Epigrafia

Il termine epigrafia (dal greco επί-sopra e γράφειν-scrivere) indica la scienza ausiliaria che si occupa della raccolta, classificazione e decifrazione dei vari tipi di scrittura presenti su pietra, marmo, bronzo, metalli, oggetti di uso comune e durevoli nel tempo in particolare della lingua Latina e Greca. Tali inscrizioni (dal Latino inscriptio, testo scritto su insegne) vengono chiamate epigrafi, che possono essere fisse (su supporti inamovibili) o mobili (su materiali non fissi). Colui che si occupa dell’epigrafia è detto epigrafista.

LO SCOPO

Lo scopo dell’epigrafia è quello di comunicare un determinato proclama, frase o pensiero ad un pubblico di molte persone se è importante o è stato emesso da una figura importante (si può trovare su lastre nelle piazze, luoghi comuni, … alla stregua dell’odierna funzione della pubblicità) per fare durare nel tempo il contenuto. Spesso i sovrani di regni molto vasti comprendente un vasto numero di popoli diversi fecero incidere le iscrizioni nelle lingue più parlate come fece ad esempio Augusto, che lasciò un editto bilingue (Greco e Latino) sulle sue imprese in Turchia; un altro esempio è quello di Xantos in cui era presente un epigrafe, risalente al 336 a.C., trilingue (Aramaico, Licio e Greco, le più parlate dalle comunità più numerose in quel luogo). Variava anche l’argomento presente nelle inscrizioni; poteva essere sacro (ringraziamenti e tributi alle Divinità), onorario (meriti ed onori a sovrani), funerario (gli atti che il defunto aveva compiuto in vita), educatore (informare il popolo di un certo evento).

ESEMPI DI IMPORTANTI EPIGRAFI RITROVATE

Il numero di inscrizioni su materiali durevoli ammonta oggi a circa un milione e mezzo. Quelle maggiormente prese in considerazione son le epigrafi greche e latine (tutte quelle del mondo greco sono raccolte nell’ IGR, Inscriptiones Graeciae, quelle romane nel CIL, Corpus Inscriptionum Latinarum). Le iscrizioni greche più antiche sono dei cocci del V° sec. a.C. (in Greco όστρακα) ritrovati nell’Agorà si Atene che recano incisi dei nomi; questo “documento” ha rivelato il modo di scrivere degli ateniesi in quel periodo. L’iscrizione greco-latina più remota risale alla fine del VI° sec. a.C. su un vaso rinvenuto nel porto di Tarquinia in lingua greca ma su terra italica. Erano incise le lettere ΣΟΣ, poi ricollegate al famoso mercante Sostrato poiché si parlava di lui in un trattato di Erodoto che lo rivelava come un illustre commerciante che vendeva le proprie merci anche in Italia attorno al VI°sec. a.C. L’iscrizione latina più arcaica è dell’VIII°sec. a.C., un periodo importante visto che la nascita di Roma risale forse attorno al 753 a.C. E’ chiamata la Coppa di Nestore, con incisioni in un Latino diverso da quello parlato nei secoli successivi.

IL LAVORO DELL’EPIGRAFISTA

L’epigrafista ha il compito di catalogare e decifrare gli scritti incisi che vengono sudiati. In primo luogo classifica i vari reperti secondo il materiale di composizione; cerca poi di leggere il testo, analizzando il tipo e il modo di scrittura, tenta di tradurlo riscrivendo il contenuto su un foglio, annotando eventuali parti incomplete o difficili da decifrare; in seguito si passa all’analisi del periodo in cui è stato composto e ad archiviarlo secondo i dati ottenuti. Spesso alcune epigrafi rivelano fatti storici ignoti, dando un grande contributo alla storia.Tuttavia non è un lavoro semplice; infatti quasi la totalità delle inscrizioni presenta parti mancanti dovuti ad eventuali danneggiamenti nel tempo; spetta allo studioso valutare bene quale sia la parola mancante, basandosi sul contesto.

ABBREVIAZIONI E MODI DI SCRITTURA NELLE ISCRIZIONI

Quasi tutte le iscrizioni ritrovate presentano delle abbreviazioni, che servivano a risparmiare spazio, oppureera faticoso inscrivere frasi lunghe su materiali duri; esse erano facilmente interpretabili ma attualmente alcune pongono dei problemi nella decifratura. Molte parole sono incise solo con l’iniziale o con le prime lettere, soprattutto se i termini in questione erano cariche pubbliche.Quindi su diverse steli che riportano il cammino politico di un determinato personaggio è comune incontrare parole abbreviate. Oppure su alcune lastre funebri è possibile riscontrare delle singole lettere ai lati di alcune espressioni per indicare che quando la persona ha compiuto i fatti riportati era vivo, o se in per una determinata situazione era morto (idicati con “V” per vivus-vivo, “Θ” per θάνατος-defunto).

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