune Federico non si dà per vinto e in un ultimo gesto contrattacca. La sua maestria con la spada è impareggiabile, cadono sotto i suoi colpi molti senatori ribelli e riesce a ferire alla mano il generale Malerbas, questa volta facendoli fuggire tutti definitivamente. Del Fornus, sovrano della provincia dei Galati, non potendo subire una sconfitta per mano di Federico si toglie la vita uccidendo anche Baiardis e Ghisonisis. Gli verrà dedicata una statua dal titolo il galata suicida. Con la vista dei demagoghi in fuga l’esercito dei Valar va in rotta, loro stessi comandano la ritirata, fuggendo al di là dei confini conosciuti, al di là del Po, al di là di Piacenza, nell’infinito di uno dei tanti mondi creati per un disegno imperscrutabile. Il Gioia aveva vinto.

I soldati del Gioia e Conni mentre raccoglievano i caduti riconobbero per terra la figura del loro Signore e compagno Federico, ansimante per le ferite, che ringraziò loro come sapeva fare:

“Se mai un’anima libera dovesse giungere qui, negli innumerevoli secoli di là da venire, possano le nostre voci sussurrarle dalle pietre senza età che qui, secondo le nostre leggi, noi giaciamo. Ricordate chi è caduto per salvare la libertà, io non desidero canzoni, monumenti o poemi di guerra, ricordatevi di noi. Conni, ti affido l’ultimo compito: recati a Sarmato, nella zona vicina al Po, c’è un colle, non ti puoi sbagliare, perchè è sempre baciato dal sole. Sulla cima vi è la casa dove sono cresciuto. Sali lassù e inspira il profumo dei vigneti e ascolta in silenzio il canto degli insetti; da lì manda un bacio da parte mia alla bella Piacenza, ora libera da me”.

Prima di andarsene Conni chiuse con un gesto gli occhi del suo Signore.

Con questo tutto tornò tranquillo.
sauron-mordor.jpgDipinto in onore di Federico mentre osserva le sue truppe.

Nonostante le ferite mortali i medici del Gioia riuscirono a guarire Federico che si riprense e tornò ai suoi possedimenti. Egli promise leggi più giuste, ma non abbandonò le sue mire espansionistiche di battaglie, mille altre ce ne furono, ma questa è un’altra storia. Per le nuove leggi tutti al Gioia esultavano, solo lui non apriva bocca, in ricordo del giorno in cui la sua tirannia ebbe fine e in cui molte persone morirono per la libertà del Gioia, ma anche i nemici che caddero per la libertà di Piacenza.

LIBRO IX – IL SACRO PIACENTINO IMPERO

roma31.jpgRipresosi dalla straziante guerra che devastò l’impero del Gioia (vedi “Il Signore del Gioia”, libro VIII), l’Oscuro Signore Federico decise di attuare provvedimenti per evitare nuove ribellioni. Ricordandosi delle innumerevoli vittorie riportate contro i vari istituti comprensivi della provincia, Federico e il console Conni ampliarono i confini del proprio Impero. Infatti circa nel 270 post Valar vindicta il console Conni ricevette l’ordine dal suo superiore di inviare i propri messaggeri nelle zone circostanti la città, affinchè annunciassero alle popolazioni locali che, da quel momento in poi, gli stessi territori sarebbero passati ufficialmente nelle mani dell’Oscuro Signore. Infatti dopo aver vinto contro il Romagnosi presso piazza cittadella, contro l’Itis presso il pubblico passeggio, contro il Colombini presso la questura, gli interessi politici ed economici dei dominatori di Piacenza si allargarono alla Magozia, alle colline del piacentino e ad alcune zone presso l’attuale Borgonovo. Quindi la spedizione di messaggeri in codeste zone fu accompagnata da un esercito ridotto di mercenari selezionati. Ogni messaggero era assistito da un contingente di 50 soldati, di cui 20 cavalieri. Non diedero problemi in quanto a sottomisione le colline piacentine e la Magozia. Al contrario Borgonovo tentò la rivolta, invano. Infatti i messaggeri, arrivati sul post, furono attaccati dagli abitanti del paese che speravano in una guerra lampo, poichè l’esercito piacentino era composto solo da 50 membri. Ma i messaggeri, non tardarono a chedere aiuto alla propria città. Una legione ausiliaria capeggiata dal console Conni fu inviata nel giro di poche ore sul posto e sbaragliò l’esercito poco preparato dei borgonovini (conosciuti anche come arverni); nel frattempo era giunto sul posto dal suo castello, tenuta estiva di Sarmato, l’Oscuro Sire, a capo a sua volta di una legione. Questo combattimento finale avvenne nel gennaio del 269 a.C. presso località Mottaziana.

Cari lettori, dovete sapere che il console Conni era un buongustaio; infatti al termine della battaglia cercò ricovero in un agriturismo in zona, nel quale poterono gustare prelibati salumi e un vino ottimo. Codesto agriturismo esiste tuttora. E’ uno dei luoghi in cui la cucina tipica piacentina oggi trova la sua massima espressione, un posto rustico che mantiene legami stretti con l’antichità. Non è certamente un posto lussuoso e tirato meta della “nobiltà piacentina” – la quale solitamente per una cena calibra le proprie destinazioni in base al prezzo (che deve essere assolutamente altissimo) del cibo, in base agli indumenti dei clienti dei ristoranti (assolutamente firmati da almeno 50 artisti e modelli), e in base al tipo di vetture posteggiate nel parcheggio riservato del ristorante – ma sa offrire ugualmente quanto già citato in precedenza. Inoltre il personale è gentile, non come certe zone del centro e non, in cui, finito di mangiare, i camerieri non dicono “Volete il dolce?” bensì “Bene ora se volete scusarci abbiamo altri clienti in attesa, dobbiamo liberare il tavolo…”lascio a voi i commenti.

Ma tornando alla vittoria della Mottaziana… Il territorio dell’Oscuro Sire subì così un notevole allargamento. La Magozia venne fatta provincia piacentina: era governata da un magistrato, doveva pagare tributi al regno piacentino e non aveva libertà politica.

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(In alto l’impero del Gioia dopo che Federico e Conni decisero di estenderne i confini oltre Piacenza; i vari punti sono gli insediamenti principali nella provincia, nonchè centri di cultura e sedi di molti fori).

Così il console Conni riuscì a ottenere un continuo rifornimento di vino e salumi dal territorio di Borgonovo e dalla provincia. Numerosi carri e salmerie carichi di viveri, provenienti dalla provincia, si dirigevano soprattutto verso l’avamposto dell’Oscuro Sire presso Sarmato.

UN PERIODO DI SPLENDORE

Venuti in contatto con la religione del Gioia, i popoli sottomessi (chiamati barbari poichè parlavano una lingua che sembra possedere suoni come bar bar) abbracciarono l’unico e giusto credo.

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I barbari abbracciano la sacra religione.

LA MINACCIA FANTASMA

Ma i confini di Piacenza, enormemente allargati, dovevano essere difesi. Venne riformato l’esercito, diviso in limitanei (truppe di frontiera) e comitatus (truppe di conquista) con i foederati (barbari ausiliari), equites clibinarii (cavalieri catafratti nati dalla fusione della cultura dell’Itis con quella del Gioia), i terribili lanciafiamme greci. Le falangi che portarono alla conquista Federico furono mantenute ma, essendo i territori da difendere impervi e difficoltosi e necessitando uno spazio piano per le falangi, rimasero impiegate nella difesa da assedi dove le strette vie di una città costituivano protezione ai fragili lati; al contrario i legionari furono mantenuti, così come l’impiego di elefanti.

Nell’est di Piacenza i Sasanidi (popoli che credevano derivassero dai sassi), gli eredi dell’impero persiano che si frantumò alla morte del re Dario III per mano di un sicario del Gioia (infatti stava diventano una minaccia seria per Piacenza) invasero le province orientali. Qui conquistarono la città più sacra per la sacra religione: Jerusalem. Devastarono le sacre chiese, massacrarono i fedeli, e imposero il loro regime monarchico destituendo il senato e la democrazia piacentina; l’ Oscuro Sire aveva infatti concesso l’indipendenza a questa città che era considerata federata all’impero, sua alleata ma sottomessa. Federico fu incoronato imperatore dal capo religioso chiamato pontifex supremus inter pares. Conni fu promosso a vice-re, questore, pretore e funzionario dei trasporti (su un nuovo marchingegno chiamato motorino, poichè aveva un piccolo motore chiamato Gilera). Ma con l’arrivo dei Sasanidi tutto venne distrutto, Jerusalem presa e la religione sostituita con la loro. Quando la notizia giunse al Gioia provocò scoramento in tutto il popolo e i religiosi chiesero un intervento. Federico allora proclamò un evento che cambiò il corso della storia per il Gioia.

LA VENDETTA DEL GIOIA

Federico, su consiglio di Conni, proclamò la Crociata; con essa si voleva eliminare questi popoli invasori e scacciarli, ma nel contempo conquistarli. Un progetto ambizioso ma come disse Federico “Nulla è impossibile per chi è disposto a tentare”. Con questo Federico si fece chiamare, oltre ad Oscuro Signore, anche “il Grande” e in sella al suo cavallo Bucefale marciò con l’esercito, al quale si aggiunse una confraternita i Templari.

Il primo scontro si ebbe nella regione chiamata Mesopotamia a Gaugamela. Sapore I, il re Sasanide, si schierò su un’altura. Gli eserciti Sasanidi contavano su un gran numero di schiavi e contadini e perciò erano molto numerosi, superavano spesso di 2 a 1 il numero del nemico, ma non era molto addestrato. Federico si pose al comando delle falangi, comitatus, legionari, alcuni ausiliari e dei flamethrowers, mentre Conni guidava la cavalleria. I Templari con una gloriosa carica nel centro dello schieramneto nemico lo spezzarono in due. Conni caricò con la cavalleria sul fianco destro mentre Federico incalzava a sinistra. La disfatta fu totale, i sasanidi si ritirarono nel loro impero ma l’Oscuro Sire era bramoso di annetterli. Proseguì la marcia, ogni cammino fu segnato da una battaglia titanica ma alla fine, dopo aver espugnato la capitale Ctesifonte, le importanti città di Pella, Alicarnasso, Isso, Tiro, Rakote, Menfi, Babilonia, Ecbatana, Nisa e Battria i sasanidi scomparvero. Il Gioia ereditò una porzione di terra enormemente vasta, molto più di quanto si sarebbe detto da un villaggio di pastori che era un tempo. Decuplicarono i territori, gli introiti e l popolazione e Federico venne incoronato a Jerusalem dal Pontifex supremus primo Imperatore del Gioia.

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Tutto l’impero del Gioia. Da un semplice borgo fondato nel 753 ante Valar, conquistato e unificato da Federico, si espanse conquistando le poleis-scuole vicine raggiungendo i 14 kmq di estensione (nulla se confrontato con i regni del tempo). Dopo aver resistito al ritorno dei Valar e alle guerre da loro scatenate Federico unificò l’intera Piacenza, poi i paesi vicini fino a gestire tutta l’Italia. Dopo non facili guerre conquistò la Gallia, la Cirenaica, l’Ispaniae tutto il nord. Con le crociate l’impero si estese anche a est. Qui è raffigurato in tutto il suo splendore.

Il Gioia non faceva che parte di un continente enorme.

L’ULTIMO LIBRO – IL CROLLO DELL’IMPERO

Il Gioia conobbe un periodo di splendore. Si capì che esso faceva parte di un territorio immensamente più vasto, che venne chiamato Europa. Ma ai confini dell’impero erano minacciati da un’ombra che si apprestava a colpire, silenziosa e paziente, pronta a divorare l’impero: gli Unni.

Da nord calarono come un’orda inarrestabile e con essi la distruzione. La Gallia venne invasa, la popolazione massacrata, le città rase al suolo. Federico si vide costretto ad agire e nel 359 dopo i Valar combattè ai campi raudii. Ma qui successe un fatto sconvolgente. l’intero esercito del Gioia, 70000 uomini, venne massacrato, gli unni persero solo 5000 uomini. Federico dovette ritirarsi. Il capo degli unni Attila-delfornus calò su Piacenza nonostante l’intervento di Conni, che dovette fuggire anche lui. Nei campi del Daturi, teatro di molte battaglie, l’Oscuro Signore e il suo esercito si oppose come uno scoglio alla marea di nemici che infine furono messi in fuga alla morte del loro comandante Attila. Con la sua morte sparirono nelle steppe dell’est per sempre.

L’impero del Gioia perse notevoli territori ma così il piano politico sembrò acquietarsi e così rinacque dopo l’impatto, ma l’esempio degli Unni fu imitato. Decine di popoli approfittarono della debolezza del Gioia per attaccarlo insieme; essi compresero che l’unico modo per far crollare il sacro piacentino impero era quello di attaccarlo da tutti i fronti. Da Nord calarono i roxolani, i burgundi, svevi, alemanni, goti, vandali e gepidi; da est parti e i sasanidi; da sud arrivarono i berberi e gli arabi decisi a distruggere le chiese del Gioia. cento nazioni contro una. La Spagna cadde per mano dei roxolani, gli svevi si impadronirono delle gallie, i celti si resero indipendenti in Britannia. L’impero cadde in ginocchio, perdendo metà dei territori.

I goti, scesi in Italia, assediarono Sarmato, il luogo di nascita dell’imperatore Federico che giunse con Conni per sventare l’attacco. Ma segretamente un’altra armata di goti si avvicinò al Gioia, sguarnito, senza soldati, e venne assediato. Sarmato fu liberata ma nel 410 d.V. i goti attaccarono il Gioia e con orrore e disgusto dell’impero, venne saccheggiato, 30000 studenti massacrati, testi in greco antico e latino dati alle fiamme, centinaia di professori venduti come schiavi, i monumenti bruciati: il caos.

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Da est arrivarono i sasanidi, occuparono Antiochia e tutto l’oriente cadde in mano loro, il frutto delle crociate perduto.

Federico non riusciva a contenere il caos che dilagava. Rimaneva soltanto il Gioia in mano all’imperatore, dopo aver scacciato i goti. Il ciclo storico si stava chiudendo: dopo essere nato come un semplice borgo il gioia è diventato un impero che comprendeva tutta l’europa, e ora si tornava al punto di partenza. Nuove civiltà sorsero sui resti dell’impero ma rimaneva per i barbari un’ultima questione: il Gioia, la città eterna, e Federico, l’imperatore.

Nell’anno 476 d.V. tutti i barbari si ammassarono alle porte di Piacenza. A guidarli era ritornato lui: Edoardus Malerbas con i Valar. Loro avevano condotto e spinto i barbari ad attaccare e finalmente, dopo anni di attesa la loro vendetta stava per avvenire.

Federico si preparò, marciò con Conni e ancora una volta nelle pianure del Daturi combattè.

I barbari raggiungevano secondo le stime il milione di uomini, l’esercito del Gioia 100 000. Federico scese sul campo di battaglia e schierò l’esercito: le poche falangi rimaste frontalmente, gli ausiliari sul retro e i legionari al centro e ai lati. Non aveva armi da tiro e cavalleria ma in compenso c’erano i 9000 immortali, la guardia personale dell’Oscuro Sire. Conni guidava l’ala sinistra. Sebbene piccolo aveva i fianchi saldamente protetti dagli affioramenti rocciosi del daturi e da una grande rovina che un tempo erano le scalinate di un grande teatro, una postazione al centro dei campi dove si dominava su tutto. Giunse l’alba. Da lontano si vedevano le fiaccole de i nemici avvicinarsi e verso mezzogiorno giunsero al Daturi. Prima del combattimento i generali di entrambi gli eserciti si incontrarono per cercare di evitare il combattimento.

“Salute a te, Federico, signore di eserciti sconfitti, sovrano di province perdute e prossimo all’oblio” disse Edoardus “Ci incontriamo di nuovo” aggiunse, stringendo il moncherino fasciato che un tempo era stata la sua mano sinistra, amputatagli dall’Oscuro Sire durante l’invasione dei Valar di dieci anni prima.

“Salute a te, Edoardus” rispose l’Oscuro Sire senza aggiungere niente.

I Valar, tutti gli antichi maestri di Federico riuniti, dissero “Arrenditi ora, il tuo tempo è finito. Per millecinquecento anni hai vagato su questa Terra, per venti anni ha dominato sul Gioia; il tuo scopo era quello di portare la pace nel mondo, non di distruggerlo; dovevi portare equilibrio, non lasciarlo nelle tenebre. Il tuo momento è terminato. Consegnaci il Gioia e ti concederemo di ritornare nel luogo dove sei stato educato, nel Limbendle, ai confini dell’universo, su un altro mondo”.

“Il mio destino è vincolato a questo. Non accetterò ne proporrò altro, se sarà la fine del Gioia allora gli farò fare una grande fine, che venga ricordata per sempre”.

Conni disse a Federico “Se fossi in te accetterei”. “Anche io accetterei se fossi Conni” disse Federico. “La tua vittoria è impossibile” aggiunse il re degli stregoni. Federico lo guardò negli occhi e disse “Nulla è impossibile per chi è disposto a tentare. Quest’oggi noi combatteremo. Il futuro non mi preoccupa, è il presente che ci rende grandi, ciò che facciamo in vita rieccheggia per l’eternità!” A queste parole Conni ritrovò la speranza e ritornò all’esercito.

Edoardus pronunciò le ultime parole: “Federico, consegnaci le armi!”

“Vieni a prenderle!”

I corni dei barbari risuonarono nella vallata e il loro esercito caricò. La battaglia finale che avrebbe deciso tutto iniziò.

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La cavalleria dei goti caricò, rinforzata da quella dei roxolani e dei franchi, ma si infranse sul muro di picche della falange del Gioia me ripiegò. Subito si lanciarono all’attacco le milizie barbare che ingaggiarono un’aspra lotta con la falange; si ritrovarono a strappare gli scudi con le mani e a combattere senza armi pur di uccidere. 5ooo falangisti caddero, portando con sè 8ooo barbari, una goccia nell’oceano nemico. La sorte dello scontro sarebbe toccata ai legionari e agli ausiliari.

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Gli ausiliari guardano con orrore il mero numero dei nemici e il loro morale inizia a calare, ma Conni riporta l’ordine spronandoli a combattere. Il clangore delle armi diventa assordante, le spade cozzano sul muro di scudi del Gioia che contrattacca. Si combatte da più di un ora, ma il centro resiste contro i barbari. Edoardus capisce che bisogna aggirarli alle spalle e alla testa di 900 cavalieri catafratti, con cavalli completamente corazzati, aggira la grande rovina dell’antico teatro e si ritrova alle spalle dell’esercito dell’Oscuro Sire. Vedendo la nuova minaccia federico ordina una conversione ai suoi 9000 immortali e va incontro a Edoardus. La carica è assordante, in un istante gli immortali vengono travolti dalla marea. Un muro di lance e metallo sta per gettarsi sui soldati del Gioia…

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Gli Immortali però, su ordine dell’imperatore, serrano i ranghi e disarcionano molti dei nemici; messili in fuga, caricano i barbari sul fronte, per aiutare i compagni.

La sorte inizia a volgere in favore del Gioia quando gli immortali sferrano colpi decisivi con le imponenti alabarde. Ma arrivano sul combattimento i guerrieri toro ispanici, che fanno ingenti perdite agli immortali, riducendoli a 7000. I caduti per i barbari ammontano a 30000, per il gioia a 11000, ma per i barbari è solo carne da cannone. Le milizie si ritirano mentre i guerrieri del Gioia si riprendo ma con orrore e terrore negli occhi osservano l’ammassarsi dell’èlite dell’esercito barbaro: i mietitori.

40000 mietitori armati di falce detta romfaia, in grado di mutilare e poi uccidere solo con un colpo. Un urlo di guerra raggela il sangue nell’esercito dell’imperatore ma Conni, deciso a farla pagare a Edoardus, fa caricare l’esercito su ordine di Federico che da solo aggira l’esercito dietro le rovine. I ranghi cozzano l’uno sull’altro, menando fendenti. Gli Immortali e i Mietitori si fronteggiano, uno scontro titanico, parate contromosse affondi e ritirate, esperti del comnìbattimento addestrati alla lotta fin dall’infanzia arrivano ad uno stallo. I legionari scagliano i pila e si gettano alla carica, seguiti dagli ausiliari. Il campo è ormai una calca di uomini, molti svengono per il calore, il conflitto prosegue da tre ore senza che nessuno ceda. Gli stoici guardiani del Gioia resistono ad ogni ondata, cadono altri 10000 guerrieri del Gioia contro i 20000 dei barbari. Verso le tre i numeri dell’esercito imperiale raggiungono i 60000, quello dei barbari è ridotto a 900 000. All’improvviso nelle retrovie dell’esercito barbarico si leva un grido, Federico, da solo, carica i compagni cavalieri, gli etairoi, che proteggevamno i Valar; nella confusione cadono molti cavalieri ceh ritengono di essere attaccati da più nemici e fuggono lasciando i Valar indifesi alla mercè di Federico che si prepara a caricare quando Edoardus Maximus si para davanti; esattamente come dieci anni prima, i due ingaggiano un duello. Indietreggiano fino a salire le gradinate delle rovine del teatro, gli spalti con i posti a sedere.

Questi erano situati in mezzo al campo ed erano circondati dai due eserciti così, i soldati dei due generali poterono vedere i loro comandanti sopra tutti che combattevano.

Il tramonto si avvicina, sullo sfondo del combattimento il sole che cala, stropiato dall’immagine di due duellanti. Edoardus con ciò che resta della mano sinistra, legata saldamente allo scudo, para i colpi della mazza dell’Oscuro Sire Federico, mentre contrattacca con la spada nella mano destra. I due eserciti continuano a combattere, Conni regge il comando, facendo avanzare gli immortali e gli ausiliari; le perdite aumentano per il Gioia, ora conta solo 40000 uomini, gravati dal combattimento, mentre i barbari contano su circa 800 000 uomini. Ormai è una lotta all’ultimo sangue, il fato del Gioia è segnato, non può competere contro tanti nemici così uniti. Si capì che il Gioia aveva trionfato su tutti gli altri perchè li attaccava uno alla volta ed erano disuniti, come le varie poleis-scuole di Piacenza, o i barbari a est ma questi erano barbari uniti e animati dai Valar. Con questi pensieri in mente Federico abbassò la guardia e Edoardus colse l’attimo e affondò con quanta forza aveva la spada nella gamba di Federico che con una spinta si liberò di Edoardus che cadde a terra; cercò di riprendere in mano la spada ma Federico la spezzò calpestandola. Edoardus si ritrovò con in mano una spada inutilizzabile, Federico alzò la mazza e colpì Malerbas allo stomaco. In quel momento la spada di Edoardus si illuminò, alimentata dalla magia dei Valar. Federico, in tutta l’imponenza della sua armatura si avvicinò e allungò la mano per afferrare Edoardus ma questi, con un ultimo barlume di forza e speranza taglio il dito di Federico con l’anello che gli garantiva l’immortalità. Poi la affondò nel corpo dell’imperatore, che emise un urlo di dolore e indietreggiò;una cortina di fumo l’avvolse, l’essenza magica che permeava la sua anima iniziò ad affievolirsi per il colpo magico dei Valar.

federicosfall.jpg Improvvisamente la sua anima immortale lo avvolse e si allargò per il campo di battaglia sbalzando i combatenti. Federico era ritornato mortale.

Cadde dalle rovine, stagliandosi sul contorno del sole che tramontava mentre tramontava anche il suo impero e cadde sul campo di battaglia, perdendo l’elmo.

Si rialzò a fatica e si guardò intorno. Per terra vide migliaia di uomini caduti, con le armi ancora in pugno. Uno di questi, un soldato che lo aveva servito fedelmente in molte battaglie, ferito mortalmente allo stomaco, alzò gli occhi e disse a Federico: “Mio Signore, è un onore morire al tuo fianco”; Federico rispose: “E’ un onore aver vissuto, amico mio, è un onore aver vissuto”. L’imperatore rivolse un ultimo sguardo ai barbari e, capendo che era veramente la fine, che non era più protetto dall’energia dell’anello, di fronte ai Valar, che reclamavano il mondo, non disse niente e voltandosi verso il suo esercito e Conni disse loro ” Non vi sarà resa, solo morte e gloria. I barbari non faranno prigionieri, uccideranno tutti. Non spetta a voi seguirmi, ma io vi dico che chi fugge non troverà nè gloria nè salvezza. Carica!” e detto questo corse incontro ai barbari e alla morte, seguito da Conni e da tutto il suo esercito, che avrebbe combattuto fino all’ultimo uomo.

Lentamente il caos e la confusione scemarono rivelando un campo coperto di uomini morti o agonizzanti.

Conni era caduto mentre combatteva contro i mietitori, la lama conficcata nella pancia non lo aveva fermato e ringraziò Federico per averlo reso suo pari, quando prima di conoscerlo era uno schiavo.

Edoardus morì anch’egli per la ferita recatagli dall’Oscuro Sire. Si dice che vedendo l’atto di coraggio di Federico abbia pianto e reso grazie al suo nome.

Federico venne colpito allo stomaco da una lancia, e ai fianchi contemporaneamente da spade.

Rimasto l’unico superstite, prossimo a cadere, disse a tutti:

“Io ho portato la pace su questo mondo. Tutti voi, che prima vi uccidevate a vicenda, vi siete uniti per fronteggiarmi, avete guadagnato terre per i vostri popoli, oro per la vostra bramosia e io ho compiuto il mio dovere. Era scritto duemila anni fa, quando venni su questo mondo, io dovevo riunire il Gioia e marciare sull’Europa martoriata dalla guerra, plasmare un anello per rendermi immortale, sottomettere i popoli e poi unirli per farmi sconfiggere. Questo i Valar mi ordinarono e questo io ho fatto. Me ne vado senza temere la morte, così come ho accettato la vita senza paura. Possa il mondo essere ora libero dalla guerra, il mio compito si è concluso, ora ha inizio il compito di altri, nella vita”.

Pronunciate queste parole si accasciò a terra. Con lui se ne andò anche l’Impero del Gioia. Le leggendarie falangi, l’esercito, i proverbi inventati, vennero dimenticati e sostituiti dall’ignoranza; ma non è forse l’ignoranza che mantiene la pace?

Quel giorno morirono 300 000 uomini. Le poleis-scuole di Piacenza si resero indipendenti, i barbari tornarono alle loro terre e i Valar, contenti di aver portato finalmente la pace grazie a Federico e Conni, abbandonarono per sempre la Terra, lasciandola ai barbari, e tornarono lassù, nello spazio infinito.

Fine del libro “Il Signore del Gioia”

TOTAL WAR

INTRODUZIONE

Europa, 1080 anni dopo la caduta dell’impero del Gioia. Nuvole nere si ammassano su di essa, minacciando ogni regno con un’ondata di guerra totale.

Nonostante sia caduto 1000 anni prima, l’eredità dell’impero del Gioia risplende ancora; quello che prima era un mondo unito ora è diviso. L’anarchia che Federico e Gabriele avevano eliminato come disse alla fine l’Oscuro Signore (vedi “Il signore del Gioia” ultimo libro:il crollo dell’impero) è tornata.

Gran parte dell’Europa è dominata dall’organismo più grande, il Sacro Sarmatese Impero. E’ esso che perpetua l’eredità del Gioia Antico. Le sue armate sono le più potenti: i Lanzichenecchi formano l’ossatura dell’esercito, sono addestrati all’uso di lunghe picche, mentre il primo rango, i “senzasperanza“, brandiscono enormi armi a due mani che spezzano le formazioni nemiche permettendo alle picche di penetrare nei ranghi. Sono supportati dagli zwaihander e dai ritterbruder, più cavalieri di ordini votati ai Valar, l’antica fede, chiamati Ordine Teutonico, Ospitaliere, Templare e del Sacro Sepolcro. Ma l’arma più terribile è caratterizzata da un rudimentale lanciafiamme, utilizzato prima in battaglie navali, poi in campo aperto: il fuoco greco. L’imperatore si chiama Federico Barbarossa il Casella, uomo virtuoso, amante dell’istruzione, innovatore e grande condottiero, oltre ad essere un fervo credente.

L’imperatore Federico Barbarossa il Casella a cavallo.

La parte più piccola dell’Europa è in mano a una lega di comuni capeggiata dalla città di Venezia. Qui il Doge Gabriele Conni Dandolo comanda la città dei canali, che sorge sulle rive del Po. Sebbene sia ricca le armate sono costituite da fanti e pochi cavalieri, ma hanno molti arcieri e lancieri. Un tempo in seno al Sacro Sarmatese Impero questi comuni si sono resi indipendenti e sotto la guida del doge prosperano in pacifica convivenza con l’imperatore. Ma la sete di conquista delle due personalità li porterà inevitabilmente ad uno scontro.

Una statua del Doge Conni Dandolo.

Esiste un piccolo stato, la terra che lo compone si chiama “patriomonium edoardi” ed è la sede del papato. La religione dell’europa si basa sui Valar. Il panteon è riportato qui di seguito:

– Il Valar che diede origine all’universo, Dossenas, nel cielo più alto.

– I Valar De Polis, Rispolius, Barbieris e Schiavis stanno subito sotto, loro crearono ognuno una qualità (rispettivamente la ragione, l’illuminazione, la riflessione e il ragionamento).

– Siedono nel cielo più basso vari Valar minori che si occupano della diffusione del credo (Eleuteris, Astoris inventori della parola e della scrittura, Tommassinis inventore del commercio, Antonius Rias inventore della filosofia e teologia, Vermis, Morandeus e ConusCinus inventori della tecnologia e Panaghiotorums inventore della ridondanza. Le loro immagini sacre si possono vedere su “Integry”).

Il capo della chiesa si chiama santo papa ed è il responsabile della religione. Attualmente è Gregorius Malerbamagnus. Sebbene tutti i regni europei, Spagnas (regione dell’auchan), Francias (regione della stazione), Inghilterras (regione di Piazza Cavalli) e i comuni del Doge siano vincolati da fedeltà ciò non si può dire per il Sacro Sarmatese Impero. Nonostante si indentifichi nel papa per la fede non vuole inchinarsi di fronte a lui e ciò è causa di una lunga inimicizia fra l’imperatore e il papato.

Miniatura di Gregorio Malerbamagno.

Nelle regioni più lontane sopravvive uno Stato fin dai tempi dell’impero del Gioia, l’erede della parte orientale: L’impero delfornantino, dal nome della capitale Delfornopoli (rinomata per i forni che sfornano molti pani), governato dall’imperatore Giovanni Del Forno Comneno. L’esercito si fonda su fanti e mercenari, oltre a potenti cavalieri catafratti. Il fuoco greco era una loro invenzione ma venne rubato dall’imperatore Federico che lo utilizzò nelle proprie armate. Per quest’atto Del Forno non volle più utilizzarlo.

Mentre in Europa alzano la testa queste potenza in Africa, una terra selvaggia e aspra, che poco più è morte e al sol pensier rinnova la paura, si prepara all’imminente scontro una nuova fazione. Qui un vasto regno, fondato su una religione diversa da quella europea, che crede in uno spirito potente, ha recentemente intensificato le proprie attività cercando di penetrare in Europa. Le armate sono composte da moltissimi arcieri e cavalieri (i mammalucchi e i papàlucchi), con i nafftaun (soldati che lanciano piccole palle piene di nafta incendiaria) e assassini da battaglia, chiamati Ashashin ma scarsa fanteria, perlopiù lancieri. Il loro sovrano si fà chiamare con l’appellativo di sultano, vive in un harem con molti schiavi e inimmaginabili ricchezze, e si chiama Andrea Saladino (con la variante di Salatino per l’amore che ha verso i salatini con l’acciuga).

Con l’intensificarsi di eventi, queste potenze inevitabilmente si scontreranno e daranno vita al periodo più oscuro di tutto il mondo creato dai Valar: il Medioevo.

Questa è un’ epoca di fede, di battaglie, di alleanze, di tradimenti, un’epoca oscura, alle soglie della fine del mondo. Un tempo di guerra totale…

LIBRO I: LA BATTAGLIE DI MANZIKERT CONTRO IL GRAN KHAN PEZZA

Corre l’anno 1080. Non c’è pace in Europa. Nonostante secoli di pace l’imperatore del Sacro Sarmatese Impero, Federico il Casella, ha deciso di invadere le “Regioni di Pezza”. Queste regioni sono così chiamate dal popolo che le abita, i pezziani, che praticano uno stile di vita nomade, ma sono esperti nell’uso del cavallo, con il quale si portano dietro lunghe file di carrelli. Sono anche ricche di oro e per rimpinguare le casse dello stato e mantenere l’esercito Federico è disposto a tutto. Mandati ambasciatori dal doge di Venezia, Conni Dandolo, perchè lo aiutasse nella sottomisione promettendogli metà dei territori, chiesto l’aiuto spirituale dal papa Gregorio Malerbamagno e radunato l’esercito Federico e Conni marciarono su queste regioni, con un drappello di guardie svizzere dell’emmenthal, il seguito del papa. Arrivati nelle pianure di Manzikert i nomadi pezziani si lanciarono all’attacco della cavalleria dei ritterbruder ma i fanti pesanti veneziani caricarono in aiuto, incalzando i cavalieri; la guardia del khan, Pezza il Carovaniere, si getta nella mischia aiutato dai guerrieri Seljuk. L’impatto è devastante i cavalli schiacciano sotto gli zoccoli i guerrieri di Edessa dell’armate di Conni; a questo punto Federico invia le truppe dell’ordine Teutonico alla destra, halbrudder, fratelli di spada, ritterbruder, knetchen e gli ausiliari con ascia samogiti caricano menando fendenti alla cieca. La guardia svizzera e Malerbamagno resistono stoici in mezzo alla marea, facendo da spartiacque contro i nemici; in suo aiuto giunge l’ordine templare con i confratelli, il maresciallo, l’hochemaister e i sodeer più i canoni del santo sepolcro con il carroccio che reca la grande croce, il simbolo dei valar. Mentre Conni e Malerbamagno combattono nella parte centrale, Federico con i lanzichenecchi, i lanciatori di fuoco greco, i kataphractoi, i lantikon e la fanteria pronoia aggirano il cuneo dei cavalieri nemici attaccandoli sul fianco destro, mettendo in fuga i lancieri tartar e i khassaki, poi caricano la guardia del khan in persona. Le picche infilzano i cavalli, le alabarde tagliano le armature mentre il fuoco greco scatena l’inferno, facendo da cornice per il duello. Il gran Khan Pezza, imponente, molto più alto degli avversari si batte in duello con i tre generali. Malerbamagno riesce a strappargli lo scudo mentra l’alabarda di Conni lo disarma, togliendoli la tipica spada a falce, e Federico gli conficca la spada nel corpo. Morto il generale i suoi guerrieri fuggono, lasciando vincitrice la triplice alleanza. La regione, che giace nell’odierna Dalamazia, venne smembrata. Il papa Malerbamagno ottenne che i miscredenti che non credevano nei valar fossero massacrati o venduti come schiavi, Conni ebbe le regioni costiere con le quali avere appoggi per la sua vasta flotta, la Serenissima, mentre Federico ottenne le regioni più a nord, ricche di ferro, oro e ambra. La regione non aveva più autonomia politica e doveva sottostare al domino politico di Casella e Conni e al dominio spirituale di Malerbamagno.

a carica del Khan Pezza contro i ritterbruder di Federico e Conni.

LIBRO II – CROCIATA CONTRO I PAGANI

Anno 1250. L’Europa dell’est è teatro di una sanguinoa guerra. Dopo la vittoria a Manzikert Malerbamagno era sempre più preoccupato dalla Lituania, l’ultimo dei regni pagani. Le antiche foreste del baltico, dimora degli antichi dei, sono ora impregnate di sangue. Federico e Gabriele sono stati costretti dal papa a guidare una crociata per mondare il paganesimo dall’Europa. Alla testa dell’ordine teutonico marciano in queste terre. La lituania non è la sola potenza in queste regioni. La repubblica di Novgorod, guidata da Bisiskij Nievski, vuole espandere la propria egemonia.

Passarono due anni e l’esercito teutonico conquistò gran parte della Lituania senza battaglie sanguinose ma, presso Marienburg, l’intero esercito Lituano e di Novgorod si schierò per combattere per il proprio destino.

Federico guidò l’ala sinistra con le truppe imperiali: i lanzichenecchi presero posizione sull’altura al cento della pianura, i balestrieri genovesi al soldo iniziarono a tempestare con fuoco indiretto il nemico; Conni comandò ai fanti pesanti veneziani, armati di martello, ai giavellotieri di Ragusa e al carroccio, con il gonfalone di Venezia, di avanzare. In questo modo si creò un varco tra le due armate alleate; i prescelti del dio Gitine e i seguaci del dio Persukas, si lanciarono all’attacco ma furono respinti dai ranghi serrati dei lanzichenecchi. Gli uomini di gotland rimasero intrappolati al centro e la manovra a tenagli dei due strateghi si chiuse sui lituani che, impossibilitati a combattere, caddero fino all’ultimo uomo. Bisiskij fuggì con le sue truppe, incalzate dai cavalieri veneziani, che la raggiunsero e cadde da cavallo, morendo. Novgorod cadde subito con la morte del padrone, mentre i Lituani si arresero di lì a poco. Tantissimi miscredenti furono massacrati e convertiti con forza alla sacra religione, Malerbamagno dichiarò finita la crociata contro i pagani, rimuginando su qulacosa in una terra lontana, …

La regione divenne protettorato dell’impero sarmatese (a ovest) e repubblica sottoposta al regno di Venezia (parte a est). I due generali tornarono alle loro capitali.

LIBRO III – INIZIA L’INCUBO: INCUNABULA

Con gli orizzonti dell’Europa ampliati vennero introdotti nuovi metodi di scrittura, tra questi gli incunabuli. Cotali testi recano vergate sacre scritture risalenti ai tempi dei Valar che potrebbero mettere in crisi la fede in essi. Malerbamagno ordina la loro distruzione. Ma il culto nasce così come quello dell’iconoclastia, ossia le rappresentazioni grafiche dei Valar, sorta di idolatria. Pire di queste aberrazioni secondo Malerbamagno ardono giorno e notte, ma dei ribelli che si oppongono alle decisioni papali si riuniscono e armati giungono a minacciare sua santità. Le guardie svizzere intervengono e falciano i rivoltosi.

LIBRO IV – UN’OMBRA A EST

Giungono voci che nei sobborghi di baghdad, una cittadina non vicina(litote), di mostri in arcione a cavalli che lasciano dietro di se una scia di distruzione. Tali esseri sono i Mongoli, i discendenti di Attila-delfornus, colui che saccheggiò più volte l’impero del Gioia del passato, e ora il suo capo, il gran khan referente IAL ha deciso di forzare il limes gentium (luogo dei gepidi) e di penetrare in Europa. L’impero turco, popolo di fumatori che abita le regioni dell’Imperator Kebab (situato lungo la via della spezia chiamata confidenzialmente “il Corso”), viene travolto, gli abitanti massacrati e le teste impalate come monito; Federico e Gabriele sono impegnati su altri fronti e non possono arginare la marea, ma il Papa Edoardo decide di chiedere aiuto all’impero delfornantino. Radunate le truppe a marce forzate (magnis itineribus) raggiunsero le zone invase e combatterono contro i Mongoli. Le tattiche di questi ultimi erano tempestare il nemico di frecce da cavallo per poi finirlo con una assordante carica di cavalleria. Così fecero e le avanguardie delfornantine furono annientate. L’esercito pesante (guardia variaga, fanteria pronoia e lanceri) serrò i ranghi e si preparò all’impatto della cavalleria. Moltissimi furono calpestati a morte dai cavalli, gli altri falciati dalle lance ma i sopravvissuti formarono la difesa ad anello e sbalzarono di sella i cavalieri. Per vincere dovevano però uccidere il khan; Del Forno Comneno, a capo dell’esercito, ordinò agli arceri di Trebisonda di inondare la guardia del corpo di quello e il Gran Khan Referente IAL venne trafitto ad un occhio. Questa battaglia si svolse ad Hastings e consegnò la vittoria all’Europa, i Mongoli dovettero ritirarsi alla perdita del loro comandante. Di lì a poco il loro impero cadrà per lotte intestine.

LIBRO V – SALADINO

Inconscio dei fatti che accadevano all’esterno dell’Egitto, Andrea Saladino riorganizzava l’esercito e il sistema fiscale del suo regno. Egli prima era un semplice soldato di origine curda, inviato ddal suo signore a consolidare le conquiste egiziane ma Andrea decise di tenerle per sè e così creò il suo regno. Non credeva nei Valar ma in altre divinità che predicavano la distruzione delle altre religioni e la loro imposizione con la forza. Ispirato da questo sacro fervore le sue armate incutevano terrore, soprattutto i fanti giannizzeri armati di Alabarda. Con tali deterrenti, chi potrebbe mai osare attaccare Andrea Saladino in una terra che solo lui conosce?

LIBRO VI – L’IMPERO DELFORNANTINO

DelForno Comneno riacquista l’Asia Minore dai turchi, …(in costr.)……

LIBRO VII – LA SCOPERTA DELL’AMERICA

L’Europa aveva raggiunto i suoi limiti estremi ma numerosi erano gli avventurieri che vaticinavano su terre lontane abitate da mostri. Un certo Ulisse aveva vaarcato le Colonne d’Ercole (massi che segnavano il confine del mondo conosciuto) ma non era più tornato (si dice che la sua barca, arrivata a un certo punto, fu fatta inabissare con uno sciaquone, infin che il mar fu sopra lui richiuso, peccato perchè fatto non fu a viver come bruto ma per seguir virtute e canoscenza). Comunque un certo Cristoforo Piccione decise di imbarcarsi in una spedizione; chiese tre navi a Conni e partì verso l’ignoto.

Dopo mesi di navigazione Cristoforo Piccione giunse uin una terra del tutto inesplorata e si convinse di aver trovato una nuova terra. Si pensava non fosse abitata, ma la sorpresa fu grande quando andò incontro loro un gruppo di selvaggi. Questi parlavano incredibilmente la stessa lingua dell’Europa, traducevano anche loro testi in Greco e in Latino e grazie al cielo sapevano chi era stato Giulio Cesare. Il loro leader avanzò e andò incontro al generale che comandava la scorta, Hernan Cortes, e disse di essere Montenz-uma, re degli abitanti della terra chiamata da loro V ginnasio C, i quintaginnasiniC; si ornavano di piume e copricapi sontuosi, non esisteva il matrimonio e avevano strane concezioni sull’astrologia. Ad ogni modo reagirono con ostilità, e il re Montenz-uma invitò i conquistadores ad andarsene. A questa minaccia i quintaginnasiniC scoccarono le frecce e uccisero molti uomini del lseguito. A questo affronto Cortes ordinò la carica e si combattè. Lo scontro durò poco dato che i quintaginnasiniC erano primitivi per i canoni europei e furono sbaragliati in poco tempo. Il re Montenz-uma fu costretto a presenziare ad ogni tutoring di greco, i suoi sudditi quintaginnasiniC furono ridotti come schiavi e convertiti con forza alla fede nei Valar. Con questa nuova scoperta sempre più coloni giunsero in queste zone, allettati da ricchezza, ingordigia e brama d’oro. La nuova terra fu chiamata America, in onore della prima frase pronunciata dal primo uomo che vi mise piede (infatti aveva detto a una signora di nome Rica di lanciargli un fazzoletto: “A me, Rica”).

LIBRO VIII – LE CROCIATE

Federico e Conni rispondono alla chiamata alle armi del Papa Gregorio Malerbamagno per sterminare gli infedeli di Andrea Saladino; Delforno osserva gli eventi con paura, ……

LIBRO IX – GLI IMPERI CRESCONO

Federico allarga enormemente il suo impero; Conni ha a disposizione un esercito infinito e molti porti; Gregorio Malerbamagno è pronto a guidare lui stesso una crociata contro i suoi stessi alleati giudicati eretici, ……

LIBRO X – GUERRA TOTALE

Scoppia una guerra totale; Federico, Conni e Malerbamagno si fronteggiano in un’unica battaglia. Se vincerà Federico diventerà il dominatore indiscusso d’Europa; Se Conni sarà vittorioso godrà di enormi ricchezze e diventerà imperatore d’Europa; se la vittoria arriderà a Malerbamagno inizierà una nuova era di persecuzioni religiose contro chi non crede nei Valar

LIBRO XI – L’ULTIMA BATTAGLIA

La vittoria è di ????, ma i Valar giungono per punire tutti i viventi che si sono macchiati di orribili crimini, l’Oscuro Signore Federico e il re degli Stregoni Conni incontrano l’imperatore Federico Barbarossa e il doge Conni Dandolo. Dopo mille anni si combatterà ancora nel Daturi per decretare la fine del mondo creato dai Valar, troppo devastato dalla discordia fin dai tempi dell’impero del Gioia e nel Medioevo.

FINE DELLA SAGA INIZIATA CON “IL SIGNORE DEL GIOIA” E CONCLUSASI CON “GIOIA:TOTAL WAR”.

SE VI E’ PIACIUTO IL PICCOLO ASAGGIO CHE VI ABBIAMO PUBBLICATO TORNATE PROSSIMAMENTE PER LEGGERE TUTTA LA STORIA CHE PROMETTE DI ESSERE ANCORA PIU’ BELLA DI QUELLA DE “IL SIGNORE DEL GIOIA”.

IN COSTRUZIONE . . .

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14 responses

9 10 2007
rispolius

All ‘ Oscuro Sire e al prode Console !

Complimenti per la maestria narrativa e la felice contaminazione di generi , frutto di immaginazione fervida , calibrato umorismo e senso della misura .

P.S. Poichè ho testè scoperto di essere un Valar mi domandavo se è una roba brutta , di cui mi debba preoccupare ; ma uno poi guarisce o rimane Valar tutta la vita ?

13 10 2007
il generale maximus(edo)

Ave Oscuro Sire! Questo passaggio è fantastico, me lo sono già copiato tutto…ma ricordati, il generale Maximus non è sconfitto, ha perso una battaglia,non la guerra..il Gioia ritornerà sotto il candido potere di Rohan-Romagnosi e del Gesuiti-Minas Tirit! Il generale Maximus ritornerà….ciao chicco, ciao gabry!!!!!!!!!

18 10 2007
beuz & ciospa

Oscuro sire, quale onore leggere sifatto poema! Complimenti! Soprattutto la vicenda dei frombolieri, davvero interessante! Ma ora, alla fine della strenua lotta, ci si chiede: E IL PERSONALE ATA, CHE RUOLO HA????????????
(tutti uniti al grido: VOGLIAMO ANTONIO!!!!)

15 11 2007
grandirisate ^^

ahahahahha
direi che questa cosa fa un baffo a tutti i nostri amici latini e greci…
troppo forte…
depolius….uhm…mi rimembra qualcuno…. 😛

4 02 2008
Alessio il Griso

Casella agli arresti domiciliari! Casella è un pazzo! Dategli una botta in testa!
Poteva un pazzo come te non continuare la storia che ti eri inventato alle medie e che ora hai completato con l’inclusione del Gioia?? (noto comunque che noi siamo spariti! Io ero il Griso che aveva cercato di colpirti per chi non sapesse la vera storia che questo qui si era inventato, mentre i vecchi compagni che mi hanno preceduto nei commenti erano i diadochi del suo impero, che si estendeva da Sarmato fino alle regioni dell’est di Stradella, che ovviamente gli occidentali piacentini non conoscono,..).

4 02 2008
wikius

I Sarmati come gli Sciti facevano parte della famiglia etnica iranofona (di lingua indoeuropea e quindi aperta alla cultura e alla religione persiana). Si dividevano probabilmente in 4 tribù: Roxolani (o Rossolani), Iazigi, Aorsi e Alani. Essi in origine abitavano le steppe lungo il Volga, le regioni pedemontane degli Urali meridionali e la steppa del Kazakhstan occidentale. Nei loro territori d’origine essi si scontrarono con i Battriani, i Parti e i Sogdiani. In diversi periodi e a diverse ondate essi si spinsero verso occidente.

I Roxolani si insediarono nei territori occupati dagli Sciti a nord e a nord ovest del Mar Nero (tra il III secolo a.C. e il II d.C.) e con essi, in un primo momento, stabilirono un rapporto di alleanza. Quando questo rapporto venne meno i Sarmati conquistarono i territori degli Sciti assoggettando la popolazione al loro potere.
Gli Iazigi si insediarono nei territori a ovest dei Daci, a sud dei Germani e sia a est sia a nord del Danubio tra il III secolo a.C. e il II d.C.
Sugli Aorsi si sa poco: è probabile che si fossero stanziati nei pressi del regno del Bosforo a sud-est degli Alani.
Gli Alani si insediarono ad est del Mar Nero a nord del Caucaso e degli Aorsi e qui ci vengono descritti dai Romani come allevatori di cavalli.
I Sarmati erano infatti abili cavalieri e in battaglia si dividevano in cavalieri pesanti (catafratti) e leggeri (arcieri a cavallo). Con i Romani non ebbero sempre rapporti pacifici e anzi spesso si fronteggiarono in lunghe guerre. Nel II secolo d.C. Roxolani e Iazigi (alleati per tutto il primo secolo d.C. di Roma) si schierarono contro i Romani con i Daci per difendere questi ultimi da Traiano che intendeva conquistarne i territori, e fu proprio Traiano a sconfiggerli durante la campagna. Nel corso del III secolo d.C. i Sarmati per via della conquista dei Goti dei territori a nord del Mar Nero si divisero in 2 gruppi: uno occidentale e uno orientale. Nel 375, dall’Oriente giunsero gli Unni, che dopo aver fatto strage degli Alani accolsero i resti delle loro tribù nel loro esercito diretto verso Occidente. I vari gruppi di Sarmati furono a volte alleati dei Romani contro gli altri barbari ma altrettante volte furono nemici di Roma saccheggiandone i territori periferici e non solo: gli Alani infatti si unirono ai Vandali nella conquista dell’Africa al punto che il sovrano vandalo poté assumere il titolo di “re dei Vandali e degli Alani”.

5 02 2008
Stefanone

Casella, sono approdato qui come mi aveva detto Cavanna. Concordo con lui, sei un pazzo! Salutami anche il tuo console, invialo qualche volta a Sarmato!
Gloria al Fede!

5 02 2008
Se dico cm mi kiamo...

Io non ho avuto voglia di leggerlo tutto…P.s:grande prof!

8 02 2008
Saryta

piu passa il tempo e piu è radicato in me il pensiero che tu sia veramente fuori come un balcone, saluto tutta questa gente di Sarmato che lascia questi commenti che mi trovano completamente daccordo. Ciao ci si vede al Gioia.

17 02 2008
=>LaLa!

ma posso chiedervi una cosa? una semplice curiosità: quanto tempo ci avete messo per scrivere tt queste cose?!?
comunque, complimenti! nn l’ho letto tutto perchè nn avevo troppo tempo, ma da quel poco ke sono riuscita a capire… siete davvero bravi a scrivere! bravi!
ora vi lascio… tornerò e leggerò tutto!
ciao, ci vediamo a scuola… cm sempre… ih!!!

27 06 2008
Montenz-uma

Geniacci del male! :PP

Bravi!

30 06 2008
adp

E meno male che Montenz-uma si è divertito e non medita vendetta.
Buone vacanze.

18 02 2009
XD

fantastico….

9 11 2010
francesca

Stupendo!! xD

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