Codicologia

La codicologia è la disciplina che si occupa dell’evoluzione della scrittura.

DA MAIUSCOLA A MINUSCOLA

Agli inizi si impara a scrivere una lingua partendo dalla maiuscola poiché ha tratti più schematici e facilmente tracciabili, si sviluppa su due linee parallele ed è più semplice da leggere perché è rappresentata graficamente in modo eterogeneo da persona a persona. Tuttavia presenta alcuni inconvenienti; si è infatti costretti a staccare la mano dal foglio per scrivere una nuova lettera, che presenta percorsi di salita, discesa, in obliquo, cerchi e semicerchi, così col tempo si è avuta la necessità di unire i segni per procedere in modo più scorrevole. Nasce quindi la minuscola; essa presenta un tratteggio unico, continuo e curvo, è compresa fra quattro linee orizzontali e permette di scrivere in modo veloce, ma l’aspetto delle lettere può essere facilmente equivocato poiché ognuno ha un modo particolare per tracciarle.

Da notare come la lettera “E” ha subito più passaggi per diventare la minuscola utilizzata tuttora, infatti per procedere velocemente si è iniziato a scrivere i tratti parallelamente e poi si è arrivati a eliminarli. Per la “H” il discorso è più semplice: il tratto superfluo non è stato scritto.

Oggi i caratteri di scrittura di alcune lingue sono uguali poiché derivano da un ceppo linguistico comune (ad esempio per le lingue neo-latine quando cadde l’Impero Romano si ebbero varie frammentazioni grafiche, in cui ogni luogo sotto, un tempo sotto l’influsso latino, seguì un diverso percorso evoluzionistico, pur mantenendo alcune caratteristiche similari).

I SUPPORTI SCRITTOREI

Il primo esempio di supporto scrittoreo si ha nelle tavolette di argilla usate dai popoli mesopotamici, poi rimpiazzate dai rotoli di papiro ampiamente adoperati dagli egizi e per buona parte da greci e latini. Nel Medioevo si scrisse su fogli di pergamena di origine animale (come pecore e bovini); veniva utilizzata la pelle staccata dal corpo che veniva scritta da entrambi i lati dopo essere stata trattata con vari passaggi per eliminare peli ed altre impurità. Oggi la pergamena non è utilizzata quotidianamente, viene impiegata solo in circostanze speciali, essendo costosa e pregiata. Col tempo venne sostituita dalla carta, molto più accessibile e adatta a ricevere inchiostro. Inoltre in base a situazioni occasionali si poteva incidere frasi o parole su pietra, muri, alberi, … senza badare all’aspetto della scrittura.

DIFFERENZE FRA I VARI SUPPORTI

Le differenze fra i vari supporti scrittorei sono molte. Per incidere sull’argilla e su altri materiali duri è necessario rispettivamente uno stilo e uno scalpello; si è condizionati dalla durezza e dalla rigidezza che non consente di creare linee curve ma è più facile incidere le maiuscole per la presenza di linee rette. Per quanto riguarda il papiro si può scrivere con una canna imbevuta di nerofumo (una mescolanza di residui di fumo e acqua); essendo però composto da strisce orizzontali sovrapposte a verticali si poteva procedere con la scrittura solo dove erano presenti le fasce orizzontali e inoltre era scomodo leggere, perché andava srotolato tutto il rotolo, lungo alcuni metri. Sulla pergamena si scriveva con penne impregnate di inchiostro; poteva essere riciclata (raschiando il testo e riscrivendo sopra un altro), era più resistente, si scriveva da ogni alto ed era facile da trasportare.

L’AVVENTO DEL CODICE

Il codice è un libro scritto a mano che si sviluppò intorno al II°/IV° sec. a.C. con l’affermazione della Chiesa. In corrispondenza di questo periodo aumenta la produzione libraria e diminuisce quella del papiro, poiché era di norma associato dai cattolici al paganesimo; solo alcuni testi biblici importanti erano trasferiti su papiro (soprattutto in Oriente); tuttavia rimasero luoghi in cui si celebravano testi liturgici su papiro, come ad esempio a Bari (nel X°/XI° sec. a.C), dove il prete leggeva durante un momento particolare della messa i testi liturgici su rotoli e mentre venivano srotolati i fedeli potevano osservare delle immagini ma non il testo, poiché vi era un ideologia secondo la quale alcuni libri non potevano essere letti dai tutti (rappresentati chiusi in alcuni disegni). Per i codici (che presentavano fogli in pergamena o in carta) era importante il modo in cui si presentavano; potevano essere miniati, con le lettere che iniziavano una pagina più grandi e sfarzose, copertine in materiali preziosi per testi più importanti, borchie e bisacche per poterli trasportare legati alla cinture. All’interno potevano esserci immagini e cornici lungo la pagina, placcature in oro e colori diversi per varie parti del testo. Erano conservati nelle biblioteche o in archivi, posti verticalmente oppure orizzontalmente su scaffali, col titolo applicato sul dorso; alcuni potevano essere disposti su tavoli per essere sfogliati da tutti ma saldamente assicurati al piedistallo per mezzo di una catena, onde evitare il furto.

L’IMPORTANZA DELLA RICOPIATURA

Durante il periodo del Medioevo i libri erano pochi e perciò erano considerati con un alto valore; vennero istituite scuole o ordini (come gli Amanuensi) di ricopiatura di antichi testi, soprattutto sacri (quello che noi leggiamo di latino e di greco sono derivati da copie medievali poiché gli originali andarono persi). Alcuni subirono tuttavia degli errori, essendo riportate ad esempio annotazioni a lato intese come testo vero e proprio, parole che per l’incaricato erano migliori di quelle già scritte, soprattutto per opere lunghe. Addirittura certi passi non furono ricopiati perché non concordavano con l’ideologia cattolica (come alcuni studi di Erodoto sui costumi egiziani, oppure l’amore inteso da Platone come θεότοκος- figlio di Dio, che nel linguaggio cristiano era il nome della Madonna). La maggior parte comunque è stata riscritta correttamente.

LA SCRITTURA CAROLINA E GOTICA

La Scrittura Carolina è una tipologia di scrittura nata nel VIII° sec. d.C. sotto Carlo Magno, da cui prese il nome. È caratterizzata da un’eleganza grafica e da caratteri accurati. Fu molto importante perché facilitò la trascrizione di testi classici agli amanuensi. Attorno al XII° sec. d.C. tuttavia si sviluppò una particolare tipologia di grafia, sviluppatasi nei paesi di lingua tedesca: la Scrittura Gotica. Prese il proprio nome da una popolazione barbara, i Goti, che venne disprezzata in seguito poiché intesa come di basso valore culturale. Le lettere erano caratterizzate da una minore spaziatura, marcate da spessi tratti e con riduzione fra lo spazio delle righe. L’effetto che si ottiene è quello di una scrittura elegante ma scura difficile da leggere. Non fu però apprezzata da parte degli umanisti che nel XIV°/XV° sec d.C. la abbandonarono, ritornando alla Carolina, considerata la migliore poiché era stata creata dal Sacro Romano Impero. In questo periodo venne introdotta la stampa, e così la scrittura iniziò a diventare sempre più uguale e somigliante; la Carolina rimase utilizzata per i libri più comuni mentre la Gotica per situazioni più importanti. La carta, un tempo composta da stracci, divenne sempre più raffinata, l’impaginazione cambiò notevolmente con un netto stacco fra i titoli e la trattazione.

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