Linguistica Generale

LINGUISTICA E COMUNICAZIONE

La linguistica è una scienza antichissima che si occupa dello studio della lingua come strumento adoperato dall’uomo per produrre un linguaggio e della sua evoluzione nel corso dei tempi. Quest’ultimo annovera la lingua “madre” di una persona e l’alfabeto da essa utilizzato. La linguistica si può suddividere in categorie generali quali la fonetica (studio dei suoni associati ad un segno grafico, si divide a sua volta in fonetica articolatoria, si occupa dell’organo che permette di produrre i toni e in fonetica acustica che riguarda i suoni emessi da quest’ultimo organo); morfologia (studio delle parole utilizzate nei vari contesti); sintassi (le regole inerenti alla grammatica da seguire); la metrica (cadenza ritmica della lingua); semantica (studia le famiglie di significati dei vari termini); pragmatica e lessicologa. Tutto ciò riferito ad una lingua; per lingua si intende un sistema limitato di suoni che ha un ruolo fondamentale nella comunicazione. I principali metodi di comunicazione sono: linguistica diacronica, che consiste nell’analizzare i fenomeni linguistici da un punto di vista storico, come l’evoluzione di un significato all’altro, l’uso di certe locuzioni e frasi, il mutamento di una regola grammaticale per il continuo uso quotidiano nel modo differente,… (glottologia), oppure sincronica che segue le teorie di Noam Chomsky, conosciuto come il fondatore della grammatica generativa-trasformazionale e diede un grande contributo ala linguistica del XX sec.

L’uomo deve comunicare per esprimere le proprie opinioni e per questo, fin dall’antichità, ha sviluppato un alfabeto dapprima scritto e in seguito parlato, in cui ad ogni segno grafico si associa un suono oppure ad ogni simbolo o disegno si appaia un’idea. Non c’è niente di più politico della lingua (πόλις: gli uomini interagiscono tra loro). La lingua è il cuore dell’uomo. L’arte della comunicazione è come l’arte della guerra (infatti da πόλις, oltre che politica, deriva anche πόλεμος, guerra).

Affinché avvenga comunicazione ci deve essere un emittente (che comunica un messaggio), il messaggio (formato dalle parole dell’emittente e destinato ad essere ricevuto) e da una o più persone, chiamate riceventi o destinatari, alle quali è rivolta la conversazione. L’emittente deve utilizzare parole che siano a conoscenza dei destinatari, catturare l’attenzione di tutti i presenti e rivolgere il discorso senza interporre ostacoli ( per esempio non deve voltarsi di spalle mentre parla, fare rumori che distrarrebbero,…) inoltre può utilizzare fenomeni extralinguistici quali il gesticolare, muovere piccoli oggetti, … al fine di evitare che i destinatari si distraggano; possiamo quindi dire che il messaggio è come un canale comunicativo che collega le persone che discorrono.

Perché il messaggio arrivi chiaro al ricevente bisogna che l’emittente parli chiaramente, se ciò non avviene la comunicazione è mancata. Durante la conversazione possono subentrare dei suoni estranei, emessi al di fuori dell’ambiente dove si parla, che possono influire sul discorso; tali suoni sono detti rumori di fondo. Ogni discorso riveste varie funzioni ad esempio: funzione personale (parlare di qualcosa di cui tutte le persone che conversano ne sono a conoscenza); funzione persuasiva (convincere di qualcosa spiegando); funzione poetica (parlare utilizzando vocaboli dotti e significati celati da figure retoriche, utilizzata prevalentemente nello scritto).

Il canale comunicativo utilizza una lingua a conoscenza di tutti; è grazie ad essa se le persone possono comprendersi e parlare. Ogni individuo ha una lingua madre, quella utilizzata dalla nazione dalla quale proviene; esso può anche impararne altre, ma si può affermare che una persona ha una padronanza completa di una lingua se conosce e sa utilizzare nei vari contesti ogni accezione dei vari vocaboli e se è in grado di capirla ascoltandola, parlandola, leggendola e scrivendola.

COMUNICAZIONE

La primaria funzione della lingua è comunicare. Comunicare deriva dal latino e significa “condividere, unire, instaurare un rapporto e un canale comunicativo fra due o più persone”.

– Atto del comunicare

– L’80% della comunicazione avviene per via orale

– Si basa anche su segni grafici

– Il segno è costituito da significante (materia di cui è fatto il segno) e significato (il concetto che esprime attraverso il significante). Tutti i segni sono convenzionali ed arbitrari. Convenzionali perché sono il risultato di un accordo di una comunità; arbitrari perché non è detto che esista una rapporto fisso tra significato e significante.

Gli emittenti fondamentali della comunicazione sono:

Emittente: colui che invia il messaggio

Ricevente: chi riceve il messaggio

Messaggio: ciò che si comunica

Codice: sistema di segni con cui si formula il messaggio

Referente: ciò che si riferisce al messaggio

Canale: mezzo attraverso cui passa il messaggio

PROBLEMI PRATICI E FISICI NELLA COMUNICAZIONE

Tono di voce troppo alto o troppo basso.

Articolazione non chiara dei suoni.

Cadenza monotona.

Ridondanza (qualcosa che si aggiunge ed è superfluo). Avviene quando ripetiamo una cosa più di una volta per paura che l’altro non l’abbia sentita ( se invece l’altro non ha capito è necessario ripetere variando).

Accentuare le parole (alzare la voce).

POLISEMIA

La parola polisemia indica una forma positiva di ambiguità, infatti si comunicano sempre tante informazioni. Le parole sono polisemiche quando hanno più significati. In matematica non si può interpretare, mentre in arte e in poesia si ha il massimo grado d’interpretazione possibile. Più il tema è polisemico più la comunicazione è difficile.

SINONIMI

“Parola” e “termine” sono diversi perché la prima è polisemica, mentre il secondo è più specifico. Il “gergo” è un modo di utilizzare la lingua depauperato (es. gergo malavitoso, gergo giovanile). La “lingua settoriale”, o “microlingua”, si basa su termini specifici (es. scientifica, culinaria, del computer…). In questa definizione la lingua comune viene considerata “microlingua” della quotidianità. La medicina è un esempio di “microlingua” molto importante perché ha anche inventato dei termini. La parola “autorità” è diversa dalla parola “autorevolezza”.

COME SCRIVERE UN DIZIONARIO

Un dizionario si basa sui parlanti. Corpora: raggruppamento di frasi, insieme di arti. Arto: qualcosa che si muove, agisce, strumento finalizzato al movimento. Ma i corpora non si possono creare per le lingue morte (in realtà le lingue non sono vive o morte ma usate o non usate); per questo, per scrivere un dizionario di una lingua non più usata, si utilizzano le fonti antiche. Il problema è comprendere l’uso (diverso dalla grammatica). Thesaurus: raccoglie il maggior numero di parole in uso in una lingua. Per quanto riguarda le lingue contemporanee, per capire se una frase è in uso, è necessario o chiedere a un madrelingua o usare Internet. Una lingua è viva se comunica, se fornisce informazioni; quindi per esempio il latino è una lingua morta se viene reputata inutile. Una lingua è viva se la si rende viva: è soltanto una questione di disponibilità. Le emozioni e il contare avvengono sempre nella propria lingua.

COMPETENZE COMUNICATIVE

La comunicazione non è un atto unico, ma un atto integrato, perché non consiste nel solo parlare. Per questo sono necessarie delle competenze: competenze del codice condiviso (in particolare, per esempio, differenze di codice esistono non solo in lingue diverse, ma anche in generazioni, regioni ed epoche diverse); competenze socio-linguistiche (di sociale in una comunicazione c’è il ruolo; infatti la “razza” umana è gerarchizzata); competenze para-linguistiche (tono di voce, accentazione, aspetto retorico). Queste competenze influenzano molto la comunicazione. Competenze extra-linguistiche, ossia il contesto (gesti, abiti, luogo…). Le lingue non si imparano più per comunicare con altre culture, ma per fini pratici: commerciare, viaggiare, trovare più facilmente un lavoro.

Le lingue sono pianificate. Il problema linguistico interessa tutti, ma fino all’800 non era così; infatti solo le classi ricche erano impegnate nello studio delle lingue, o per motivi di potere o per motivi letterari. Quindi le lingue vive erano studiate come lingue morte, non erano gli uomini a viaggiare, ma i libri.

L’EVOLUZIONE DELLA LINGUA NELL’ESSERE UMANO

La volontà di comunicare arriva quando si acquista coscienza di sé. La prova per notare se un bambino ha coscienza di sé è vedere se cerca d’ingannarti, di dire bugie. Nei primi anni di vita si attua la lallazione: i primi versi che un bambino emette, solitamente quando ha circa un anno e mezzo, sono L-L-L-LA. In seguito si ha una olofrase (da όλος, tutto): prima vera “frase” di un bambino (per es. “mamma”, “pappa”, “papà”). Per i bambini una sola parola sostituisce un’intera frase (“pappa” significa “ho fame”); i bambini usano sempre sostantivi perché sono materiali, concreti, non verbi perché astratti.

MODELLI

Quella del modello non è una scelta oggettiva, ma della società. Ad esempio il latino e il greco classico sono dei modelli, in quanto sono studiati a scuola perché considerati i più “belli” e i più corretti grammaticalmente dalla società. Legge d’imitazione: spesso le persone tendono a imitare il comportamento di qualche persona importante.

TECNOLOGIA

Più comodo non significa migliore, ma più utile ed economico. La tecnologia vince quando è più economica perché è legata all’utilità (adesso non si mandano più le lettere perché non è pratico). Negli anni del 1930 si sviluppò il comportamentismo e il modello cibernetico (che corrisponde a stimolo e risposta). Tuttavia questa teoria è crollata con la scoperta del DNA che ha dimostrato che non siamo macchine. La psicologia nasce tra la fine dell’800 e l’inizio del 900 come scienza medica, e solo dopo diventa scienza della mente.

FUNZIONI DELLA LINGUA

Il linguista russo Jackobson ha raggruppato diverse funzioni che la lingua può assolvere:

Funzione internazionale: rapporto tra una persona e un gruppo Funzione referenziale: ha lo scopo di informare e descrivere Funzione emotiva: ha lo scopo di esprimere sentimenti ed emozioni Funzione conativa: ha lo scopo di persuadere, consigliare e dare ordini Funzione fatica: mira a verificare se il contatto tra emittente e ricevente c’è e se si mantiene Funzione euristica (da “eureka”, ho trovato): ha lo scopo di indagare sull’essenza di qualcosa. Funzione metalinguistica: ha lo scopo di illustrare il funzionamento della lingua Funzione poetica: ha lo scopo di fare poesia

Esiste un asse paradigmatico che raccoglie le possibili varianti di una stessa parola all’interno di una frase.

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