Paleografia

La paleografia è la disciplina che studia le scritture antiche e il relativo sviluppo storico. La paleografia si occupa delle scritture limitatamente ai documenti di carattere non monumentale, quali le monete, le medaglie e il papiro, la pergamena, la tavoletta, l’avorio e la carta; lo studio delle iscrizioni monumentali riguarda l’epigrafia.

GLI STRUMENTI PER SCRIVERE

Per scrivere si utilizzavano diversi strumenti a seconda di dove si voleva riportare il testo; per scrivere su codici o su papiri si usava un pennino o in calamo imbevuto di inchiostro; per incidere lastre o pietra si adoperava qualsiasi cosa fosse abbastanza dura per creare solchi (tuttavia si era condizionati dalla durezza del materiale e spesso alcune lettere venivano scambiate per altre o non comprese).

I ROTOLI E I CODICI

I rotoli di papiro e i codici erano custoditi in appositi scaffali; i primi erano disposti arrotolati in speciali nicchie oppure in casse (in questo caso “in piedi”) con un etichetta per riconoscere il rotolo fra gli altri. I secondi erano conservati in pile orizzontali sub scaffali, poiché, avendo borchiature (che servivano a proteggerlo), non rimanevano in equilibrio verticalmente. In Grecia per ovviare a ciò si tagliavano lateralmente i vari fascicoli per inserire una corda per legarli assieme, in questo modo erano perfettamente piatti; a Roma invece non si tagliavano a lato i fascicoli e così le corde formavano escrescenze che rendevano il volume irregolare, inoltre usavano assi di legno ricoperti in pelle animale in alcune zone per evitare il danneggiamento del tomo e ganci per tenerlo chiuso.

LE VARIE SCRITTURE A ROMA

A Roma si svilupparono diversi tipi di scrittura in vari periodi della storia dell’impero. Esse erano impiegate in diverse circostanze e con diverse modalità. Furono:

Capitale rustica (sec. V d.C.) usata per gli atti quotidiani, graffita talora su tavolette o su papiro. Essa denota un movimento svelto, sciolto e rapido dello stilo o del calamo. Il suo aspetto rimane tuttavia elegante perché, essendo la scrittura di uso corrente, si veniva man mano modificando secondo l’evolversi del gusto e delle necessità. Si ha una volontà nel far leggere meglio il trattato e le lettere si sviluppano in un rettangolo leggermente inclinato.

Capitale quadrata (sec. IV d.C.) costituita da lettere di forma geometrica; presenta alcune caratteristiche inconfondibili: regolare proporzione tra altezza e larghezza, armonia delle aperture, perfetta rotondità in alcune lettere e vigorosa quadratura in altre e grandiosità nell’insieme. L’uso è piuttosto limitato poiché si procedeva lentamente per dare una maggiore eleganza. Le lettere si sviluppano in un quadrato.

Capitale onciale (sec. IV d.C.) è una scrittura libraria maiuscola dalle forme rotonde, regolari e perfette, che sviluppano raffinatezza. Fu espressione del gusto raffinato che i Romani avevano appreso dalla cultura e dalla civiltà ellenica. Soppiantò la capitale rustica e anche la quadrata (usata tuttavia in limitate circostanze).

I caratteri della scrittura cambiavano a seconda del testo da scrivere o da ricopiare. Se si aveva una volontà nel far leggere il testo si utilizzava una grafia comprensibile e posata., con spaziature fra le varie lettere e tratti non confondibile; tuttavia ciò comportava un tempo più lungo durante la stesura.

Se si aveva necessità a scrivere velocemente si adoperava una scrittura corsiva; in questo modo si procedeva più velocemente ma le lettere erano facilmente equivocabili ed era di difficile comprensione.

In tutte le lettere si può osservare un andamento dei tratti che crea un determinato segno alfabetico. Tale tratteggio presenta alcune modalità e viene chiamato ductus, tradotto letteralmente dal Latino “tracciato”. Nella scrittura, indica il movimento esercitato nel tracciare le lettere che determina la direzione del tratto. Il disegno del ductus dipende dallo strumento usato e dalla materia del supporto scrittorio.

LA SCRITTURA CAROLINA

La scrittura Carolina prese nome dall’editto del 789, con il quale Carlo Magno la impose ai popoli sottostanti al suo dominio. Essa era la sintesi felice delle più valide esperienze scrittorie: semionciale, corsiva romana, e altre scritture nazionali. Da questo confluire di esperienze, la Carolina risultò una scrittura ben proporzionata nel contrasto delle forme e dei toni e facilmente leggibile. Conferiva alla parola la giusta preminenza sulla forma estetica delle singole lettere e della pagina. Nel XII secolo la Carolina cominciò a differenziarsi da regione a regione: in Italia, con le sue forme arrotondate e aggraziate, venne imitata e tramandata con l’uso della rotonda nella stampa; in Germania la forma delle lettere divenne sempre più grossa, pesante, angolosa; in Francia, alte, strette, angolose, fino a diventare acute e tipicamente gotiche.

ABBREVIAZIONI

In alcune zone del testo sono presenti dei segni (sovente una linea sopra alcune lettere della parola originale) che servivano ad indicare che la parola in questione era abbreviata; si scriveva in questo modo per risparmiare spazio all’interno di una pagina e le parole abbreviate erano riferite alla religione. Attualmente tutte le abbreviazioni sono registrate in un libro che rivela anche ciò che no è stato riportato per intero.

SCI = S(AN)C(T)I INC = INC(IPIUNT) SER= SER(MONES)

Venivano abbreviate anche le terminazioni dei casi (con due punti alla fine della parola).

APOSTOLORU: = APOSTOLORUM

Infine anche il nome di Gesù Cristo presentava un’abbreviazione mantenendo le lettere greche.

Ι̉ής Χρί = І̉̉ήσυς Χρίστι


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