Frammenti di Umberto Eco

In questo racconto è narrata la vita della Terra molti anni dopo una guerra mondiale combattuta con bombe atomiche che distrusse gran parte delle popolazioni, tranne gli Eschimesi che si erano stabiliti nell’Antartide e che continuarono la loro vita a partire dall’evento che chiamano “l’Esplosione”. La configurazione del Pianeta è molto mutata, infatti si può capire che la Terra è governata da un principe chiamato Giuseppe, che molti territori (inclusa l’Italia) sono scomparsi e che sono giunti ai sopravvissuti solo frammenti di opere antecedenti alla catastrofe, immaginati come reperti molto importanti per le antiche popolazioni che li hanno conservati per erudire i posteri. Decine di scienziati si sono mossi alla ricerca di frammenti di opere ed hanno rinvenuto biblioteche contenenti le varie opere, spartiti di canzoni, testi di poesie e anche pubblicità di prodotti. Questi hanno suscitato ogni genere di ipotesi a riguardo, poiché non sono conosciute dagli Eschimesi ed è curioso osservare le reazioni che hanno suscitato. Il testo si apre con uno scienziato che ad una conferenza fra colleghi mostra reperti di ere passate e narra le teorie a riguardo; questi testi sono:

Enciclopedia Britannica”: un’enciclopedia ritrovata da una equipe di studiosi nelle zone vicine a quello che era un tempo il Lago di Loch-Ness in una cripto-biblioteca (così chiamate dagli Eschimesi le biblioteche antecedenti al conflitto) che è utilizzata come la fonte di sapere a riguardo delle popolazioni che vissero prima della guerra nucleare.

“M’illumino d’immenso”: una delle poesie più famose per via della breve durata, solo due versi, creata da Giuseppe Ungaretti nel 1917 ed intitolata “Mattina”; agli eschimesi sembra il primo verso di un opera molto più imponente, poiché l’hanno ritrovata su un foglio di carta strappato e di conseguenza ciò ha scaturito questa interpretazione.

“Lavorare Stanca”: è un opera di Cesare Pavese scritta nel 1936; l’autore denuncia la civiltà della sua epoca, dove gli industriali opprimevano troppo gli operai che lavorano. Il vero nome dell’autore non è compreso dagli scienziati, poiché manca una lettera nella pagina iniziale dove vi era l’autore ( infatti alcuni lo considerano Paves, altri di Pavesa).

“Omo più bianco del bianco”; questa è una citazione di una nota marca di detersivo (Omino Bianco) che nelle sue pubblicità utilizza questo tipo di frasi per sostenere la validità dell’azione pulente del suo prodotto; gli Eschimesi lo interpretano come una sorta di prodotto di stampo razziale in grado di migliorare l’aspetto esterno di una persona per progredire la “razza”. Queste considerazioni sono forse sostenute dal fatto che gli scienziati abbiano rinvenuto libri riguardanti il periodo del Nazismo in Europa.

“Essai sur le rythme” è solamente citato nel racconto; questo è il titolo di un opera di Matila Costiesco Ghyka che fu un poeta, cantore di novelle, matematico e storico inglese. Questo libro parla di come comporre il ritmo e che cosa è per l’uomo.

“Ritmi e canzoni d’oggi”: in questo libro gli scienziati scoprono le canzoni che gli italiani ascoltavano ma le interpretano erroneamente come poesie, poiché la parola canzone prima della guerra nucleare era utilizzata come sinonimo dei componimenti poetici trecenteschi.

“Vola colomba bianca, vola”: canzone di Nilla Pizzi equivocata come un elogio al Signore (anche se in realtà il testo ha qualche punto in cui si cerca di congiungersi a Dio), forse gli scienziati hanno ritrovato altri frammenti di questa canzone, arrivando così ad affermare ciò ma non è espresso nel racconto.

Giovinezza, giovinezza-primavera di bellezza”: queste parole fanno pensare agli scienziati ad una poesia che vuole evocare alla mente delle giovani fanciulle mentre danzano vestite di bianco ma in realtà è una canzone creata dal periodo Fascismo in Italia che inneggiava alla guerra.


“Ma Pippo, Pippo non lo sa-che quando passa ride tuta la città”: una nota canzone italiana che viene attribuita dagli Eschimesi a Luigi Pirandello, conosciuto a loro come drammaturgo, che esprime un senso di disperazione per la crisi fra gli Stati ( che poi sfocerà nel conflitto atomico), la solitudine e il non poter comunicare le proprie idee.

Per lo scienziato che detiene la conferenza questa filastrocca è simile all’ opera inglese Il canto d’amore di J. Alfred Prufrock di Thomas Stearns Eliot, che fu uno dei maggiori rappresentanti della poesia inglese moderna oltre che drammaturgo. Arriva da affermare ciò forse perché la trama di questa opera, in un certo senso, rispecchia la situazione del protagonista della filastrocca italiana; la vicenda narra infatti dei sentimenti di un uomo innamorato (J. Alfred Prufrock, appunto), che si rende conto che la sua visione della vita è molto più profonda di quella del resto della gente che lo circonda, e anche di quella della donna a cui vorrebbe chiedere di sposarlo. Prufrock sente l’esigenza di scuotere chi lo circonda, di renderlo cosciente della serietà della vita, ma allo stesso tempo teme di essere respinto e deriso. Il poema inizia con una citazione dall’Inferno di Dante (XXVII, 61-66):


S`io credesse che mia risposta fosse

A persona che mai tornasse al mondo,

Questa fiamma staria senza più cosse.

Ma perciò giammai di questo fondo

Non torno vivo alcun, s’i’odo il vero,

Senza tema d’infamia ti rispondo.


“Lo sai che i papaveri – sono alti alti alti …”: una parte della canzone “Papaveri e Papere” di Nilla Pizzi interpretata come un verso che conferma agli scienziati lo stile della poesia italiana che, secondo loro, faceva riferimento al divertimento della vita umana (osservano, inoltre, che la timidezza viene fuori dall’animo e i papaveri danno un esempio della fragilità dell’uomo di fronte alla natura).

Primavera-svegliatevi bambine- dalle cascine messer Aprile fa il rubacuor”: questa è una parte della canzone Mattinata Fiorentina” di D’Anzi Galdieri; gli scienziati pensano che gli italiani fossero credenti a riti “primitivi”, veneranti il cambio delle stagioni e praticanti sacrifici umani ( in questo caso di fanciulle) per ingraziarsi gli dei. Inoltre affermano che tali riti siano presenti in un trattato intitolato “The Golden Bough” ma che secondo alcuni fosse chiamato “The Golden Bowl”, un opera inglese che racconta di riti e di mitologie.

Gli scienziati scoprono anche dei riferimenti a Federico Garcia Lorca, poeta spagnolo che espresse la propria ribellione durante la Guerra Civile Spagnola e che venne ucciso dai soldati al servizio di Francisco Franco, ritenuto dagli Eschimesi eliminato da venticinque donne che aveva precedentemente sedotto; forse sono arrivati a dire ciò per un’incomprensione con altri testi; ritengono inoltre la frase di uno dei suoi componimenti:“No, non voglio vedere il sangue di Ignazio sulla sabbia”, dal “Lamento di Igniazio”, una parte di una canzone di marinai ubriachi. Gli attribuiscono inoltre un verso che, per loro, esprime il carattere del popolo spagnolo: “Caramba yo songo espagnolo – yo tiengo lo sangre calliente – son quel’espada che nella contrada vien chiamato Beppe Balzac!”, che in realtà è la canzone di Giuseppe Rastelli “Caramba io songo spagnolo” del 1948.

E’ curioso osservare come il protagonista si riferisca a Dio come ad un “travagliato creatore” per aver assistito alla disfatta della civiltà che Egli stesso aveva creato.

Verso la fine della conferenza lo scienziato illustra ciò che per lui è una poesia di fattura “squisita, ricca di assonanze e del sapore alessandrino”; tuttavia, per aver ritrovato il tutto scritto su di un foglio ridotto a brandelli, non ha considerato il fatto che potessero essere più opere, ritenute come un unico componimento e messe assieme; infatti ha relegato alcune frasi della canzone di Nilla Pizzi “grazie dei fiori” con la poesia di D’Annunzio “La sera Fiesolana” e frammenti di altre poesie.

Lo scienziato conclude con una dicitura che è stata attribuita ad un poeta che esprime tutto il suo ripudio verso la guerra che colpì la sua civiltà e che avrebbe capito che il “ceppo Eschimese” (così è descritto nel racconto) sarebbe divenuto il popolo più sviluppato dopo il tragico evento, il tutto in un singolo verso: “Cosa mi importa se il mondo mi rese glacial …” parte della canzone “Scettico Blues”.

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