Assiriologia

’ Assiriologia è la disciplina che contempla la storia dei popoli facenti parte della Mesopotamia e in particolare degli Assiri. Essa fa parte di un settore più grande che si occupa degli avvenimenti dell’ Oriente: l’Orientalistica. Nella “Mezzaluna Fertile” sono nate e si sono sviluppate le prime popolazioni umane ed è considerata, a ragione, la “culla della civiltà”.

L’ORIENTALISMO

Già dal periodo romano questa zona era definita con l’espressione “ex oriente lux”, poiché il Sole sorge da Est per arrivare e tramontare ad Ovest. Ciò denota che si avevano contatti positivi ed una buona considerazione verso tale luogo. Tuttavia col tempo il divario fra Oriente ed Occidente si è andato mano a mano a dividersi; coloro che tornavano da viaggi in queste terre riportavano racconti riguardanti le usanze dei popoli che incontravano, spesso disprezzate e appellate col nome di “amoenitates exotica” – amenità esotiche. Si è arrivati così ad averne una concezione negativa, fino a coniare la parola Orientalismo, definizione riguardante le culture extra-europee, convenzionalmente considerate separate dall’ Europa stessa. Il termine è stato rispiegato e ridefinito secondo il punto di vista di Edward W. Said, uno scrittore americano-palestinese, nel suo libro. Col tempo le popolazioni di queste aree hanno avuto sempre più frequenti contatti con culture esterne e si è giunti a situazioni sia positive che negative, come lo sfruttamento e il colonialismo, dove una persona è obbligata ad esercitare una lavoro contro la sua volontà e a seguire leggi e decisioni prese al posto suo.

LA MESOPOTAMIA

La Mesopotamia è un eterocoronimo, un nome dato da un altro popolo che è giunto fino a noi, quando in realtà le popolazioni autoctone la chiamavano in un altro modo. Il termine deriva dal greco e significa “in mezzo ai fiumi”; i fiumi in questione sono ovviamente il Tigri e l’Eufrate, che rendevano la zona fertile e adatta alla vita; per questo è anche conosciuta con il nome di “Mezzaluna Fertile” (per via della forma della sua area e per la fertilità del terreno). Essa comprendeva gli odierni stati della Turchia, della Siria, dell’Iran e una parte dell’Iraq ed era delimitata da confini naturali. Vi erano pianure ed altipiani, assieme a zone paludose e a bacini dei fiumi. Quando le prime civiltà si sono sviluppate, si sono stanziate in varie parti della regione, denominandole secondo i propri canoni, dove si differenziavano cultura e lingua; era suddivisa in: Terra di Sumer (a Sud), Terra di Babilonia (la parte centrale) e Siria (a Nord). Lo sviluppo culturale della Mesopotamia si ebbe attorno al 3000 a.C., anno in cui venne introdotto, ad opera dei Sumeri, il primo esempio di scrittura: la cuneiforme.

I POPOLI DELLA “MEZZALUNA FERTILE”

In questo territorio nacquero imperi che, con la stessa rapidità con cui si erano creati, cadevano. Il popolo che per primo “colonizzò” la regione fu quello dei Sumeri; essi avevano il loro centro più importante nella città di Uruk ed utilizzarono un tipo di scrittura che associava a segni grafici a concetti. Il loro ceppo originario non ci è noto ma si sa che non era indoeuropeo; altre popolazioni che si stanziarono nella Mesopotamia furono gli Accadi, gli Amorrei, i Gutei, gli Ittiti e in seguito i Frigi, i Lidi, gli Assiri e i Persiani (ognuno di questi popoli aveva dei gruppi linguistici di origine diversi, quali Indoeuropeo e Semitico). Molte di esse adottarono come base per la loro scrittura la cuneiforme, pur mantenendo il loro ceppo originario.

I VIAGGI DI PIETRO DELLA VALLE

Pietro Della Valle (1586-1652) fu un famoso viaggiatore che portò in Europa la cultura orientale e le prime testimonianze sulla scrittura cuneiforme, dopo il suo viaggio durato diversi anni nella zona della Mesopotamia. Fu spinto a compiere questa traversata della “Mezzaluna Fertile” per una delusione d’amore. Nel settembre del 1615 si recò ad Alessandria, proseguendo per il Cairo e per Gerusalemme, in cui arrivò durante le celebrazioni della Pasqua. Successivamente il suo itinerario lo spinse da Damasco ad Aleppo e a Baghdad, dove conobbe una donna che purtroppo morì mentre continuavano il viaggio. Della Valle decise di portare con sé la bara in cui erano rinchiuse le spoglie della sua amata, per tutte le tappe da lui toccate, per poi portarla in Italia. Giunse inoltre in Persia dove ebbe i primi contatti con la scrittura cuneiforme. Rimase colpito dalla bellezza di Persepoli (un altro eterocoronimo che in greco significa “città dei persiani”) che presentava all’entrata un rilievo raffigurante il re Persiano su un palanchino sorretto da persone, che rappresentavano le popolazioni sottomesse, con le braccia incrociate fra loro, come a simboleggiare un richiamo all’unione. Registrò alcuni simboli rinvenuti su un obelisco che recava iscritto un testo secondo tre lingue, fatto che venne preso in considerazione da altri studiosi dopo Pietro della Valle, quali Niebur Kirsfen, Flower, Grotefen e Robinson. Proseguì il suo cammino fino in India e infine ritornò in Italia dove venne pubblicato il libro “il pellegrino” riguardo il suo viaggio.

GLI ASSIRI

Degli Assiri (che abitavano in una regione denominata Assiria, in Accadico:Aššur) si era perso il ricordo e si pensava che il loro nome, nominato 151 volte nella Bibbia, si riferisse ad un popolo mai esistito. Tuttavia, quando vennero scoperti in alcuni scavi riferimenti a questa civiltà e resti delle loro città, così come tracce della loro scrittura, hanno fatto riconsiderare le ipotesi avanzate precedentemente. Lo stato si basava su un’aristocrazia guerriera che possedeva la maggior parte delle terre. Il resto della popolazione era suddivisa fra contadini e artigiani che conducevano una misera vita, privati di ogni diritto. Tutta la società Assira ruotava attorno alla figura del re, capo assoluto che governava su tutte le terre attraverso i suoi funzionari. Era una figura religiosa, considerato il “servo di Assur”, la cui volontà era la quella della divinità. Lo scopo del sovrano era quello di creare una “monarchia universale” sottomettendo tutti i popoli. La guerra assumeva quindi una connotazione religiosa, e chiunque tentasse di ribellarsi veniva punito severamente, in quanto aveva compiuto sacrilegio nei loro confronti. Dopo la morte di Assurbanipal (uno dei più importanti regnanti degli Assiri) il loro impero cominciò a disgregarsi rapidamente. Iniziò un periodo di lotte contro una coalizione di stati che infine riuscirono a piegare l’Assiria, che venne presto dimenticata fino alle scoperte archeologiche. Nel 1850 venne rinvenuto il cosiddetto “Obelisco Nero” , una stele di pietra nera alta 2 metri, dove erano raffigurati, oltre a cammelli e altro bestiame, persone che portavano tributi ad un sovrano; vicino a tali rilievi vi erano incisioni che destarono molto clamore: le tracce della scrittura di un popolo, identificato in seguito con quello degli Assiri. Il nome del re rimase ignoto fino a che non si scoprì un suo riferimento nella Bibbia. Tale persona era Sennacherib, che cercò di conquistare Gerusalemme; tale evento ha alcune discrepanze: trattati Assiri celebrano la vittoria di Sennacherib che in seguito decise di lasciare la città, pur mantenendone il controllo; nella Bibbia è scritto che un angelo mandato dal Signore scatenò devastazione nell’accampamento degli invasori, costringendoli alla resa e salvando la città sacra.

LA SCRITTURA CUNEIFORME

La scrittura denominata cuneiforme è un tipo di scrittura utilizzante simboli (a forma di cuneo) incisi su tavolette di argilla che consisteva in un insieme di più concetti associati ad ogni forma; deriva dall’evoluzione di una precedente scrittura pittografia che col tempo cambiò e l si associarono ai disegni segni più astratti e lineari; ad ogni simbolo era interpretato con un concetto; in seguito gli si attribuirono sillabe e poi suoni. Tuttavia questo passaggio non avvenne in breve tempo; ci vollero molti secoli affinché avvenisse tale trasformazione e col tempo i cunei si modificarono, arrivando ad essere molto diversi da quello di partenza. Per noi questo tipo di scrittura appare molto difficile da comprendere, eppure era una lingua che qualsiasi persona dell’epoca era in grado di usare (ovviamente dopo anni di studi). Per tracciare il segno si partiva da uno principale e mano a mano si aggiungevano gli altri fino ad ottenere quello desiderato.

I SUPPORTI

La cuneiforme è stata creata per essere rappresentata graficamente su tavolette di argilla, materiale molto comune in Mesopotamia, incisa quando ancora non si era asciugata, ma anche su materiali duri, come ad esempio la pietra; è inadatta ad essere usata su fogli di carta. I segni erano iscritti forse con stili ricavati dalla canna, pianta molto prosperosa in quella zona per via della grande presenza di acqua. Il bastoncino era impugnato in modi diversi per ottenere cunei di forme differenti. Si incideva prima sul lato piatto (il lato opposto alla tavoletta di argilla mentre era appoggiata su di un piano) e si proseguiva scendendo e cambiando verso se si continuava sulla parte opposta. Se si sbagliava si poteva correggere coprendo l’errore con altra argilla col dito.per fare in modo che si potesse scrivere in ogni momento il supporto scrittorio era posto orizzontalmente su di una mensola e veniva coperto con un panno bagnato in modo da lasciarlo umido e quindi adatto ad essere inciso. Sono giunti a noi in gran numero perché,dopo un incendio ad esempio, non essendo state cotte, si indurivano conservando si le preziose iscrizioni che il materiale stesso. Si poteva scrivere ogni sorta di argomento e l’autore metteva la propria firma pressando con l’unghia in fondo. Tuttavia l’argilla non era l’unico materiale ad essere utilizzato; sono riscontrato l’uso di calcare, oro, argento, agata (pietra molto preziosa, dura e abbondante nelle zone montagnose della regione), mattonelle, legno, e avorio (che si presentava in lastre con un’ incavatura che ospitava la cera solida dove si incideva).

GLI SCRIBI

Gli scribi erano coloro che detenevano ogni conoscenza sulla lingua ed erano molto importanti per far proseguire la vita quotidiana; essi avevano il compito di registrare su tavolette fatti importanti ed erano istruiti da scuole specializzate. Gli aspiranti scribi dovevano studiare già dalla più giovane età e i metodi della scuola erano molto duri; infatti se qualche apprendista si dimostrava poco attento, arrivava in ritardo, mancava di rispetto al maestro (cosa ritenuta molto grave visto che l’insegnante era una figura di massimo rispetto, tanto che gli scolari si inchinavano di fronte a lui ogni volta che lo incontravano) oppure sbaglia a scrivere parole o possedeva un modo di scrittura poco presentabile veniva picchiato con bastoni o con la frusta (sono giunti a noi vari trattati di scribi che narrano della loro vita quotidiana e di tutti questi aspetti). Le materie che venivano insegnate erano principalmente: il Sumerico (nei primi anni) che era visto come la lingua culturale dell’epoca, similarmente al ruolo del Latino oggi; l’Assiro-Babilonese, la lingua parlata all’epoca; la Matematica e la Geometria. Inoltre erano insegnate altre discipline come il Canto e l’interpretazione di segni o eventi naturali che potevano preannunciare eventi futuri (Divinazione). Gli allievi studiavano fino al raggiungimento completo della lingua parlata e scritta e in seguito lavoravano presso la stessa scuola, continuando a scrivere per il re oppure diventando maestri. A Mari è stato riportato alla luce un ambiente con dei banchi bassi (forse erano i tavoli dove si appoggiavano per studiare) con recipienti in terracotta nelle vicinanze (si presume fossero dei bacini con acqua che serviva a rendere umida la tavoletta d’argilla e a consentire quindi di continuare a incidere normalmente). A dirigere le lezioni quotidiane assieme al maestro vi era una figura eletta dal docente chiamata “Fratello Maggiore”, uno scriba che aveva acquisito una certa esperienza e teneva sotto controllo gli apprendisti più giovani. Questi lavoravano con tavolette che riportavano i vari lemmi di professioni che avevano sviluppato un linguaggio preciso e tecnico.

L’ IMPORTANZA DELLLA SCRITTURA

La grande massa della popolazione era in grado di parlare la loro lingua ma spesso non sapeva scriverla; questo accadeva anche ai sovrani. Pochi sono i regnanti in grado di utilizzare una lingua graficamente; uno di questi fu il grande re Assiro Assurbanipal (Sardanapalo per i greci), che in alcune iscrizioni si vantava della sua conoscenza. La scrittura era infatti molto importante poiché fissava argomenti che, detti a voce, col tempo si sarebbero resi imperfetti; inoltre dava prestigio, rispetto e importanza agli occhi delle altre persone che non la padroneggiavano. I sovrani analfabeti facevano incidere i propri proclami da altri, soprattutto in zone sacre, in modo che se un analfabeta si imbatteva nelle iscrizioni rimaneva colpito, sapendo che non sarebbe mai riuscito a comprendere quei segni. Aveva anche un valore “magico” col concetto a cui si riferiva poiché il testo sarebbe rimasto leggibile per l’eternità. Esistevano altre cariche per gli scribi, come il Dragomanno che studiava le lingue parlate dai vari popoli della Mesopotamia.

LE INCISIONI SU LASTRE

Gli Assiri utilizzarono ampiamente il basso-rilievo, spesso raffigurante scene di battaglia, con incisioni che servono a sintetizzare la scena o da monito per chi si fosse opposto al fato rappresentato; gli scribi commissionavano l’incisione ad altre persone chiamate lapicidi che ricopiavano sulla roccia quanto scritto sull’argilla. Spesso queste persone erano analfabete, poichè sono state ritrovate iscrizioni su materiali duri lasciate incomplete e spesso l’ultima riga non formava una frase completa, forse perché il lapicida incaricato preferiva ricopiare i segni partendo da parti diverse rispetto all’ordine delle parole nella frase (ad esempio se un proclama presentava parole scritte da destra a sinistra il lapicida poteva incidere i segni incominciando da sinistra a destra, interrompendosi, per varie cause, prima di aver finito la riga).

I TEMI DELLE ISCRIZIONI

Le varie iscrizioni presentavano temi differenti; potevano essere letterari (uno dei poemi maggiormente ricopiato fu quello dell’ “Epopea di Gilgamesh”, l’eroe babilonese), economici (registravano i bilanci interni del regno); celebrativi ( a esaltare vittorie conseguite o a salite al trono di sovrani); rituali (con indicazioni dei riti da compiere in determinate feste); sacri (elogi agli Dei, libri sacri come l’Avesta, …); magici (con riferimenti a certi presagi come macchie sul fegato, eventi atmosferici, …); medici (con osservazioni su certi individui soggetti a malattie inspiegabili come l’epilessia, creduta come degli spiriti maligni che si impossessavano del corpo del malcapitato) che non era molto sviluppata, infatti non conoscevano il funzionamento del corpo umano; astronomici ( con precisi riferimenti al moto delle Stelle e dei Pianeti, scoperta delle Costellazioni, …); matematici e architettonici (aventi problemi di Geometria da risolvere, spartizione di distese di terreno, piante di palazzi e città, …).

GLI IMPIEGHI DELLA POPOLAZIONE

Il, popolo aveva un preciso ruolo nella vita quotidiana: era chiamato a portare avanti col proprio lavoro l’esistenza della città; se infatti i contadini non lavoravano la terra assegnatagli sarebbero mancate le scorte alimentari necessarie. Così ogni persona esercitava una professione, evidenziando come l’economia di quel tempo fosse vivace e ben organizzata. Esistevano pescatori (divisi per il modo di pesca e per il tipo); contadini (la maggior parte della popolazione) che coltivavano i campi con canali sopraelevati che portavano l’acqua per mezzo di altri canali laterali più piccoli alle colture, principalmente d’orzo; raccoglitori di giunchi; muratori (sempre all’opera per erigere e mantenere i monumenti); cacciatori; scribi, sacerdoti, e professioni non ancora note.

COME NACQUE LA SCRITTURA: L’IPOTESI DI DENISE SCHMANDT-BESSERAT

Denise Schmamdt-Besserat scrisse diversi volumi riguardanti la nascita della scrittura sumerica e della sua evoluzione. Nel suo trattato diceva che le popolazioni del Neolitico si sarebbero stanziate nella Mesopotamia, attorno all’ 8000 a.C., lungo le catene montuose e le colline poiché erano gli unici ambienti abitabili in questa zona. Quando il tasso di precipitazioni iniziò ad aumentare, verso il 5000 a.C., iniziarono ad insediarsi sempre più a valle fino ad arrivare ad occupare le pianure vicino ai fiumi. Qui iniziarono ad aumentare il cibo e di conseguenza la popolazione, così si ebbe la Rivoluzione Urbana, con i centri più importanti che andavano mano a mano ad allargarsi di pari in passo col numero di persone vennero inventati e perfezionati sempre più nuove tecniche di lavorazione e irrigazione (le popolazioni della Mesopotamia furono chiamate anche “Società Idrauliche”). Così si è iniziato ad avere il bisogno di una scrittura per necessità. A confermare tale ipotesi sono i ritrovamenti di un involucro, a Nuzi (nell’antica Assiria), a forma di uovo che contenevano palline d’argilla. Sull’esterno vi era scritto il numero di vari capi di bestiame posseduti da un pastore (48), lo stesso delle biglie di argilla. In seguito venne scoperta un tavola piatta con il medesimo testo della tavoletta a uovo. Infatti un capo di possedimenti teneva il conto del numero dei suoi animali e lo registrava su una tavola di argilla e su quella a uovo contenente tante piccole sfere di argilla quante bestie, dandola al suo pastore; se veniva a mancare un animale il padrone poteva chiamare a sua difesa il “Guscio d’ Uovo”, rompendolo e mostrando la quantità effettiva per accusare il suo servo. Il processo evolutivo è molto semplice: dalla tavola cava si capisce che si può scrivere sull’esterno il numero imprimendovi varie tacche e il sigillo di proprietà; così il supporto si appiattisce col passare del tempo e la scrittura appare per la prima volta su tavolette piatte (attorno al 3200 a.C.) con disegni che in seguito sarebbero diventati sempre più stilizzati fino ad attribuirgli dei valori fonetici. Molti concordarono con questa tesi ma altri non l’accettarono poiché ritenevano che la grafia fosse stata inventata per registrare temi che altrimenti non sarebbero stati divulgati oralmente.

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