Papirologia

Il papiro (Cyperus Papyrus) è una pianta che si sviluppa prevalentemente in aree paludose con grande abbondanza di acqua e una temperatura dell’aria calda, poiché necessita di questi fattori per crescere. Ha una sezione circolare e può raggiungere un’altezza di 5 metri; è diffuso soprattutto in Egitto (nello specifico lungo le rive del Nilo) e in Grecia, ma anche in Sicilia (si dice che quando i greci scapparono in Italia nel 1453, a causa dell’invasione dei turchi, portarono con loro i fogli di papiro e i semi, importando la specie anche nelle nostre zone). Il papiro si diffonderà, in seguito, lungo tutto il bacino del Mediterraneo.

L’AVVENTO DEL PAPIRO

Prima della scoperta dei fogli di papiro le antiche civiltà utilizzavano tavolette di argilla, poi cotte o lasciate crude, e su lastre di pietra (scrittura epigrafica). Questo influenzava molto il carattere delle lettere, infatti era necessario un bastone appuntito per incidere sull’argilla mentre necessitava uno scalpello per la pietra; così le lettere apparivano lineari e prive di curve, poiché si era condizionati dalla durezza della lastra. In seguito gli egiziani scoprirono il modo di ricavare fogli dal papiro e ciò agevolò molto lo stile di scrittura. Questo metodo verrà adottato dai greci e da altre popolazioni e giungerà ai romani che lo useranno fino al subentro della pergamena.

TIPI DI SCRITTURA

Fino al IX secolo a.C. si scriverà con lettere maiuscole ma dopo si useranno caratteri corsivi e si distingueranno altri tipi di scritture fra le quali il carattere corsivo, posato, librario.

La scrittura corsiva tende ad essere veloce nella stesura e porta i tratti all’unione, utilizzata per prendere appunti, registrare parole ed altre situazioni che richiedono velocità; la scrittura posata è una scrittura con caratteri staccati e di facile comprensione, destinata ad essere letta e di conseguenza compresa; la scrittura libraria è comprensibile e poco corsiva, impiegata in libri e testi.

IL PAPIRO STUDIATO OGGI

Attualmente si studiano i pochi resti di papiro giunti a noi, perché i fogli sono soggetti al deterioramento se si trovano in un ambiente umido e l’inchiostro col tempo può sbiadirsi e confondersi. Principalmente i papiri più comuni sono quelli scritti in latino o in greco (anche se

vengono presi in considerazione solo quelli non letterali) e pochi in egiziano e altre lingue.

Il più antico papiro greco giunto fino a noi è quello del poeta Timoteo di Mileto, vissuto tra il V e il IV secolo a.C. Gli studiosi esaminano anche resti e frammenti di papiri più grandi ormai persi col tempo nella speranza di poter ricostruire il testo originario.

TIPOLOGIE DI PAPIRO

I papiri si possono classificare in varie tipologie; dai contenuti dei testi dei papiri giunti a noi si è convenuto dividerli in: papiri letterali e documentari (presentano racconti narrativi, lettere, messaggi, testimonianze di fatti, descrizioni, e altri testi); papiri magici (descrivono riti magici, anatemi, illustrano amuleti e talismani e tutto quanto è riferito al mondo magico; sono facilmente riconoscibili perché sono scritti con inchiostro rosso).

UTILIZZO

Il primo utilizzo del papiro è quello di ricavarne fogli per la scrittura; tuttavia aveva anche altri scopi: poteva essere utilizzato per l’alimentazione (anche se non venne mai adoperato per questo uso); si usava la corteccia, flessibile e resistente, per creare cesti e stuoie, corde, lucignoli per lampade e anche nella realizzazione di abiti e sandali e come legna da ardere. E’ stato riscontrato che le popolazioni antiche bruciavano il papiro durante riti funebri, forse perché era ritenuto sacro.

LAVORAZIONE

Per creare dei fogli il papiro veniva lavorato fresco; il fusto della pianta, dopo essere stato tagliato e immerso in acqua, veniva srotolato in varie strisce le quali erano sovrapposte una sopra l’altra longitudinalmente. Queste venivano lasciate essiccare ma sottoposte a continua pressione, in modo da far uscire il midollo presente all’interno dei fogli, favorendo l’incollaggio. Dopo alcuni giorni il rotolo veniva steso orizzontalmente e levigato con oggetti appuntiti come conchiglie, avorio, … 20 fogli formavano un rotolo. Successivamente si preparava l’inchiostro, ottenuto con i residui di fumo (nerofumo) mescolati ad acqua e a gomma per ottenere il colore nero, oppure con coloranti (principalmente il rosso) sostituiti al nerofumo. L’ inchiostro si applicava tramite canne appuntite o con pennelli. Ogni pagina veniva poi numerata. Al rotolo si aggiungevano bastoncini all’inizio e alla fine per agevolare l’atto del riavvolgere il tomo dopo la lettura. Se il papiro veniva conservato in una biblioteca per riferimenti futuri si aggiungeva un’etichetta con scritto il titolo per riconoscerlo fra molti negli scaffali.

Spesso capitava che alcuni papiri venissero riutilizzati per scrivere ancora; in questo caso il nuovo testo era scritto dietro a quello precedente. Alcuni (principalmente papiri con registri e ricevute) venivano bruciati per generare calore o per fare spazio a nuovi rotoli. I tomi più importanti (quali testi narrativi, poetici e descrittivi) venivano custoditi gelosamente. Di conseguenza se dei nemici invadevano la città spesso incendiavano le biblioteche come gesto di conquista definitiva. Proprio per questi fattori sono pochi i papiri giunti a noi e quei pochi hanno subito molti danni; perciò ogni rotolo ritrovato dagli archeologi rappresenta una scoperta eccezionale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: