Geofestival

LA GEOGRAFIA

La geografia è la scienza che studia e descrive la Terra nei suoi aspetti umani e fisici. La geografia insegnata a scuola sta perdendo sempre più di importanza, poiché si basa sull’apprendimento mnemonico degli elementi che sussistono in una determinata regione: climi, caratteristiche del luogo, paesaggi naturali e umani, politica, capitali, conoscenza di monti e fiumi, densità di popolazione e dati tecnici come tassi di natalità, crescita, morte, … Lo studio del paesaggio e dell’ambiente è un ruolo assolto dalla cartografia che è, sotto alcuni aspetti, uno strumento della più ampia geografia. La cartografia, o la geografia che si basa sullo studio dei paesaggi, è stata un mezzo importante per gli esploratori; se si pensa agli anni del colonialismo, dove gli esploratori viaggiavano in cerca di nuove terre da colonizzare e approdavano in zone del tutto sconosciute, la cartografia trovava un impiego indispensabile per tracciare e registrare il territorio scoperto. Ma oggi non è più fondamentale poiché si ha un quadro completo dell’aspetto del mondo in cui viviamo, grazie anche alle nuove tecnologie di cui, seppur dopo molto tempo, la geografia si è servita.

LA GEOGRAFIA PROBLEMATICA

Lo scopo della geografia, tuttavia, non è quello di far imparare a memoria nozioni ma di rendere tutti consci dei problemi legati al mondo in cui viviamo, ambito di cui si occupa la geografia problematica che interagisce con varie discipline quali l’archeologia, la paleografia, la filosofia, … per ricoprire il suo ruolo. Il nuovo aspetto della geografia, quello problematico, è sotto alcuni punti di vista piuttosto giovane, “creato” per mostrare le situazioni ambientali troppo spesso messe in secondo piano. La geografia è stata poco attenta per un lungo periodo di tempo all’uso delle nuove tecnologie, ma esse hanno facilitato l’apprendimento dell’aspetto del territorio, lasciando alla geografia problematica il compito di occuparsi delle questioni ambientali.

LA GEOFILOSOFIA

Esiste inoltre la geofilosofia, un modo di pensare il nostro “essere” sulla Terra in relazione all’ambiente che ci circonda, rispettandolo senza causare squilibri nell’ordine naturale degli eventi di cui facciamo parte, ma che non possiamo spezzare. La geofilosofia unisce alla geografia problematica varie questioni filosofiche che presentano una particolare importanza in relazione ai moderni problemi: la questione ambientale, gli squilibri territoriali, la distruzione o la tutela del paesaggio, il rapporto città-campagna, le reti urbane, le migrazioni e la globalizzazione. In qualche modo l’Europa, e in esteso, l’Occidente, è diventato un elemento centrale che vede le problematiche ambientali secondo un punto di vista differente rispetto a quelli di altre culture che vivono in territori dove sussistono, ritenendosi un elemento centrale e di riferimento. Inoltre il mondo ci appare più piccolo rispetto a prima, poiché possiamo percorrerlo più velocemente; è aumentato in questo modo il desiderio di viaggiare, visitare e spostarsi; si ha quello che si definisce un “parossismo di movimento”, un ansioso desiderio di recarsi nei vari paesi del mondo per osservarne il paesaggio e le opere create dall’uomo, senza soffermarsi sulla storia di una determinata regione, sui suoi problemi o sull’identità della popolazione che la abita.

LA SCOPERTA DEI POLI

Il Polo Nord e il Polo Sud sono considerati zone inospitabili e inadatte alla vita; proprio per questo non sono tenute in considerazione, ma in realtà hanno un notevole influsso sul delicato equilibrio climatico della Terra. A differenza del Polo Nord, il Polo Sud venne scoperto solo dopo molto tempo e gradualmente: gli esploratori approdarono lungo le coste, costruendo avamposti nei periodi della seconda metà dell’800. In seguito giunsero sempre più esploratori interessati a conoscere l’esatta ampiezza di questa terra e si spinsero così sempre più all’interno, riuscendo a delinearne la forma e l’estensione. Solo in tempi recenti si è venuta a conoscenza dell’importanza dei poli per il clima terrestre e sono stati istituiti gli IPYinternational polar year, per studiare i vari fenomeni che avvengono in queste regioni.

L’ISTITUZIONE DEGLI IPY (INTERNATIONAL POLAR YEAR)

Il primo anno polare internazionale si tenne 1882-1883 grazie all’esploratore austriaco Karl Weyprecht per investigare su queste regioni, in quegli anni del tutto inesplorate. Da allora si tennero altri tre IPY, nel 1932-1933, 1957-1958 e l’ultimo nel 2007 che finirà nel 2009. L’Obiettivo dell’International Polar Year è quello di consentire una comprensione più dettagliata delle regioni polari, attirando l’attenzione sulla loro importanza e sul ruolo dei principali meccanismi terrestri, oceanici e atmosferici e all’impatto del cambiamento climatico. Il suolo antartico è utilizzato esclusivamente a scopi scientifici internazionali. Gli scienziati sono già a conoscenza che la produzione di gas tossici quali l’anidride carbonica emessa da industrie, macchine e combustibili fossili sta portando ad un graduale aumento della temperatura del pianeta (effetto serra) con il rischio dello scioglimento dei ghiacci e con ripercussioni catastrofiche sulla Terra. Il ghiaccio che compone i poli (in particolare il Polo Sud) è composto da più strati: quello più basso è il più antico ed è situato in profondità, in uno stato di mantenimento perenne; mano a mano che si risale in superficie la consistenza del ghiaccio si fa meno densa, poiché vi penetra l’aria, fino ad arrivare al livello del suolo, composto da neve; basta un aumento di temperatura significativo per far sciogliere i primi strati e indebolire gli ultimi, fino al totale scioglimento; la conseguenza è un aumento del livello delle acque: città costiere o poste alla foce di fiumi verrebbero inevitabilmente sommerse e il mare avanzerebbe fino nell’entroterra. Ma possono formarsi anche altri fenomeni poco conosciuti, uno di questi è la Warm Conveyor Belt, una massa d’acqua che si forma nelle regioni artiche e che, con il repentino scioglimento dei ghiacci, porterebbe ad un aumento di precipitazioni. Ai ritmi di inquinamento attuali, fra non molti anni la banchisa dell’artico non esisterà più. L’ultimo Anno Polare Internazionale si basa sullo studio dei fenomeni dei poli e cerca il modo di comprendere numerosi ambiti scientifici, esplorando anche nuovi territori ai due capi del mondo, tentando di scoprire tracce del passato nelle profondità dei ghiacci e di illustrare la relazione tra la superficie dell’oceano e l’atmosfera, il tutto per evitare conseguenze negative sul futuro della Terra.

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