Biblioteca Riccardiana

Nel 1450 i Medici per affermare il loro potere fecero costruire su progetto dell’architetto Michelozzo (l’architetto prediletto dai Medici) un palazzo di pianta quadrata molto sfarzoso. All’angolo del palazzo c’è una loggia aperta dove vi erano i banchi mercantili. Nel 1550 si trasferirono nel Palazzo della Signoria (Palazzo Vecchio), mentre con Eleonora di Toledo a Palazzo Pitti. Il palazzo Medici-Riccardi non fu lasciato ma venne adibito dai cadetti. I Riccardi nel 1650 lo acquistarono dai Medici per 40.000 scudi. Essi non erano ancora nobili ma acquisendo il palazzo e ampliandolo per circa un secolo con una spesa di 100.000 scudi divennero una famiglia importante. Nella facciata di via Larga si può notare l’ampliamento fatto dai riccardi. Il palazzo non era più quadrato dunque ma assunse una pianta rettangolare, nonostante i canoni della costruzione rispettino quelli dei Medici.

FONDO

Al 1774 risale il primo manoscritto del registro dei prestiti (l’accesso alla biblioteca era inizialmente riservato ad un pubblico eletto). La sala di lettura della biblioteca conteneva i volumi della famiglia Riccardi. Si ingrandì notevolmente quando Francesco Riccardi e Cassandra Capponi convolarono a nozze; infatti furono uniti i patrimoni librari (500 dei Riccardi e 5000 dei Capponi). Nel 1659 la biblioteca Riccardi da Palazzo Val Fonda venne trasferita qui. Nel 1813 si trasferirono per problemi finanziari dopo un ricevimento d’addio. Vi si alternano ambienti monumentali e di lavoro.

SALE

Sono presenti alcune sale fra le quali: Sala di Luca Giordano, costruita dai Riccardi per le feste; conteneva armadi dove erano esposti i gioielli della famiglia. La volta a botte è affrescata da Luca Giordano secondo il tema delle tavole di Scevetis; rappresentano la vita dell’uomo con la nascita, giovinezza, maturità, lavoro, morte. Gli specchi alle pareti sono dipinti a mano da Gabrielli e altri artisti della sua bottega. Essa non era l’unica sala lussuosa ma ve ne erano altre; permetteva l’accesso alla biblioteca. Gli scaffali per il libri sono realizzati in legno di noce con intarsio in oro zecchino e protetti da una rete d’oro. Sala di lettura, affrescata da Luca Giordano e la sua scuola con soggetti metafisici: l’elevazione dell’ignoranza al cielo verso l’intelletto. In questa sala vi è il busto del reggente della Famiglia Capponi e lo stemma, metà col simbolo dei Riccardi e metà col simbolo dei capponi. Sala delle quattro stagioni, che ospita la “Madonna col bambino” di Filippo Lippi. Cortile mediceo delle colonne, realizzato da Michelozzo. Cappella dei Medici interamente dipinta ad affresco da Benozzo Gozzoli con la processione dei Magi (i personaggi dell’opera hanno il volto dei membri della famiglia Medici).

VOLUMI VISTI

Libro d’ore

E’ un codice miniato del 1500 che si può definire “tascabile”. Contiene le preghiere personali del committente per la Madonna. Fu regalato da un uomo alla moglie come regalo di nozze. E’ rilegato in velluto con tagli in oro.

Facsimile del Salterio di Federico II

Riservato alla Liturgia fu donato alla terza moglie isabella. La scrittura è grande e nitida, i margini rispettati alla perfezione, le iniziali di ogni capoverso sono, in modo alterno rosse e blu (come si usava nel 1200)

Questa miniatura a piena pagina simile a una tavola di un altare rappresenta il capoverso (lettera B) formato da due draghi con, tra gli occhielli della lettera, delle scene bibliche. Sotto inizia il testo con le parole beatus vir, scritte in oro su sfondo blu oltremarino. L’oro si riferisce a Dio perché è il colore più costoso. La scena della Madonna sul trono è presa dall’iconografia bizantina. La mangiatoia è fatta come una chiesa. Gesù ha un’aureola con la croce perché è l’unico santo ad essere crocefisso ed è immerso nel calice. I draghi rappresentano il male e re Davide suona un salterio: infatti beatus vir sono l’inizio del salterio, il libro dei salmi a lui attribuiti.

Eneide del 1460

Le immagini sono collocate a fondo pagina come una sorta di fumetto; questa tecnica fu ripresa dai rotoli. Ci sono grandi margini e le scene sono ambientate nella seconda metà del 1400, nonostante il tema sia mitologico (viene rappresentata addirittura la costruzione del palazzo dei Medici). Sfogliandolo, man mano le immagini presentano solo alcune parti colorate oppure solo disegno o, ancora, solo alcuni abbozzi. E’ di pergamena e fu copiato da Nicolaus Riccius Spinosus. Il testo è artisticamente miniato e si nota una certa divisisene del lavoro (Vespasiano da Bisticci era il direttore dei lavori). Il lavoro delle miniature è stato realizzato da dieci miniatori più il capo bottega. I colori che venivano utilizzati per primi erano quelli più costosi, cioè l’oro, l’azzurro e il rosso.

Abaco di matematica del figlio di Lorenzo il Magnifico (1490)

Contiene formule matematiche e geometriche che dovevano servire al futuro Granduca per la mercatura oppure per la costruzione di palazzi,… Si apre con una miniatura raffigurante un signore nello studio di Lorenzo de Medici; seguono, quindi, le tabelline e dei problemi illustrati. La prima lettera miniata indica l’inizio di un nuovo problema. Le tavole delle tabelline sono molto decorate: spesso, come linee divisorie, venivano utilizzati i disegni di tronchi d’albero con delle rose, simboli, i primi, di Lorenzo il Magnifico, le seconde, della moglie.

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