Intorno Lalla Romano

“Per avvicinarsi ad un autore, arrivare a comprenderlo, capire le sue inferenze e i suoi scritti in base alla vita passata, bisogna farlo avvicinare a noi”; ossia bisogna non soltanto leggere le sue composizioni ma documentarsi sulla sua biografia, osservare ciò che gli era più caro e personale e comprendere il perché si sia spinto a scrivere. Si ha un buon aiuto se si dispongono di varie fonti (quali registrazioni di sue interviste, abbozzi di componimenti o altro) e del lavoro di chi si è interessato vivamente a riportare e ad annotare minuziosamente tutto questo.

Lalla Romano durante la sua vita compose tantissime opere, da poesie, libri, romanzi a quadri e commenti, tutti conservati e curati da Antonio Ria.

POESIE

Lalla Romano scrisse svariate poesie caratterizzate da un breve numero di versi, con poche figure retoriche ma con tantissime inferenze e aneddoti “velati” sulla sua vita e a riferimenti di suoi stati d’animo durante la composizione dell’opera.

FOTO

Lalla Romano pubblicò un libro nel 1975 intitolato “Lettura di un’immagine”, dove sono inserite le fotografie scattate dal padre fotografo con commenti e spiegazioni delle varie scene ritratte. L’impaginatura del libro è molto importante infatti si possono vedere le immagini a destra e lo scritto a sinistra, per indicare che la foto è il testo e che il testo è l’immagine, cioè si scambiano questi due elementi fra loro nell’impaginazione. In seguito le ripropone con romanzo di figure edito nel 1986 con l’esatto opposto dell’ubicazione dei due elementi precedenti. Conclude nel 1997 con “Nuovo romanzo di figure”. La fine della serie di scritti con immagini finisce nel 2000 con il volume “Ritorno a Pontestura” dove vengono aggiunte altre quaranta fotografie del padre scoperte; Pontestura è in realtà Demonte chiamato così più volte da Lalla Romano che ormai si era abituata a questo nome; il libro riporta anche le didascalie scritte dal padre riguardo le sue foto.

QUADRI

Lalla Romano dipinse molti quadri quali nature morte, paesaggi, nudi e fiori ma notevole è la produzione di autoritratti fin da quando era ragazza. Ha sempre cercato di rendere meno evidente la sua bellezza, sovente dipingendosi con espressioni severe e austere. Si può anche osservare come lo stile di Lalla Romano si sia “adattato”al periodo in cui veniva messo in pratica; quando era ragazza utilizzava pennellate senza contorni in modo da far risaltare il soggetto da lontano, oppure per realizzare abbigliamenti; o ancora alcuni dipinti presentano influenze moderne, con forme più allungate o geometriche e colori vivaci; inoltre produsse anche autoritratti in china e carboncino.

Nelle sue opere (libri, poesie, quadri, …) si intravede una realtà iconica che rappresenta un punto della sua biografia, una sorta di “io” instaurato in vari passi che fa capolino in alcuni momenti o che si può intravedere in altri.

(BREVE BIOGRAFIA) Lalla Romano nasce nel 1906 a Demonte (Cuneo), da famiglia di antiche origini piemontesi. Cresciuta in un clima ricco di sollecitazioni culturali, dopo il liceo si iscrive alla facoltà di Lettere dell’Università di Torino. Su suggerimento di Venturi frequenta la scuola di pittura di Felice Casorati, e comincia ad occuparsi di critica d’arte. Nel 1928 si laurea a pieni voti in letteratura. Dopo aver fatto la bibliotecaria a Cuneo, si trasferisce a Torino con il marito, Innocenzo Monti, e con il figlio. Qui insegna storia dell’arte in vari istituti, continuando a coltivare la sua passione per la poesia e la pittura. I suoi quadri vengono esposti in diverse mostre personali e collettive. Inoltre il giudizio positivo espresso da Eugenio Montale su alcuni suoi versi, la incoraggia nel 1941 a pubblicare la sua prima raccolta di poesie, Fiore. Durante la guerra torna a vivere presso la madre a Cuneo, dove entra in contatto con le bande partigiane e aderisce al Partito d’Azione. Frattanto Cesare Pavese le commissiona la traduzione dei Tre racconti di Flaubert. Nel dopoguerra raggiunge il marito a Milano. Pertanto riprende l’insegnamento e inizia a lavorare ad una raccolta di brevi testi in prosa, Le metamorfosi, con cui esordisce nella narrativa. Dopo essere stato sottoposto al giudizio di Pavese, di Natalia Ginzburg e di Elio Vittorini, nel 1953 viene dato alle stampe il suo primo romanzo, Maria; l’anno successivo vince il Premio Veillon. Nel 1955 esce un libretto di poesie L’autunno, mentre nel 1957 il suo nuovo romanzo Tetto murato vince il Premio Pavese. Dopo la pubblicazione nel 1960 di un libro di viaggi dal titolo Diario di Grecia, l’anno successivo pubblica il romanzo L’uomo che parlava solo. In quello stesso anno, in seguito alla morte della madre, Lalla Romano ritorna a Demonte, a rivedere i luoghi della sua infanzia; ed inizia la stesura del suo quarto romanzo, La penombra che abbiamo attraversato, con cui nel 1964 si rivela al grande pubblico. Quindi nel 1969 raggiunge un successo ancor più grande con Le parole tra noi leggère, vincitore del Premio Strega. Nel 1973 pubblica un nuovo romanzo, sempre di natura autobiografica, L’ospite. L’anno seguente esce la raccolta di poesie Giovane è il tempo, con cui vince il Premio Sebeto. La Presidenza del Consiglio le assegna la “Penna d’Oro” nel 1979, anno in cui Lalla Romano pubblica il capolavoro Una giovinezza inventata, e Lo stregone. Nel 1975, oltre al volume di racconti La villeggiante, appare il singolare libro, dove “le immagini sono il testo e lo scritto un’illustrazione”, Lettura di un’immagine, ristampato nel 1986 col titolo Romanzo di figure, e ulteriormente incrementato nel 1997 col titolo Nuovo romanzo di figure. Nel 1981 esce Inseparabile, e nel 1986 La treccia di Tatiana, con fotografie di Antonio Ria. Nel 1987 il romanzo Nei mari estremi rievoca la malattia e la morte del marito. Negli ultimi anni ha pubblicato Le lune di Hvar , Ho sognato l’Ospedale, In vacanza col buon samaritano, L’eterno presente Conversazione con Antonio Ria , Dall’ombra. Muore a Milano, il 26 giugno 2001.

ELEMENTI IN COMUNE FRA LE POESIE DI LALLA ROMANO E DI EUGENIO MONTALE

METRICA

Per quanto riguarda la metrica e il linguaggio Lalla Romano fa largo uso di versi endecasillabi a volte “spezzati” da versi di brevi sillabe, esattamente come fa Montale in alcune sue opere. Non sono presenti rime, salvo in alcuni casi ma queste tuttavia non seguono uno schema preciso e sono frammentate. Non fa però uso di figure retoriche, situazione differente con lo stile di Montale che ne inseriva alcune nei suoi componimenti, tranne che per alcune similitudini e litoti. Lalla Romano inserisce anche parole di uso comune, evitando quelle più auliche, esattamente come nello stile del poeta ligure.

SENTIMENTI PERSONALI

Oltre al metro utilizzato sono presenti, dietro a determinate espressioni, anche dei sentimenti e dei caratteri personali che in alcuni casi si possono paragonare a quelli di Montale. Una di queste è forse la contrarietà verso il Fascismo. In alcune sue poesie si avverte come un senso di un qualche cosa di cupo che causa lamenti e dolori (“Le pazze” – versi dal 7 al 11), qualcosa che si spegne (“Quando fiammeggia il papavero” – verso 5), pensieri che la turbano anche se passato ciò le agitava la vita (“Non so raffigurarmi i campi eterni” – versi 3/4). Lalla Romano fece parte del movimento Giustizia e Libertà, prendendo parte alla Resistenza antifascista quindi è probabile che tutti questi passaggi, fortemente enigmatici e velati, possano lasciare intravedere l’avversione verso uno dei periodi più neri dell’Italia, così come la provò Montale.

Un altro aspetto analogo è forse l’inclusione di alcuni elementi che delineano un senso di solitudine e di isolamento, come nel primo verso della poesia “Le pazze”, una grande abitazione in fondo ad un prato, forse al termine di una lunga stradina immersa nella campagna che porta ad una cascinale, un giardino solitario (“Il balcone”- verso 7), le contrade vuote (“I sogni”- verso 7), l’urlo dei cani che si espande per i campi che rende angosciosa l’attesa della poetessa (“Lenta è la notte”- verso 4), una casa antica circondata da agri (“Già un tempo” – verso 1/2), la via deserta e non percorsa da nessuno presente (“Le strade”- verso 12) oppure un unico papavero rosso acceso che si staglia in mezzo ad un campo di grano all’inizio del componimento “Quando fiammeggia il papavero (il fiore che emerge da un insieme uguale può essere il riferimento ad una persona che si ribella ad ideologie sbagliate seguite dalla massa, forse un altro elemento dell’animo dell’autrice contro il Fascismo).

E’ possibile infine individuare un senso di silenzio in molte poesie di Lalla Romano, interrotto da occasionali suoni o voci come ad esempio i disperati urli alternati a silenzi (“Le pazze – versi dal 5 all’8), una festa tenuta in un giardino isolato (“Il balcone – verso 8), l’abbaiare dei cani o il cantare dei galli (“Lamento” – versi 4/5 e 9/10) e il cinguettare degli uccelli (“Preludio” – verso 4). Eugenio Montale invece utilizza un senso di staticità fermato da occasionali movimenti; sebbene in un primo momento queste due caratteristiche sembrino non essere simili in realtà presentano delle azioni bloccate all’improvviso, inoltre il silenzio inserito nelle poesie della poetessa di Demonte può essere interpretato come statico.

Oltre alla metrica e ai sentimenti si possono individuare alcune espressioni in comune e con lo stesso significato o scopo all’interno dei loro componimenti.

Ombra Ombra

Il Tempo”, verso 9 Ciò che di Me Sapeste” verso 18

Sia Lalla Romano che Eugenio Montale inseriscono il vocabolo ombra, per indicare una presenza distorta e non facilmente riconoscibile.

Uccelli Uccelli

Voi ripetete i Vostri Canti”, verso 1; Maestrale”, verso 18;

Preludio”, verso 4 I Limoni”,verso 11

La parola uccelli è utilizzata per rompere il silenzio o la staticità (col canto oppure col movimento) che si erano creati nella trattazione della poesia.

Animale Ferito Cavallo stramazzato

Temporale”,verso 3 Spesso il Male di Vivere Ho Incontrato”, verso 4

Con l’impiego di queste espressioni si può immaginare un qualcosa che incomincia a incombere e a ferire perfino la natura o forse gli animi degli autori.

Bruciato Bruciato

Quando Fiammeggia il Papavero” verso 3 Portami il Girasole Ch’ Io Trapiantai” verso 2

Morte radici Riarso

La nebbia” verso 15 Le Strade” verso 7

Terra indurita

La nebbia” verso 16

L’aggettivo bruciato è riferito da entrambi i poeti al terreno; è un fattore che serve ad evidenziare un paesaggio secco e a rendere l’idea di trovarsi in campagna. Per quanto riguarda gli altri Montale non li riporta esattamente ma possono essere sottintesi, infatti aiutano a sottolineare un ambiente scarno e solitario.

Inverno Inverno

Preludio” verso 1 I Limoni” verso 4

Inverno” verso 1

Questa stagione aiuta ad enfatizzare la natura spoglia dell’ambiente e ad instaurare un senso di tristezza che però viene subito spezzato sia da Montale che da Lalla Romano oppure ammirato da quest’ ultima.

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